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Storia e Storie

Ravello 1996: le Idi di giugno

Scritto da (Redazione), lunedì 2 maggio 2016 11:41:15

Ultimo aggiornamento martedì 23 ottobre 2018 09:14:11

La notizia del riavvicinamento di Salvatore Di Martino e Secondo Amalfitano ufficializzata ieri ha destato meraviglia a Ravello (e non solo) nonostante l'indiscrezione circolasse da oltre un anno.

Ormai nella Città della Musica non c'è più nulla di cui meravigliarsi: nemmeno se dopo 24 anni di battaglie più o meno sanguinose (politicamente parlando) i due più grandi condottieri di Ravello ricominciano a interloquire, a sorridersi e a condividere la stessa linea politica.

Ma ritorniamo indietro di due decenni, riaprendo l'album dei ricordi e ripercorrendo i tratti di una storia giudiziaria che inevitabilmente ha caratterizzato le sorti politiche e sociali di Ravello. Lo facciamo affidandoci alla precisa ricostruzione dei fatti a cura di Gino Amato in un articolo pubblicato su E' costiera il 29 ottobre 2007.

Perché un popolo che non ha memoria non ha futuro.

In questa prima fase, per il lungo tempo trascorso, vale la pena di fare un passo indietro per far capire meglio ai lettori quando e con quali accuse scattò il procedimento penale nei confronti di Di Martino. Dalla lettura degli articoli successivi il lettore, chissà, potrà anche rispondere alla domanda: perché?

Le prime indagini su Salvatore Di Martino scattarono nel 1995, lo stesso anno in cui venne eletto nuovamente sindaco di Ravello dopo una campagna elettorale a tratti violenta tra lui e il suo antagonista Secondo Amalfitano. Il risultato finale vide vincitore Di Martino con 1.025 voti contro i 671 ottenuti da Amalfitano. C'è da ricordare che i due contendenti avevano precedentemente governato assieme Ravello per sei anni consecutivi, dal 1985 al 1991. Il 3 agosto del 1991 le loro strade si divisero in maniera piuttosto traumatica. Pochi mesi dopo le elezioni, come detto in precedenza, scattarono le indagini.

Tutto iniziò con il sequestro da parte degli inquirenti, di una macchina per scrivere presso il comune di Ravello, poi ci fu una perquisizione presso l'ufficio legale privato di Di Martino, fino ad arrivare agli arresti domiciliari del sindaco.

Il principale capo d'imputazione contestato, secondo le indagini condotte dal Sostituto procuratore del Tribunale di Salerno Rosa Volpe e dal GIP Michelangelo Francavilla fu che, contemporaneamente Di Martino come sindaco firmava ordinanze di demolizione di costruzioni abusive e come avvocato forniva consulenza legale agli stessi cittadini che avevano commesso l'abuso edilizio.

Altro reato contestato fu quello di aver obbligato(?) un messo comunale a falsificare le date di alcune notifiche, sempre dirette a cittadini "abusivisti", allo scopo di farli rientrare nei 60 giorni utili per inoltrare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale.

Per questi principali reati, il primo giugno 1996 il sindaco Di Martino viene posto agli arresti domiciliari su disposizione del GIP del Tribunale di Salerno, Michelangelo Francavilla.

Il 17 giugno i giudici della terza sezione penale del Tribunale di Salerno (Versani, Cirillo e Iorio) respingono la richiesta di rimettere in libertà Di Martino. La richiesta poteva essere considerata solo se Di Martino si fosse dimesso come Sindaco. Mantenendo tale carica ricorrevano i presupposti di inquinamento delle prove.

Il 18 giugno il sindaco si dimise. Un corteo cittadino si mosse dalla piazza fin sotto la sua abitazione in segno di solidarietà.

Il 4 luglio si dimise anche la giunta e tutti i consiglieri di maggioranza.

Il 9 luglio, a dimissioni avvenute di sindaco e intero gruppo di maggioranza, alcuni giornali pubblicarono che il PM Rosa Volpe avrebbe espresso parere favorevole sulla liberazione dai domiciliari anche se il GIP Francavilla si riservò un approfondimento delle indagini fino al 26 luglio. Entro quella data Di Martino fu fuori.

Val la pena di sottolineare, per completezza d'informazione, che successivamente all'incriminazione di Di Martino per incompatibilità tra la funzione di amministratore e la professione di avvocato nella difesa di un cittadino che ha in essere un contenzioso con l'amministrazione presieduta dallo stesso soggetto (amministratore/avvocato), si sono avute sentenze di proscioglimento.

Il 25 ottobre 2007 l'ennesima udienza del processo che vedeva imputato Salvatore Di Martino. Il giudice chiese l'archiviazione per intervenuta prescrizione dei reati ma l'ex sindaco di Ravello la respinse chiedendo di "essere giudicato nel merito".

In sostanza la disavventura di Di Martino poteva avere finalmente termine ma lui, pur di dimostrare le sue ragioni, è stato disposto a sottoporsi a un nuovo processo.

SI RICORDA CHE QUESTO ARTICOLO E' DATATO 29 OTTOBRE 2007

Questa cronaca si riferisce agli anni passati e non al presente, perché quel processo, nel frattempo, si è concluso con Di Martino uscito indenne.

Talvolta, i giornali ripropongono testi degli anni precedenti perché è indispensabile ravvivare la memoria storica dei cittadini, fondamentale per rafforzare la coscienza collettiva. Questo il nostro intento, consapevoli come siamo, dopo anni di impegno per la comunità, di essere con le nostre cronache e le nostre analisi, oltre che un'agenzia informativa quotidiana, anche un "luogo" di dibattito, approfondimento, di comparazioni e di recupero del passato.

Ciò non significa che il passato e il presente siano sovrapponibili, se è vero, come in questo caso, che molte cose cambiano: nel 2007, ad esempio, c'era un procedimento penale a carico dell'avvocato Salvatore De Martino, mentre oggi, da quella vicenda, l'ex sindaco è uscito indenne.

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