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Storia e Storie

Santa Caterina, il culto in Costa d'Amalfi

Scritto da (Redazione), venerdì 17 agosto 2012 13:52:22

Ultimo aggiornamento lunedì 20 agosto 2012 10:21:20

di Giuseppe Gargano - Il per diversa loca vagari attribuito da Gregorio Magno nella famosa lettera del 596 a Pimenius episcopus della civitas - castrum di Amalfi deve necessariamente essere inteso come il girovagare per affari mercantili anche da parte di esponenti ecclesiastici amalfitani; questo aspetto diventa ancor più rilevante se posto in relazione al De Amalfitanis qualiter peragantur del trattato di pace stipulato tra Beneventani e Napoletani nell'836.

D'altronde le successive fonti documentarie confermano questa tendenza, soprattutto nel riferirsi alla nave che trasportava merci in dotazione al monastero amalfitano dell'Athos o alla possibilità di costruire imbarcazioni da parte delle monache di S. Lorenzo nello scario occidentale di Amalfi, oppure ancora alle esenzioni fiscali riservate alla lyntra dell'episcopio minorese.

Nel corso del VII secolo, come afferma la tradizione agiografica locale, sarebbe apparso sulla spiaggia di Minori il sacello recante le sacre spoglie della martire Trofimena, destinata a diventare la prima protettrice dell'etnia amalfitana. Il nucleo di verità contenuto in questo leggendario racconto fornisce una chiara indicazione a riguardo della frequentazione di Patti e della costa settentrionale della Sicilia da parte di marinai minoresi sin da quel lontano secolo. Questa tesi sarebbe ulteriormente sostenuta dall'antica edificazione a Minori del complesso ecclesiastico di S. Lucia, altra martire siciliana come S. Trofimena.

La frequentazione amalfitana altomedievale della Sicilia è ancor maggiormente confermata dall'episodio del trafugamento del corpo di S. Bartolomeo Apostolo da Lipari (838), trasportato presso Sicardo a Benevento, nonché dalla fondazione di Malfa sull'isola eolica di Salina.

L'isola di Trinacria servì da trampolino di lancio degli Amalfitani per raggiungere le coste africane.
Così essi risultavano presenti, per motivi eminentemente commerciali, a Kairuan e ad al Madhia sin dal IX secolo, ad Alessandria e al Cairo in quello successivo; in queste due ultime città egiziane risiedevano allora stabilmente ben 200 amalfitani.

Verso la Sicilia si riversarono poi anche gli Scalesi: non è forse un caso se la chiesa principale di Malfa è dedicata proprio a S. Lorenzo. La nobiltà di Scala rivestì sull'isola importanti incarichi pubblici relativi ad attività giudiziarie, amministrative, fiscali e marinare in particolar modo sotto il regno di Federico II.

La proiezione amalfitana verso l'Africa fece giungere in patria, oltre alle laute e proficue merci e ai modelli artistici e culturali, anche particolari culti di santi. Le informazioni storico - documentarie medievali segnalano nel territorio amalfitano vari luoghi di culto riservati al padre del deserto Antonio Abate, ad Abbaciro e Giovanni, a Felicita e a Caterina.

Minoresi e Scalesi dovettero essere tra i primi Amalfitani a introdurre culti dall'Africa.

Così il casale di Villamena di Minori fu interessato dalle chiese di S. Felicita e S. Caterina d'Alessandria. Quest'ultima estendeva la propria denominazione al caseggiato in cui sorgeva, cioè il Vicus Ecclesiae Sanctae Catarinae.

Gli Scalesi realizzarono nel territorio della loro diocesi ben quattro chiese intitolate a S. Antonio Abate.

Di particolare rilevanza per la storia religiosa e l'architettura dell'area amalfitana risulta essere la chiesa di S. Caterina di Scala, la cui dedicataria fu elevata a compatrona della città. Il sacro tempio presenta un impianto di influsso bizantino attribuibile all'ultimo quarto dell'XI secolo, praticamente coevo alla definitiva costituzione della Civitas episcopalis Scalensis, avvenuta nel 1069. La chiesa sorge nella parte più interna del territorio urbano medievale, presso l'accesso urbico settentrionale, detto porta de Fiume. In passato all'esterno vi era un antistante portico. L'interno è impostato su sei colonne di marmo con singolari capitelli di spoglio.

La copertura è costituita da volte a crociera e nel mezzo della navata principale da una cupola, un tempo decorata all'esterno in pietra variopinta e sostenuta da colonnine di marmo effigiate da croci ottagone, sicuramente in memoria di Gerardo Sasso, fondatore dell'Ordine dei Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme. L'illuminazione avveniva mediante numerose monofore. Senza dubbio l'edificio originario era decorato con mosaici o con affreschi.

