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Storia e Storie

Scala, 69 anni fa lo schianto dell'aereo svedese sul Monte Carro. Trasportava lingotti d'oro

Scritto da (Redazione), venerdì 18 novembre 2016 07:27:55

Ultimo aggiornamento venerdì 18 novembre 2016 10:04:59

di Emiliano Amato

Era il 18 di novembre del 1947. La seconda guerra mondiale si era conclusa da circa due anni ma in quella sera buia e tempestosa d'autunno, un forte boato scosse la quiete di Scala. A causa di una fittissima nebbia mista a pioggia, un velivolo dell'Aeronautica Svedese si schiantò sul Monte Carro, una cima dei Monti Lattari.

A bordo dell'aeromobile c'erano ventuno giovani ufficiali scandinavi oltre ai quattro componenti dell'equipaggio stavano rientrando in patria dopo aver consegnato ad Addis Abeba sedici cacciabombardieri Saab B-17 acquistati dal governo etiope in Svezia.

"In volo sulla rotta per Roma - raccontò Gaetano Afeltra sulle pagine del Corriere della sera del 20.11.1997 nel rievocare quella tragedia cinquant'anni dopo -il Bristol Freighter, di fabbricazione inglese, dopo aver fatto scalo a Catania per rifornirsi di carburante, mentre si dirigeva all'aeroporto di Ciampino(era decollato dall'aeroporto siciliano alle 14:28 ndr)ebbe un guasto al motore. Sulla costa tirrenica imperversava il maltempo. Erano da poco passate le quattro del pomeriggio quando l'aereo sorvolò Amalfi a bassissima quota, con un rombo sinistro. L'apparecchio, che veniva dal mare, doveva essere alla ricerca di un atterraggio di fortuna. [...]Calava la sera, dal mare avanzavano nuvole nere. Nel cielo saettavano lampi a cui seguiva il fragore e il terrore dei tuoni. Sui monti la pioggia scioglieva la nebbia in foschia".

Di recente è stato lo storico Massimo La Rocca a ben approfondire, con un documentario, le dinamiche dell'incidente.

L'aereo svedese partì dalla capitale etiope carico di lingotti d'oro, dipinti per camuffarli, con i quali il governo etiope aveva pagato quello svedese per l'acquisto della flotta di aerei. Dopo la tappa all'aeroporto di Catania, fu poi effettuato il sorvolo dello Stretto di Messina ma, per ragioni mai chiarite, nonostante fossero state date istruzioni di procedere direttamente verso Roma sorvolando il Tirreno, dopo Stromboli il Bristol effettuò una deviazione di 90 gradi rispetto alla rotta prestabilita, orientandosi verso la costa del Golfo di Policastro.

L'intenzione di chi aveva deciso il cambiamento di rotta, con tutta probabilità a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche, era quella di raggiungere Roma seguendo la linea costiera, quindi l'aereo passò davanti al Golfo di Salerno.

Mentre le condizioni climatiche continuavano progressivamente a peggiorare, il grosso velivolo stava sorvolando i Lattari avvolti dalla nebbia, quando ebbe luogo il tragico e devastante impatto. Dei venticinque a bordo sopravvissero solo in quattro: il comandante e pilota civile Nils Gunnar Werner che era andato a riposare sul retro del velivolo cedendo i comandi al pilota Bo Menotti, ed altri tre ufficiali.

Il tremendo fragore fu avvertito in tutto il comprensorio e indusse gli abitanti di Scala, principalmente pastori e guardie campestri, a portarsi sul Monte Carro nell'oscurità e sotto la pioggia battente. Egidio Maniglia, Gabriele Manzi, Raffaele Bottone, Luca Bottone, Ferdinando Bottone, Alfonso Bottone, Andrea Mansi, Pasquale Mansi, Nicola Giordano, Lorenzo Giordano, Nicola Pagano e Lorenzo Oliva; questi gli eroi che tra la pioggia e il freddo tirarono fuori dai rottami i corpi degli "angeli biondi", prestando le prime cure ai tre superstiti a cui venne dato asilo a nel rifugio di Santa Maria dei Monti.

