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Storia e Storie

Ravello ricorda Don Giuseppe Imperato senior

Scritto da Emiliano Amato (redazione), domenica 28 dicembre 2008 09:10:53

Ultimo aggiornamento domenica 28 dicembre 2008 09:10:53

Questa sera, alle 18,45, in Duomo, la Città di Ravello ricorda il lunghissimo servizio storico e pastorale di Don Giuseppe Imperato senior a cinque anni dalla morte. Attraverso un incontro culturale promosso dall’Associazione "Ravello Nostra" e dal Comune di Ravello, sarà reso omaggio ad uno dei figli più illustri della nostra terra

che ha avuto soprattutto il merito di aver indagato nella preziosa miniera di dati inediti contenuti nei fondi pergamenacei e cartacei degli archivi delle antiche sedi vescovili di Amalfi e Ravello, contribuendo alla formazione culturale di numerosi Giovani Ravellesi.

La critica delle fonti non ha mai allontanato da Don Giuseppe l’aspetto poetico. Così, infatti, descrive in una sua opera la Costiera Amalfitana: "Dalle cime disuguali dei monti, che si stagliano come guglie dentellate e creste seghettate, (la Costa) degrada con collinette sconvolte, prominenze ed insenature, cupi burroni e precipitosi dirupi, scogliere frastagliate e gole profonde", dove riesce ad attirare l’attenzione del lettore sull’asprezza dei luoghi, quasi mostrandoli; ancora nella stessa opera: "La ninfa incantata (Ravello), che mollemente si stende lungo l’aprico e verdeggiante pianoro, è qui, su questa meravigliosa prua(Villa Cimbrone), al vertice di questo strapiombo, che adagia il suo capo malioso, per guardare solcare le acque del Tirreno da questo vascello fantasma", espressioni che fanno dimenticare la contenuta presenza di rimandi a documenti storici originali e il linguaggio non sempre specialistico con cui vengono affrontati taluni argomenti.
Indiscutibili prove dell’autorevolezza di questa polispecialistica produzione sono i giudizi di storici e critici che ne hanno evidenziato i meriti: Ernesto Pontieri (ha saputo rievocare con viva intelligenza e calda passione le memorie di codesta gloriosa e meravigliosa zona della Campania.), Luigi Einaudi (…gli scritti …rendono testimonianza della diligenza con la quale Ella ha tratto vantaggio dalla meditazione sui documenti serbati negli archivi…); o i premi alla cultura ricevuti per la pubblicazione del lavoro sulle bellezze di Ravello e sul commercio di Amalfi dal Ministero dei Beni Culturali.
Il programma dell’incontro prevede, dopo il saluto istituzionale da parte del Sindaco di Ravello, Avv. Paolo Imperato, interventi che mirano a focalizzare l’attenzione sui risultati raggiunti da Don Giuseppe Imperato nei diversi aspetti della sua produzione.
Il Professore Gerardo Sangermano (Università degli Studi di Salerno) si occuperà del filone storiografico, il Professore Alberto White (Università La Sapienza Roma) affronterà il ruolo di Don Giuseppe Imperato nel campo della valorizzazione e tutela del patrimoni monumentale ravellese, mentre gli aspetti più propriamente pastorali saranno affrontati da Don Giuseppe Imperato junior, successore dell’Imperato nella guida della comunità parrocchiale di Ravello, e da Don Angelo Antonio Mansi. A completare l’analisi dei risultati raggiunti collaborerà il Professore Giuseppe Gargano (storico), che illustrerà i filoni di ricerca ancora aperti nello studio della storia della Costa d’Amalfi. Concluderà l’incontro la Presidente dell’Associazione "Ravello Nostra, Maria Carla Sorrentino, che, oltre ad illustrare l’attività della "Ravello Nostra", presenterà i prossimi impegni dello storico sodalizio nel campo della formazione e della diffusione dei risultati raggiunti nella ricerca storica.

Più di cinque anni di silenzio, non sempre incolpevole, sono trascorsi dalla morte di Don Giuseppe Imperato senior, cimiliarca e storico ravellese. Da allora, non una lapide né una manifestazione ufficiale in suo ricordo. Solo ora, infatti, la comunità gli rende quel tributo che avrebbe sicuramente meritato molto tempo prima. Tuttavia, per antica consuetudine, i ravellesi sanno dividersi anche sulle iniziative "in memoriam", quelle cioè che tendono a ricordare coloro che hanno contribuito alla crescita sociale, religiosa e culturale della città. E Don Peppino della sua città, Ravello, non è stato solo pastore e guida per oltre 25 anni, ma anche storico e strenuo difensore di ciò che il passato aveva lasciato ai posteri.Alla stessa patria "ingrata" aveva destinato anche la sua ultima fatica, conclusione della quarantennale attività di ricerca, che lo aveva visto ogni giorno studiare negli archivi e nelle biblioteche campane. In "Ravello nella storia civile e religiosa", presentata al pubblico un giorno di dicembre di 18 anni fa, Don Peppino, citando il filosofo mazziniano Vincenzo Gioberti, ammoniva severamente il lettore con queste parole: "l´ignoranza e la indifferenza delle opere e dei monumenti degli avi è la peggiore sventura di un popolo".Parole che facevano da eco ai versi dedicatori dello stesso volume, questa volta di Mons. Jean Marie Lustiger: "una chiesa come una città, dimentica del proprio passato, è destinata alla morte. Essa ha un futuro nella misura in cui memorizza il proprio passato e lo memorizza per l´avvenire". Avvertimenti che purtroppo non hanno sortito del tutto gli effetti sperati se si pensa ai danni che quotidianamente si arrecano al patrimonio culturale e ambientale di Ravello.Ora finalmente, anche se in ritardo, Don Peppino sarà ricordato, il prossimo 28 dicembre, dagli amici, dagli studiosi e dalla sua gente, grazie all´iniziativa che timidamente l´Associazione culturale "Ravello Nostra" presenta alla collettività. Un dovere morale per questo sodalizio da lui fondato, un altro giorno di dicembre, questa volta di 34 anni fa, insieme ad altri ravellesi, molti dei quali non più viventi, ma che in vario modo hanno lasciato una traccia indelebile del loro passaggio su questa terra. Un´associazione che in tempi recenti, purtroppo, è stata definita "domestica e familiare", quasi dimenticando l´impegno più che trentennale profuso nella crescita culturale e sociale del paese. La stessa "Ravello Nostra", di cui Don Peppino è stato presidente, comprende oggi tra le sue fila anche gli "allievi" più diretti, i quali hanno avuto la fortuna di approfittare della sua disponibilità non solo negli studi, ma anche nelle necessità quotidiane. Una fortuna che purtroppo non ha avuto chi vi scrive, il quale, però, si è ben presto confrontato, per esigenze di studio e di ricerca, con questo illustre concittadino, che non da oggi va annoverato tra i figli più nobili della Ravello del XX secolo.

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