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Storia e Storie

Pogerola nel Medioevo

Scritto da Giuseppe Gargano (Redazione), mercoledì 25 luglio 2012 08:34:11

Ultimo aggiornamento giovedì 26 luglio 2012 20:46:55

di Giuseppe Gargano - Amalfi fu, all'origine della sua storia, un castrum bizantino, cioè un avamposto militare costituito da una sorta di villaggio fortificato, realizzato nel quadro del progetto imperiale di difesa contro i longobardi, scesi in Italia nel 568. Così Amalfi compare ufficialmente nella storia come castrum ma anche come civitas episcopale nel 596: così recita una lettera inviata da papa Gregorio Magno al rettore delle Chiese della Campania.

Quando la città si sviluppò considerevolmente nella zona pianeggiante aperta sul mare e sulle due colline laterali, l'aumento della popolazione favorì anche la nascita di casali extramoenia, collocati tutti ad occidente del centro urbano. Nel corso dell'Alto Medioevo questi erano dieci: Pastena, Lone, Pogerola, Vettica Minore, Tovere, Conca, Casanova, Furore, Vettica Maggiore, Praiano. In seguito, a cominciare dall'età angioina (1266-1442), Conca e Praiano con Vettica Maggiore divennero università distinte dalla città madre, con proprie amministrazioni pubbliche.

Il casale di Pogerola compare nelle carte ufficiali soltanto nel X secolo: esso è indicato dal castrum Pigellule, cioè da un castello che si ergeva sul dorso della collina occidentale di Amalfi, detta Monte Falconcello.

Il toponimo Pigellula deriva da pigella, che stava ad indicare un piatto tondo di terracotta, utilizzato per infornare il pane. Molti potrebbero credere in un'associazione linguistico-toponomastica tra Pogerola e Agerola; in realtà resterebbero delusi. Infatti Agerula o Agerulum, attestato sia nella forma femminile che neutra latina, deriverebbe da aher = spazio aperto e starebbe ad indicare la forma a ferro di cavallo della terra agerolese; ovviamente Agerula sarebbe un diminutivo determinato dalla rotazione consonantica della "h" che diventa prima "j" e poi "g" (ancora oggi nel dialetto si dice ajerula).

In aggiunta, nella chiesa di S. Gregorio di S. Lazzaro è conservata una croce in pietra, proveniente dal monastero-convento di S. Salvatore di Cospidi, sulla quale è scolpito uno stemma che evidenzia una banda affiancata da due ali d'aquila: si tratta del più antico emblema di Agerola, formato da un campo d'argento, alla banda di rosso, affiancata da due ali nere d'aquila; queste ali erano "figura parlante", cioè servivano per spiegare il significato del nome del luogo, lo spazio aperto.

Pogerola, invece, risulta dalla trasformazione linguistica di Pigellula mediante questa evoluzione: Pigellula - Pugellula - Pugerula - Pogerola; addirittura la "g" per fenomeno inverso a quello precedente è divenuta "j" e poi "h" nel dialetto, per cui è normale sentire "Puhella o Puherula".

Il castrum Pigellule non corrispondeva al villaggio: esso era soltanto una fortificazione, mentre il caseggiato si sviluppava alle sue spalle. Questo castrum, che tra angioini e aragonesi sarà un castello provinciale di significativa importanza, retto da castellani soprattutto provenzali, viene documentato per la prima volta nel 1021. Della struttura difensiva originaria ora restano due torri, tratti di mura verso settentrione e una cisterna. Nel suo ambito fu edificato un monastero benedettino femminile dedicato a S. Sebastiano.

Recentemente Giuseppe Fiengo ha scoperto che la chiesa monastica attestata fin dal 993 si trova alla base della cosiddetta "Torre di Pogerola", una sorta di torre di avvistamento di forma quadrata, attribuita al XV secolo. Noi siamo convinti che questa sia stata semplicemente restaurata in quel tempo, poiché essa doveva esistere sin dal X secolo. A sostegno di questa tesi segnaliamo la chiesa di S. Felice di Fonti, località posta tra Cetara e Vietri sul Mare, realizzata dal principe Sicardo di Benevento e Salerno agli inizi del IX secolo proprio al di sotto di una torre di avvistamento sul mare. La chiesa, intitolata, come quella di Pogerola, ad un santo militare (S. Felice di Nola - S. Sebastiano), che ben si addiceva ad una fortificazione, fu in seguito acquistata dagli atranesi di Salerno.

Il castrum Pigellule fu più volte impegnato in combattimenti ardui per difendere la popolazione di Amalfi: nel 1388 sosteneva, nella lotta per il trono di Napoli, Ladislao di Durazzo contro Ludovico d'Angiò appoggiato dal castrum Scalelle, collocato sulla collina orientale di Amalfi.

L'archeologo Domenico Camardo distingue tra castrum e castellum entrambi presenti nel territorio amalfitano: il primo sarebbe semplicemente una ben organizzata struttura difensiva sul piano militare; il secondo corrisponderebbe ad un villaggio fortificato. Pertanto, Lettere era costituita dal castellum, all'interno del quale vi erano abitazioni, vie, slarghi, nonché la cattedrale e la casa vescovile.

