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Storia e Storie

Ravello, la Visita Pastorale dell’Arcivescovo di Amalfi Francesco Majorsini nel 1874

Scritto da Salvatore Amato (Redazione), lunedì 16 gennaio 2012 18:23:32

Ultimo aggiornamento mercoledì 18 gennaio 2012 08:08:30

di Salvatore Amato - Il fascicolo n. 471 dell'Archivio Vescovile di Ravello, il cui ordinamento è stato recentemente curato dal Dott. Crescenzo Di Martino, contiene una relazione, redatta dal Canonico Don Paolino Pansa, sulla Visita Pastorale compiuta a Ravello dall'Arcivescovo di Amalfi, Francesco Majorsini (1871-1893), nel 1874.

Il presule amalfitano percorse il territorio comunale dal 19 al 27 maggio, facendo visita alle chiese, ai monasteri, alle cappelle, al clero e agli ordini religiosi della città.

Così, il 19 maggio 1874, alle "ore dodici italiane", dal Monastero di Santa Chiara cominciò la solenne processione, che sancì l'inizio della Visita Pastorale. Vi partecipavano, oltre all'Arcivescovo e al Convisitatore Don Paolino Pansa, i Canonici Don Luigi Mansi, Teologo, Parroco dell'ex-Cattedrale, Don Nicola Mansi, Don Giuseppe d'Amato, parroco di San Pietro alla Costa, Don Pantaleone Mansi, Parroco di Santa Maria del Lacco, e l'ebdomadario Don Pietro Mansi. A questi si unirono Don Luigi Conte, economo curato della Parrocchia di San Michele di Torello, Don Giacomo Mansi, Don Michele Ruocco, Don Angelo Citarella, e i chierici Aniello Cerrato, Bonaventura Ruocco, Vincenzo Fraulo, Pantaleone d'Amato e Michele Ferrara, gli ultimi due ordinati sacerdoti dallo stesso Majorsini il 22 settembre 1883.

La processione si recò nell'ex-Cattedrale e Mons. Majorsini, compiuti i riti previsti dal Pontificale, e cioè la visita al SS. Sacramento, agli oli sacri, al fonte battesimale e alle cappelle, ordinò, laddove era necessario, l'accomodo degli altari e delle suppellettili liturgiche. A quei tempi la ex-Cattedrale, di cui era parroco Don Luigi Mansi, presentava dieci altari, oltre a quello maggiore, di cui due di patronato, quello di Santa Lucia della famiglia del Cavaliere Sava di Napoli, e quello di Sant'Elena e Sant'Andrea appartenente al Marchese D'Afflitto, anch'egli dimorante nel capoluogo partenopeo.

Due erano gli altari che appartenevano alla cosiddetta "Beneficenza", cioè amministrati dalla Congrega di Carità, istituita con legge del 3 agosto 1862 in tutti i Comuni italiani, con lo scopo di unificare e razionalizzare gli interventi caritativi e di beneficenza delle Opere pie minori già operanti nel Comune. Si trattava di quello di S. Michele Arcangelo, trasferito dall'antica Confraternita dei Disciplinati di Sant' Angelo dell'Ospedale nel 1658 e successivamente amministrato dai governatori dell'Università, chiamati a fare l'obbedienza al vescovo pro tempore ogni anno nel giorno della festa dell'Assunzione, con l'offerta di una libbra di cera.

L'altro altare spettante all'amministrazione comunale era quello del SS. Rosario, un tempo sede di Confraternita, e anch'esso passato nel XVIII secolo all'Università.
Le confraternite attive in Cattedrale durante la visita del Vescovo Majorsini erano, invece, quella del SS. Nome di Gesù, che aveva sede nell'attuale Pinacoteca e quella del Carmine, esistente nella cripta, ove oggi sorge il Museo dell'Opera del Duomo.

Il giorno seguente, 20 maggio, l'Arcivescovo proseguì la Santa Visita cominciando da via San Giovanni del Toro, e precisamente dalla Cappella detta di Loreto o di San Liborio, di patronato della famiglia Confalone, tuttora esistente a destra dell'ingresso del Palazzo Confalone, oggi Hotel Palumbo.

Dopo S. Liborio toccò alla chiesa di San Giovanni del Toro, unita alla Parrocchia della Cattedrale fin dal 1812, e avente tre altari, rispettivamente dedicati a San Giovanni Battista, Sant' Eustachio e a San Vincenzo Ferreri. Lungo la navata sinistra, nei pressi di uno degli ingressi laterali, esisteva ancora la Cappella di San Nicola di Bari, un tempo di patronato della famiglia Frezza, poi passata ai Torre di Amalfi, che ne avevano affidato la cura al Canonico atranese Francesco Gambardella.

