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Storia e Storie

Quirinale, c'è anche Ravello alla mostra dell'Unità d'Italia /FOTO e VIDEO

Scritto da (Redazione), lunedì 9 gennaio 2012 11:16:02

Ultimo aggiornamento mercoledì 11 gennaio 2012 15:16:15

C'è anche Ravello alla mostra "Il Quirinale. Dall'Unità d'Italia ai nostri giorni", allestita a Roma presso le sale del Palazzo del Quirinale. Destinata al vasto pubblico popolare e soprattutto alle scuole e ai più giovani, propone un corposo apparato di audiovisivi con materiali d'epoca. Ma non rinuncia ad accontentare la curiosità dei visitatori, proponendo momenti anche spettacolari: per esempio il grande ritratto della regina Margherita, consorte di Umberto I, con l'abito da Corte del 1880. O il cannocchiale usato da Vittorio Emanuele III durante la Prima guerra mondiale. L'incredibile olio su tela affollatissimo di personaggi riconoscibili e identificati che ricostruisce la visita di Vittorio Emanuele III e della regina Elena a Parigi nel 1904.

Tra documenti, foto, quadri, oggetti d'arte, proiezioni, registrazioni audio provenienti dall'Archivio di Stato, dall'Istituto Luce, le Teche Rai e dagli archivi di vari musei che raccontano i 150 anni dell'Italia unita, spiccano anche le immagini del periodo di Salerno Capitale, con il Re Vittorio Emanuele III che scelse Ravello come propria dimora dal febbraio all'agosto del 1944.

E Palazzo Episcopio, il decreto luogotenenziale e altri documenti faranno bella mostra nelle eleganti teche del Quirinale fino al 17 marzo prossimo (ingresso libero). Un evento di grande interesse nella storia dell'unità nazionale che vide protagonista Ravello.

Ospite del Duca di Sangro (aristocratico romano intimo dei Savoia nonchè Aiutante di Campo del Re) presso Palazzo Episcopio, Re Vittorio Emanuele III giunse nella "Bellissima" in una fredda e uggiosa giornata di febbraio del 1944, successivamente alla riassunzione dei poteri, da parte del Governo Italiano, sui territori liberati dall'occupazione tedesca con il trasferimento del governo Brindisi a Salerno.

L' autovettura del sovrano fu preceduta da un imponente corteo di motociclisti, Carabinieri e Ufficiali dell'esercito che giunsero sulla collina del rione Toro attraverso l'attuale viale Wagner, reso rotabile per l'occasione.

Ogni mattina, nei giorni che seguirono, sino alla liberazione di Roma, il Re, sempre in divisa militare -non a caso era soprannominato il "Re Soldato"- partiva per raggiungere il fronte e seguire le operazioni belliche, mentre la Regina Elena restava in sede e, a volte si recava in Villa Rufolo o, riservatamente, in visita a Chiese e Monasteri. Nella memoria di molti dei nostri nonni è ancora vivo il ricordo del cambio della guardia dei Granatieri di Sardegna e dei Carabinieri che, immobili, picchettavano l'ingresso di Palazzo Episcopio in una Ravello a dir poco "blindata".

E l'idea della Luogotenenza, progetto intermedio tra la permanenza di Vittorio Emanuele III sul trono e la sua abdicazione, nacque nella ristrettissima cerchia di tre personalità, Enrico De Nicola, Carlo Sforza e Benedetto Croce.

Il principe Umberto avrebbe esercitato le prerogative di capo dello Stato senza tuttavia possedere la dignità di re, che restava in capo a Vittorio Emanuele III. Si trattava dell'unico compromesso possibile: i capi dei partiti antifascisti, infatti, avrebbero preferito l'abdicazione di Vittorio Emanuele III, la rinuncia al trono da parte di Umberto e la nomina immediata di un reggente civile. Benedetto Croce, grande estimatore dell'ingegno giuridico di Enrico De Nicola, aderì a quella proposta non scevro da perplessità in quanto temeva che proprio l'istituto della Luogotenenza potesse facilitare la fine della Monarchia e l'avvento della Repubblica.