Nell'ambito della giurisdizione di Pogerola vi è pure l'agglomerato di abitazioni, circondato da terrazze coltivate a gradoni, denominato Riulo. Sin dal 1098 lì esistevano organismi edilizi tipici, detti "casali", che erano formati da vani abitati, cantine, stalle, depositi, ambienti per la vinificazione, cisterne e bagni. In uno di questi viveva, nella seconda parte del XII secolo, il nobile mercante Orso Castallomata, i cui antenati provenivano dal territorio stabiano, come quelli dei Pillizza, che si stabilirono al di sotto della via pubblica di Riulo e nella località Pustracto di Amalfi: le vestigia delle loro case medievali sono tuttora ben evidenti, insieme a quelli della famiglia Rizzolo, posti accanto alla lama omonima.

Orso Castallomata fondò, tra il 1179 e il 1181, dotandola di ampie rendite, la chiesa di S. Michele Arcangelo ad Ortello, il cui impianto architettonico, ha scoperto l'indimenticabile Nicola Franciosa, riflette chiari influssi armeni. La presenza di una lastra marmorea con iscrizione armena del XII secolo nella chiesa della Madonna delle Grazie costituisce un'ulteriore prova a sostegno dell'ipotesi di viaggi mercantili di Orso Castallomata verso quella lontana terra, dalla quale egli avrebbe portato a Pogerola maestranze esperte in architettura sacra. La chiesa è stata studiata in modo puntuale e acribico da Robert Paul Bergman e da Giuseppe Fiengo.

Un'altra chiesa antica di Pogerola è la parrocchiale dedicata alla santa orientale Marina: essa è documentata sin dal XII secolo. Nella località Gaudio si trova poi la chiesetta di S. Maria de Fonti; quel sito potrebbe derivare la sua denominazione dal cognome di una famiglia di origine longobarda presente a Pogerola sempre nel XII secolo, la de Gaudio o de Gavino.

Occupa una posizione centrale nel contesto del casale la chiesa della Madonna delle Grazie, fondata dalle famiglie autoctone Amodeo, Rispoli, Amendola, Paolillo, Gambardella nel 1539, quale suffragio a seguito della peste del 1528. I cognomi più diffusi a Pogerola nel corso dei secoli sono: Amodeo o Amodio (originaio da Cava), Rispoli (si trasferì anche a Pontone ed era presente a Positano), Amendola (de Mendula, punta della lancia o mandorla), Paolillo (da Agerola, Pagurillo, piccolo paguro marino), Gambardella (bizantina, da camarda = stanza della casa), Amatruda (onomastico femminile longobardo).

Nel corso del XVII secolo la nobile stirpe dei Bonito di Scala e di Amalfi fondò a Pogerola la cappella di S. Anna, come aveva già fatto nel suo palazzo amalfitano.

Le vie di accesso a Pogerola nel Medioevo erano: la scalinata del Cieco, il cui toponimo Rececum o Recezo, risalente almeno al XII secolo, indicava una frattura nella roccia; la via attraverso il bosco di Mezzacapo, indicata già nel 1258 e chiusa dalla Porta Penta; la via pubblica di Riulo con una portula pubblica, che si collegava alla Via Stabiana, un'arteria classica che partiva da Nocera, saliva a Ravello, passava per Scala e attraverso Tavernata raggiungeva prima Agerola e poi il territorio stabiano.

Questa via passava accanto al monastero benedettino maschile dei Ss. Benedetto e Scolastica a Tavernata, che apparteneva alla giurisdizione scalese ed era il più antico cenobio del territorio amalfitano. In esso dovette formarsi il medico-monaco Beato Gerardo Sasso, che divenne il priore dell'ospedale amalfitano di Gerusalemme, ove fondò il primo ordine monastico-cavalleresco della storia, l'Ordine dei Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, ora di Malta.

Un'attività produttiva in funzione sin dal XIV secolo a Pogerola era quella delle "centrelle" e dei chiodi, impiegati nella confezione dei calzari, nelle cartiere, nella carpenteria, nella marineria.

L'agricoltura era molto sviluppata: abbondavano in quell'area e sulle vicine montagne o colline, quali il Molignano, il Monte Scanno, Matizzano, castagneti che producevano qualità pregiate di castagne, come le zenzale (esportate in Africa settentrionale), selve e boschi, che fornivano grosse quantità di legname e alimentavano pure la produzione dei carboni. Tuttora, come ha segnalato Giovanni Camelia nella sua presentazione all'esposizione del pittore Nello Palumbo, sopravvive qualche castagno centenario.

Numerosi erano, inoltre, gli orti coltivati a limoni dagli inizi del XIII secolo; in essi erano e sono ancora evidenti le grosse zucche (cocorbete nel Medioevo), impiegate quale ripieno dei ravioli che, come afferma Giovanni Boccaccio, venivano cotti nel brodo di cappone e poi ammantati da una buona grattugiata di parmigiano reggiano. Negli orti si trovano anche gli zucchini, cucinati secondo una ricetta di tradizione classica romana "alla scapece", cioè tagliati a rondelli, fritti e marinati in salsa di aceto, olio, menta e aglio, una salsa, la scapece, menzionata nel Moretum virgiliano, come ha dimostrato il compianto amico Ezio Falcone.

La dirimpettaia Pontone, contrada di Scala, risponde con la parmigiana di zucchini, dove regna incontrastato l'ortaggio che ha rivoluzionato la cucina medievale, il pomodoro giunto dall'America nel corso del XVII secolo.

Pogerola ha dato i natali ad uno degli storiografi eruditi amalfitani, don Gaetano Amodio, parroco di Conca dei Marini, che nel 1767 scrisse un compendio istorico su Amalfi e Conca, due consistenti volumi cartacei giunti sino a noi. Di don Gaetano Amodio, a cui è intitolata la piazza di Pogerola, celebriamo quest'anno i trecento anni dalla nascita.

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