Per il grosso dei soccorsi si dovette attendere il giorno seguente, quando, alle luci dell'alba, le dimensioni del disastro si palesarono in tutta la loro gravità.

Sui sentieri aspri della montagna ci fu un via vai di gente che si prodigò nel ricomporre le salme, nel trasportarle a valle, dove furono allineate nella ex cattedrale di San Lorenzo. Per i sopravvissuti si costruirono barelle di fortuna utilizzando tronchi e rami di frassino, legati con fili di salice, e materiale vario trovato tra i rottami: ad esempio, coperte.

Fu raccolto, e consegnato ai carabinieri, tutto ciò che s'era potuto recuperare, documenti, portafogli, orologi, fedi nuziali, compreso il contenuto di una cassaforte, apertasi nell'impatto, con gioielli e banconote.

Un vero tesoro. La popolazione di Scala diede un esempio di civismo che fu molto apprezzato dal governo e dal popolo svedese.

"Le salme- scriveva ancora Afeltra -,fin quando non furono consegnate ai militari svedesi per essere rimpatriate, non furono mai sole. A vegliare gli sfortunati piloti c'era una specie di guardia d'onore di semplici cittadini del luogo, la maggior parte contadini e pastori e, ai piedi dei morti, un carabiniere. Vegliavano anche le donne con il rosario in mano: e quelle preghiere cattoliche per dei ragazzi protestanti avevano una sacralità suggestiva e una purezza di dolore che trasformavano per una notte quella gioventù straniera in gente nata e vissuta a Scala".

La sciagura, forse la più grave subita dall'Aviazione Militare Svedese, commosse non poco l'intera Nazione scandinava ma al tempo stesso la legò per sempre alla città di Scala. L'anno successivo infatti, il popolo svedese costituì, in favore del Comune di Scala, un fondo dell'importo di un milione di vecchie lire (una cospicua somma per l'epoca) per la costruzione di un edificio destinato all'accoglienza, alla cura, all'educazione e alla formazione dei figli dei "Pastori Buoni di Scala".

La città del castagno ricorda questo disgraziato evento presso il "Giardino della Memoria" dov'è collocato il cippo dai colori di Svezia, sul quale sono segnati i nomi dei ventuno "Aquilotti del nord":

Cap. Anderson Nils Einar, Cap. Atlestam Erik Lennart, Cap. Aulen Gustaf Einar Hildebrand, Cap. Bengtzon Bengtr Ragnar, Cap. Carlsson Dan Georg Vincent, Cap. Feldt Stig Gusten, Cap. Franden Torsten Olof, Cap. Hammenfors Gosta, Cap. Holm Nils Oskar, Cap. Landgren Bengt Magnus, Cap. Menotti Bo, Cap. Olsson Per Elis Lennart, Cap. Fehrson Sven Olof, Cap. Rapper Olof Gothe, Cap. Robertson MacRobert Walter, Cap. Thelner Per Gustaf Sixsten, Cap. Tillberg Sien Sigurd, Cap. Wallin Carl Johan, Cap. Westdhal Johan Eskil, Cap. Wange Axel Inguar, Cap. Agren Sven Arvid.

VERSO IL 70esimo ANNIVERSARIO. Il 4 maggio 2015 il tenente colonnello Örjan Ström, addetto militare dell'ambasciata svedese a Roma, giunse a Scala per incontrare il sindaco Luigi Mansi e l'Amministrazione comunale ed effettuare una visita ai luoghi della tragedia.

Dopo l'accoglienza in Municipio, il colonnello fu accompagnato, con la moglie, al cippo di via Torricella. In elicottero Ström sorvolò il punto esatto dello schianto: sarà lui, su mandato dell'Ambasciata di Svezia a Roma, a coordinare tutte le iniziative per il 70esimo anniversario della tragedia che si svolgerà, con tutti gli onori militari e una fitta programmazione di eventi, nel novembre 2017.

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