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Storia e Storie

Regata interbancaria

una storiella semi-seria

Scritto da Alberto Quintiliani (admin), mercoledì 6 marzo 2013 17:11:55

Ultimo aggiornamento giovedì 7 marzo 2013 07:50:21

di Alberto Quintiliani*- Un giorno l'A.B.I (Associazione Bancaria Italiana ) nell'intento di stringere rapporti di collaborazione e di apprendere le nuove tecniche di governo delle associate adottate dall'analoga struttura bancaria dell'Uganda- considerata ai vertici mondiali nell'organizzazione del sistema bancario - organizzò una regata competitiva, su appositi scafi con equipaggio di 11 membri. La gara si sarebbe svolta sulle acque del lago di Garda, con la partecipazione di selezionati dipendenti delle più importanti Banche italiane, ad eccezione delle "provinciali" Banche Cooperative, non ritenute all'altezza.
In vista della competizione entrambe le squadre praticarono un lungo e impegnativo allenamento, per raggiungere la migliore preparazione. La composizione della squadra italiana era naturalmente assistita dalle organizzazioni sindacali, con il compito di vigilare affinché le mansioni dell'equipaggio fossero correlate ai gradi e ai ruoli ricoperti nella banca di appartenenza.
Il grande giorno della competizione finalmente arrivò.
Inaspettatamente, e contro le previsioni della vigilia, l'Uganda vinse agevolmente la gara, con largo margine.
Dopo il deludente esito della competizione l'ABI e le Banche tutte, si sentirono umiliate per l'imprevista sconfitta che, a giudizio dell'ABI, aveva inferto un duro colpo sia al suo prestigio e sia a quello dell'intero sistema bancario italiano.
Riunioni interbancarie subito convocate, sotto la presidenza dell'ABI, deliberarono all'unanimità che era assolutamente necessario trovare la ragione della mortificante sconfitta. Venne deliberato di costituire immediatamente un apposito Gruppo di lavoro con l'obiettivo di effettuare una attenta "due diligence" per investigare sul deludente risultato, ricercare la cause della sconfitta ed individuare le migliori soluzioni per la gara di rivincita. Nella ricerca furono stanziati notevoli mezzi, data la posta in palio che impattava direttamente sulla credibilità del settore bancario italiano.
Il Gruppo di lavoro - dopo aver analizzato la gara nei dettagli: passaggio alla moviola dello svolgimento, analisi del vento, delle correnti, validità delle attrezzature ecc. - concluse che il problema era in larga parte attribuibile all'organizzazione e probabilmente aveva come concausa il fatto che la squadra dell'Uganda era composta da dieci rematori ed un timoniere, mentre la squadra targata ABI era composta da 6 rematori, 4 assistenti rematori ed un timoniere.
La Presidenza dell'ABI interpellò immediatamente una Società di consulenza per studiare la futura struttura ottimale della squadra, predisponendo allo scopo un sostanzioso budget.
Dopo una miriade di studi, proiezioni, analisi sociologiche, psicologiche, tecniche di allenamento, terapie di gruppo, di amalgama, di motivazione, di autostima, di prospettive di carriera e sistema premiante, la Società di consulenza concluse che i ruoli dell'equipaggio italiano erano confusi e non razionalmente individuati, per cui occorreva ridisegnare, ottimizzandola, la "filiera" operativa della squadra.
A seguito dell'acuta ed illuminante, seppur costosa, analisi tecnica della società di consulenza, l'ABI, per prevenire un'altra - considerata tuttavia assai improbabile - sconfitta nella successiva rivincita con l'Uganda, decise di mutare profondamente la struttura e le gerarchie della squadra. Dopo complessi negoziati con le organizzazioni sindacali fu deciso di adottare una nuova formazione, con la puntuale e rigida esplicitazione dei ruoli operativi, così come suggerito dalla società di consulenza:
1 dirigente - capo equipaggio - responsabile dell'intero complesso e dell'unico obiettivo: la vittoria. Questo ruolo fu ritenuto strategico e fattore critico di successo per l'ABI.
1 coordinatore equipaggio, con il compito di seguire la direzione (e le mutazioni) del vento, della corrente, della più razionale rotta e seguire naturalmente le mosse degli avversari per adottare le opportune contromosse.
Il reparto rematori fu portato a complessive 8 unità, di cui 2 avevano la qualifica di direttori del reparto, con il compito prioritario di seguire rispettivamente il lato destro e sinistro dell'imbarcazione, "fare squadra" (che sapeva tanto di moderno), spronare l'equipaggio, scandire i ritmi di pagaia, correggere gli eventuali scostamenti dalla linea di rotta giudicata ottimale e amplificare gli ordini provenienti dalla catena di comando. Prima della gara, a supporto dei 6 elementi direttamente addetti ai remi, fu deciso di affidare ad un apposito team di esperti di psicologia il compito di sostenere ciascun rematore, di esaltarne l'autostima e dare a ciascuno una maggiore spinta psicologica per lavorare in maniera razionale in sinergia con il "gruppo" e moltiplicare l'impegno per raggiungere l'agognata - e a questo punto pressoché certa - vittoria. Rimaneva invariata la presenza del timoniere prelevato dalla categoria dei quadri, in considerazione della delicatezza del suo compito.
Fiduciosi nel certo beneficio che sarebbe derivato dall'immane ristrutturazione organizzativa operata, sotto la regia dell' l'ABI e della conseguente razionale "lubrificazione" della filiera operativa, tutti si accinsero a seguire la gara sicuri questa volta nella svolta positiva della competizione, con una certa vittoria di adeguate dimensioni e pronti subito dopo a dare finalmente inizio ai festeggiamenti programmati per l'evento vittorioso.
Tuttavia, del tutto inaspettatamente, anche questa volta, tra la disperazione generale, l'Uganda vinse agevolmente la competizione, ancora con maggior distacco rispetto alla sfida precedente.
L'ABI, a seguito della beffa subita, della perdita di credibilità e di autorevolezza "suggerì'" immediatamente alle banche che avevano fornito il "team" di imbarcazione, il licenziamento per scarso rendimento dei 6 rematori e per "par condicio" - e con la stessa motivazione - la retrocessione nel grado del timoniere. Con il necessario "piglio manageriale" dismise immediatamente l'imbarcazione e le relative sofisticate dotazioni , cancellò dal budget i previsti investimenti per gli equipaggiamenti, per i nuovi materiali e bloccò la progettazione del nuovo scafo, adducendo tuttavia come motivazione ufficiale: esigenze di "spending review".
Ritenne infine giusto - e di esempio per tutti come stimolo per il seguimento delle direttive aziendali - di impegnare le banche ad erogare un sostanzioso premio di rendimento al dirigente capo, al coordinatore equipaggio ed ai 2 direttori del reparto rematori per l'impegno profuso nella competizione, nella quale avevano messo in gioco tutta la loro esperienza, know how ed impegno, valori questi non ricambiati adeguatamente dal comportamento dei 6 rematori e del timoniere, individuati come gli unici responsabili della mortificante sconfitta, con il loro comportamento negligente, nonostante i mezzi e la perfetta organizzazione messa a disposizione.
In questa storiella semiseria, naturalmente inventata, si trovano tuttavia diversi elementi di contatto con una realtà presente in numerose e variegate organizzazioni, ovviamente banche comprese.

La morale finale di questa storiella, secondo la classica filosofia napoletana, potrebbe essere:
- " o cane mozzeca semp' o stracciato"
- " o pesce fete d'a capa"

*ex Dirigente Centrale MPS

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