Tuttora in esso è conservata una statua lignea policroma di S. Caterina d'Alessandria, databile al XVI secolo. Un tempo era lì custodito un braccio d'argento con una reliquia della santa. La contrada che si sviluppò intorno alla suddetta chiesa tra XI e XII secolo assunse la denominazione della santa alessandrina.

Intanto nei primissimi anni del XII secolo era presente un'altra chiesa intitolata a S. Caterina presso il castello di Sopramonte di Ravello, nella località attualmente chiamata Civita. Inoltre, una meravigliosa cromatica raffigurazione in stucco a rilievo della santa, coronata e appoggiata alla ruota del suo martirio, attribuibile al Trecento, è tuttora ben evidente in S. Giovanni del Toro.

L'associazione della santa alla ruota fece nascere l'idea della scelta della protezione per i mugnai. Di ciò rimane un chiaro segno nel Fiordo di Furore: lì sopravvive una cappella di età moderna riservata a S. Caterina e scavata nella roccia molto prossima al corso fluviale dello Schiatro, nonché ad alcuni mulini bassomedievali.
Le due città affrontate di Scala e di Ravello, appena separate dal torrente Dragone, si distinsero nel Medioevo per una differente specializzazione cultuale: più marcato fu l'influsso orientale e bizantino nella seconda, decisamente occidentale ed africano nella prima.

In tale ottica Scala dev'essere considerata il centro maggiormente interessato dalla venerazione per S. Caterina d'Alessandria; anzi essa fu proprio il nucleo propulsore per la diffusione di quel culto in area amalfitana.

Così gli Scalesi che si spostavano per interessi commerciali a vivere nella città di Amalfi, centro principale e capitale dell'omonimo ducato, trasferirono in essa le loro preferenze in materia di credo religioso. Ciò avvenne in particolare nel corso dell'età angioina.

Presso il muro settentrionale di Amalfi, che scendeva dalla contrada scalese di Pontone, era collocata, almeno sin dal 1391, la chiesa di S. Caterina extramoenia.

Quindi nel 1426 Filippo Bonello, nobile mercante scalese, i cui antenati avevano fatto fortuna in Puglia, fondò la chiesa di S. Caterina sul Monte de li Impisi, prominenza meridionale della collina che delimita da occidente il centro urbano di Amalfi, il cui toponimo derivava dall'esecuzione mediante impiccagione delle condanne a morte dei malfattori. La piccola chiesa era formata da un unico ambiente e da una cisterna.

Filippo Bonello era venuto ad abitare ad Amalfi in un fundacus domorum, una sorta di casa - azienda, acquistato, allo scorrere del secolo precedente, dalla ricca famiglia Brancia e collocato accanto alla chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore. Il nobile scalese, il cui emblema araldico la dice lunga circa la partecipazione dei membri del suo casato alla milizia angioina, volle così evidenziare il suo forte attaccamento alla venerazione di uno dei numi tutelari della sua città di origine, forse perché egli stesso proveniva dalla contrada di S. Caterina. La sua fondazione ecclesiastica amalfitana influenzò la toponomastica del luogo in cui sorgeva; infatti ancora oggi l'area retrostante il molo foraneo costruito tra il 1878 e il 1909 è detta " S. Caterina".

La chiesa fondata dal munifico patrizio di Scala fu purtroppo inesorabilmente distrutta da una frana negli anni '70 del XIX secolo, come ricorda lo storiografo Matteo Camera nelle sue "Memorie", <>.

Ancora a confine col territorio di Scala esistette, almeno dal XV sino al XVII secolo, la chiesa rupestre di S.Caterina de Ciro, che derivava il proprio attributo dalla vicina celebre Torre dello Ziro.

Cospicua fu la presenza del culto della santa di Alessandria d'Egitto nell'ambito della cattedrale di Amalfi, ancora una volta grazie all'influenza della stirpe dei Bonello.
Innanzittutto la navata meridionale fu detta Ala Sanctae Catherinae, per l'esistenza in quel luogo di un altare intitolato alla santa, situato presso una colonna ed eretto nel 1431 dal menzionato Filippo Bonello.

Nell'ala settentrionale di S. Giovanni Battista la cappella quattrocentesca di Paolo Gammardella possedeva un'icona che raffigurava S. Caterina in compagnia della Vergine e di S. Paolo.

Nella sezione orientale della nave dei Ss.Cosma e Damiano, primitiva cattedrale di Amalfi, poi detta "Chiesa del Crocifisso", sorgeva la cappella di S. Caterina, fondata ancora una volta da un Bonello, che recava l'onomastico di Risillo, come affermava un'iscrizione lapidaria del 1508 ivi esistente prima della trasformazione contro riformistica dell'intero tempio.

Questa cappella era ubicata precisamente retro portam Scholae eiusdem Civitatis, quindi attigua alle Schole Grammaticales o liberalium artium edificate dal cardinale Pietro Capuano proprio otto secoli fa, in concomitanza della traslazione del corpo dell'Apostolo Andrea da Costantinopoli ad Amalfi.

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