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Storia e Storie

Maggio 1938: quell'indimenticabile sfida tennistica Italia-Francia a Ravello /FOTO

Scritto da Bonaventura Fraulo (Redazione), martedì 29 ottobre 2013 11:59:39

Ultimo aggiornamento venerdì 22 maggio 2020 13:31:45

di Bonaventura Fraulo

Fu un vero e proprio evento quella storica sfida tra le rappresentative tennistiche nazionali di Italia e Francia che si disputò sul campo da tennis di Ravello nel maggio del 1938.

Quel gioiellino inaugurato cinque anni prima e utilizzato da facoltosi clienti degli alberghi e qualche ravellese elitario come i fratelli Vuilleumier, era stato scelto per una gara amichevole tra i big del tennis dell'epoca, impegnati in Coppa Davis. Con ogni probabilità fu l'ambasciatore francese in Italia, cliente abitudinario degli alberghi Caruso e Palumbo, a promuovere l'iniziativa con il benestare della Casa Reale che già dagli anni Venti amava ritirarsi a Ravello. La pratica del tennis stava per conquistare Ravello, come la musica aveva fatto 58 anni prima grazie a Wagner.

Giorgio De Stefani, il numero uno del tennis italiano dal 1933, dopo il ritiro dalle gare di Umberto De Morpurgo, avrebbe calcato la terra rossa di Ravello. Con lui Giovannino Palmieri, vincitore del Monte-Carlo Masters nel 1935, degli internazionali d'Italia del 1934 e finalista dello stesso torneo nel 1935 (nel 1934 vinse anche il doppio, insieme all'irlandese Rogers), Carlo Della Vida, nel 1935 il numero 8 italiano in singolare e il numero 3 in doppio, un diciassettenne Marcello Del Bello,Giovanni Cucelli, tennista di grande qualità e temperamento, possedeva un gioco originalissimo anche se non proprio elegante ma sempre efficace e Valentino Taroni convocato dalla squadra italiana di Coppa Davis nel 1933 e presente agli internazionali di Francia nel 1934, 1937 e 1938. Fu legato a Ravello perché qui tenne i primi corsi di tennis.

Noi ragazzini di nove anni eravamo presi dall'evento tanto che ci davamo da fare per aiutare i tecnici nel montaggio delle tribune. Venne il gran giorno: il paese era vestito a festa come nelle grandi occasioni. C'era persino la banda musicale e noi cercavamo la migliore zona del campo per poter assistere"indisturbati" alla partita. Ma non fu possibile "imboscarci", i controlli erano rigidissimi. Io, però, fui fortunato, perché mio padre fu invitato da Don Michele Ruocco, proprietario dell'abitazione in stile vittoriano, che affaccia sul campo, ad assistere alla partita dal terrazzo.

I notabili e i benemeriti del paese erano schierati in prima fila: c'era il Podestà, alte cariche civili, il Duca Confalone, il Barone Compagna, Pantaleone e Paolo Caruso..., mentre gli spettatori erano assiepati sotto Palazzo Tolla, sullo slargo delle "mattonelle". Per noi ragazzi del paese fu un vero e proprio affronto vedere quei raccattapalle venuti da fuori. I tennisti scesero in campo, vestiti con calzoni lunghi e camicia, rigorosamente bianchi. Gli incontri, di singolo e doppio, furono davvero appassionanti, ma non ricordo i punteggi finali. Anzi, è quasi impossibile riuscire a reperire notizie precise di quell'evento.

Al termine degli incontri riuscii a scendere sul campo dove si intrattenevano i giocatori. Andai da Paolo Caruso, allora presidente dell'Azienda di Soggiorno e Turismo e gli espressi i desiderio di poter avere una racchette come quelle utilizzate dai tennisti professionisti. Allora il signor Paolo chiese direttamente a Palmieri che mi regalò la sua racchetta!

Era realizzata in legno e intessuta di stringhe di intestini animali (che non aveva nulla a che vedere con quelle ultramoderne di oggi). Paolo Caruso divenne il mio compare di Cresima.

Foto e approfondimenti: archivio Elio Vuilleumier

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