Usciti da San Giovanni del Toro, attraverso la strada Santa Margherita, l'Arcivescovo Majorsini, con il suo seguito, giunse a Piazza Fontana e di qui si diresse nel territorio della Parrocchia di Santa Maria del Lacco, affidata in quella anno alla cura di Don Pantaleone Mansi. La chiesa di S. Maria del Lacco presentava due altari, l'uno dedicato all'Assunta, l'altro alla Madonna delle Grazie. Dal Lacco si partì per la chiesa di San Martino, anch'essa dotata di due altari, dedicati a San Martino e alla Madonna di Costantinopoli, sul quale era collocato il dipinto dell'omonimo soggetto, realizzato alla fine del Settecento dal pittore Pietro Coppola. Dagli anni Trenta dell'Ottocento, alle spalle della chiesa, funzionò anche il cimitero cittadino, i cui lavori, cominciati qualche decennio prima, sono ben documentati da un fascicolo conservato presso l'Archivio di Stato di Salerno.

Al ritorno da San Martino, venne visitata la chiesa di Santa Maria a Gradillo, intitolata all'Immacolata e, poco distante da questa, quella di Sant'Angelo dell'Ospedale, che si trovava in una grotta. Nel corso della giornata, il Convisitatore Don Paolino Pansa visitò le due chiese più distanti: Santa Maria della Rotonda e Santa Maria della Pumice, situata nell'antico casale di Sambuco, e la cui festa si celebrava la Domenica in Albis, successiva alla Pasqua.

La giornata del 21 maggio fu dedicata alla visita del monastero di Santa Chiara, unico ordine religioso esistente nel 1874, dacché nel 1866 erano stati nuovamente soppressi i Minori Conventuali di San Francesco. Il 22 maggio l'Arcivescovo amalfitano ritornò a Ravello e riprese la sua Visita Pastorale, cominciando da Via Annunziata, con le due chiese omonime, distinte anticamente dagli appellativi di "Nuova", che identificava quella ubicata in fondo all'atrio, un tempo sede della Confraternita dei Disciplinati della SS. Annunziata, poi passata ai governatori dell'Università, e in ultimo alla Congrega di Carità. La chiesa "Vecchia", di patronato della famiglia Fusco, era affidata a Don Luigi Conte.

Al termine di via Annunziata sorgeva la chiesa di Santa Maria delle Grazie, olim San Matteo del Pendolo, anch'essa appartenente alla Congrega di Carità. Superata la chiesa, ci si incamminava lungo la strada San Pietro alla Costa per raggiungere la chiesa Parrocchiale omonima, affidata alla cura di Don Giuseppe d'Amato, e nella quale, oltre all'altare maggiore dedicato a San Pietro, esistevano quelli della Madonna del Carmine e dell'Addolorata.

Uscendo dalla chiesa e attraversando il luogo detto "Piano", si raggiungeva la strada di Torello, che conduceva all'omonimo casale e alla chiesa di San Michele, di cui era economo Don Luigi Conte.
Aveva quattro altari, rispettivamente intitolati all'Addolorata, fondato nel 1739 da Don Lorenzo Risi, parroco di quella comunità e Tesoriere della Cattedrale, al Rosario, di patronato di Don Luigi Mansi, all'Immacolata, appartenente a Don Giuseppe d'Amato, e di cui si richiedeva il restauro della tela raffigurante la Vergine, e all'Annunziata di diritto di patronato della famiglia di Don Saverio Amato, che praticamente mancava di tutte le suppellettili.

Dopo la Visita alla chiesa torellese, il presule si recò nella Cappella della Madonna delle Grazie a Paradiso, fondata per volontà testamentaria da Pietro Marciano nel 1576, e dalla metà del Settecento passata alla famiglia Mansi, quella del Canonico Don Luigi.

L'ultima chiesa ad essere visitata nella giornata del 22 maggio fu quella di San Cosma, per la quale si ordinava il rifacimento dell'altare di marmo e l'indoratura del calice.
Oltre ai luoghi di culto, nel corso della Visita Pastorale furono controllati anche i registri dei nati, matrimoni, defunti, di messe, di amministrazione, tenuti nelle varie parrocchie.

Il 27 maggio seguente, nella ex-Cattedrale, nel luogo dov'era cominciata otto giorni prima, seguendo le norme liturgiche previste dal Pontificale dei Vescovi, l'Arcivescovo Francesco Majorsini chiudeva la Visita Pastorale e lasciava la città di Ravello.

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