L'incontro di Ravello tra il sovrano e il giurista napoletano (che diverrà il primo presidente della storia dell'Italia repubblicana nda) si svolse nella straordinaria cornice di Palazzo Episcopio, il piccolo 'Quirinale di Ravello', dimora del sovrano, dove ancora riecheggiavano i lontani fasti del Vescovado ravellese e le suggestioni dei luoghi wagneriani. Il re, perplesso, ascoltò in silenzio il giurista napoletano fino a quando non fu associato al colloquio il Ministro della Real Casa, il conte Pietro d'Acquarone, gentiluomo di Palazzo di Sua Maestà la Regina.

Alla fine Vittorio Emanuele III accettò la soluzione (clicca qui per leggere integralmente la ricostruzione del colloquio) si piegò alla ferma volontà di De Nicola che, tra l'altro, rivolgendosi al ministro, era stato molto esplicito nel sottolineare l'esiguità delle alternative percorribili.

Ma il rigido inverno ravellese non risparmiò quello storico incontro, obbligando De Nicola a trascorrere la notte a Palazzo Episcopio per le pessime condizioni del tempo, che sconsigliavano di intraprendere il tortuoso cammino di ritorno alla volta di Torre del Greco.

Si cenò, quindi, "a lume di candela mentre fuori soffiava un triste vento" in una sala illuminata a sprazzi dai tizzoni ardenti del camino. La mattina dopo, De Nicola si congedava dal sovrano, in attesa della risposta ufficiale, che sarebbe giunta la sera del giorno seguente a Torre del Greco: una pagina importante nella storia d'Italia era stata scritta.

Il 24 aprile di quell'anno, sempre a Ravello, il Presidente del Consiglio Badoglio, ed i Ministri del nuovo Governo (Benedetto Croce, Carlo Sforza, Giulio Rodinò, Pietro Mancini, Palmiro Togliatti, Adolfo Omodeo e Salvatore Aldise) prestarono giuramento davanti al Re (CLICCA QUI PER GUARDARE IL VIDEO). Il 4 giugno Roma venne liberata dall'occupazione nazista e, il giorno seguente, Vittorio Emanuele III, pur senza abdicare, firmò il decreto con il quale affidò la luogotenenza del Regno al figlio Umberto, Principe di Piemonte.

"La cerimonia si svolse sempre a Ravello e sempre nella villa Episcopio", ricorda lo storico Antonio Spinosa, "fu una cerimonia scarna, ma degna d'un Parsifal per l'intensità e per la suggestione dei luoghi prediletti da Wagner. Pieno di amarezza, salutando sulla soglia della villa il figlio che partiva per la capitale, Vittorio esclamò: «Va', divertiti tu, ora»".

Il decreto legislativo luogotenenziale 151/1944, stabiliva che «dopo la liberazione del territorio nazionale le forme istituzionali» sarebbero state «scelte dal popolo italiano, che a tal fine» avrebbe eletto «a suffragio universale, diretto e segreto, un'Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato» dando per la prima volta il voto alle donne. Alla Presidenza del Consiglio Ivanoe Bonomi succedette a Badoglio.

Il Governo restò a Salerno fino a metà agosto per consentire il ripristino della normalità a Roma.

Si concluse, così, l'avventura di Salerno Capitale. Breve ma storica, con Ravello che ancora una volta, dopo i fasti medievali vissuti con la Repubblica d'Amalfi, tornò ad essere protagonista delle vicende della Storia Patria. La luogotenenza durò fino al 9 maggio del 1946 quando, in vista delle elezioni, Re Vittorio Emanuele III fu indotto, dai suoi consiglieri, alle dimissioni.

Il 2 giugno il referendum abolì la Monarchia per la nascente Repubblica.

"Il Quirinale. Dall'Unità d'Italia ai nostri giorni"
Indirizzo:
piazza del Quirinale, Roma
Quando: fino al 17 marzo 2012
Orari: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18.30. Domenica: dalle 8.30 alle 12.00. Chiuso il Lunedì
Prezzi: ingresso libero

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