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Storia e Storie

Ravello, la Parrocchia di Santa Maria del Lacco nella seconda metà del Settecento

Scritto da (Redazione), mercoledì 15 febbraio 2012 23:02:54

Ultimo aggiornamento giovedì 5 settembre 2019 11:26:27

di Salvatore Amato

A margine della Visita Pastorale compiuta nel 1770, il Vescovo della Diocesi di Ravello-Scala, Michele Tafuri, ordinò ai parroci delle chiese ravellesi la redazione di una "rivela", ossia di una relazione contenente le notizie sullo stato dei luoghi di culto, sulla vita sacramentale, sulla formazione cristiana dei fedeli e sull' amministrazione economica della Parrocchia di giurisdizione. Nell'Archivio Vescovile di Ravello, il cui ordinamento è stato recentemente ultimato dal dottor Crescenzo Di Martino, è conservata una di queste relazioni, redatta da Don Romualdo Guerrasio, che dal 1745 guidava la comunità di Santa Maria del Lacco.

La chiesa parrocchiale, dedicata all'Assunta, era lunga tredici metri e larga sei. All'interno c'erano due altari: quello maggiore, nel quale si conservava il SS. Sacramento, e l'altro, realizzato nel 1768 a spese di Don Romualdo. Sull'altare maggiore, a cura dello stesso parroco, era collocato una grosso dipinto su tela, ancora oggi visibile, e raffigurante l'Assunta al centro, con ai lati S. Carlo Borromeo, S. Romualdo, S. Onofrio e San Luigi Gonzaga, realizzato nel 1754 dall'amalfitano Bonaventura Deliani, sul quale cadde il giudizio negativo del Camera, che lo definì "infelicissimo pittore ad olio".

Bonaventura era figlio del pittore urbinate Ottavio, giunto ad Amalfi negli ultimi decenni del Seicento, e nel 1710, perché impegnato in lavori di pittura a Ravello, aveva alloggiato per un mese nel Convento di San Francesco, dove aveva conosciuto il Beato Bonaventura da Potenza, al quale fu molto legato.

L'affresco che campeggiava sull'altro altare, esistente tuttora, raffigurava la Madonna delle Grazie, con ai lati San Sebastiano e Santa Lucia, alto 2,10 metri e largo 1,58. L'opera, appartenente alla chiesa di Sant' Agostino, l'attuale Sacrario dei Caduti, era stata trasportata nella chiesa del Lacco venerdì 6 gennaio 1769, giorno in cui "si solennizzava l'Epifania del Signore".

La sacrestia era stata creata utilizzando una vecchia casa con mulino, adiacente alla chiesa, e acquistata dall'operoso parroco Guerrasio nel 1749, per la somma di tredici ducati.

La chiesa, inoltre, poteva contare su un discreto numero di arredi liturgici, molti dei quali acquistati o restaurati da Don Romualdo, come, ad esempio, un confessionale realizzato nel 1764 dal maestro d'ascia Angiolo Antonio Guerrasio e decorato dall'amalfitano Pasquale Grimaldi.

Sul campanile, infine, erano collocate due campane: una recante l'immagine della Vergine con il Bambino in braccio e l'iscrizione "Sancta Maria Sancte Pantaleon", l'altra realizzata nel 1684 a devozione del parroco pro-tempore, Alessandro Di Lieto, e del Magnifico Domenico Capezza, padre di Don Natale, che fu parroco di quella comunità fino al 1731, anno della sua morte.

Alla Parrocchia di Santa Maria del Lacco appartenevano, fin dal 1608, come risultava da un decreto della Visita Pastorale del Vescovo Francesco Benni e da un atto del 23 maggio di quell'anno rogato dal notaio ravellese Emilio Mandina, anche i semplici benefici di Santa Caterina del Lacco, Sant'Agnello alla Marina, San Vito di Sambuco, San Giorgio alla Pendola, Sant' Eustachio al Petrito, San Salvatore de Sabuco e la chiesa di Santa Maria della Pumice, quest'ultima ancora esistente nel 1770. Solo nel 1812, con la nuova riorganizzazione parrocchiale promossa dal governo murattiano, a Santa Maria del Lacco venne unita anche la Parrocchia di San Martino, che estendeva la sua giurisdizione fino al monte Brusara.

Le altre chiese esistenti nel territorio parrocchiale, ma non dipendenti giuridicamente da essa, erano quella di Sant'Agostino, amministrata dai Conventuali, quella di Sant' Angelo dell'Ospedale, di diritto di patronato della famiglia Frezza, e officiata dal 1757 da Don Romualdo Guerrasio, la cappella di Santa Maria del Carmine, attuale Caseificio Staiano, curata da alcuni laici, e la chiesa di Santa Maria della Rotonda, di cui era beneficiato Don Giuseppe Giordano, Arciprete della Cattedrale.

Per quanto riguarda, invece, la vita parrocchiale, la relazione fornisce alcune indicazioni interessanti circa le prassi liturgiche e sacramentali e la formazione cristiana dei fedeli. Il parroco era tenuto a celebrare per il popolo in tutte le domeniche e le feste, oltre alle messe di suffragio per le anime dei benefattori o in virtù di legati testamentari. La domenica era il giorno dedicato all'insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli e alle fanciulle, mentre, a tutti i fedeli, era fatto obbligo dell'osservanza del precetto pasquale, ossia la confessione e la comunione nel tempo di Pasqua, con conseguente consegna delle cartelle della comunione, una sorta di "ricevute" dell'osservanza sacramentale.

Ai tempi di Don Romualdo Guerrasio, la SS. Eucaristia veniva portata ai malati processionalmente, con uno che reggeva l'ombrellino rosso damascato, e alcuni fedeli con le candele. L'accompagnamento solenne non era previsto per l'estrema unzione, amministrata secondo il rituale romano, mentre la celebrazione dell'esequie seguiva diverse modalità.

Quelle dei poveri erano celebrate "per carità", senza che il sacerdote percepisse alcun obolo, mentre, per le altre tipologie esequiali, variava il suono delle campane, il rito e l'ufficio. Al termine del rito funebre i defunti venivano deposti nelle sepolture della chiesa parrocchiale, che al Lacco erano tre: una per i fanciulli, una per le donne e una per gli uomini.

Circa le festività commemorate nella chiesa parrocchiale, il Guerrasio riferisce che il 15 agosto, giorno in cui cadeva l'Assunzione della Beata Vergine Maria, titolare della chiesa, non era celebrata alcuna festa, anche se nel passato, almeno dalla fine del Cinquecento, la si celebrava il 16 agosto. Lo spostamento della commemorazione era sopraggiunto perché il giorno 15 agosto, per antica tradizione, ci si recava nella Cattedrale di Ravello, anch'essa dedicata all'Assunta, per lucrare l'indulgenza plenaria concessa dalla Sede Apostolica, dai Primi Vespri all'Ottava della festa.

Insomma, durante il periodo del suo ministero, Don Romualdo Guerrasio trasformò completamente il volto della Parrocchia di Santa Maria del Lacco, non solo compiendo una grande opera edilizia, ma riorganizzando amministrativamente e pastoralmente la comunità a lui affidata, nel solco della nobile tradizione ecclesiastica ravellese, avviata, due secoli prima, dal Concilio di Trento.

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