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Storia e Storie

Luce e realismo nella pittura napoletana dell’Ottocento

Scritto da (Redazione), sabato 25 novembre 2017 15:46:05

Ultimo aggiornamento sabato 25 novembre 2017 17:52:04

di Paolo Spirito

Ci sono due appunti nel taccuino di Giuseppe De Nittis, pubblicato nel 1894 a Parigi col titolo di "Notes e Souvenirs" e poi in Italia nel 1964 come "Taccuino 1870/1884", che meglio di qualunque altra espressione riassumono, attraverso la viva voce del pittore, la consapevolezza acquisita in quegli anni in cui si divise tra Campania e Puglia e che forse esprimono gli elementi più essenziali della sua arte: "La natura mi ha svelato la verità che si cela nel mito...Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell'aria e del cielo". Due dati reali che cominciano a trovare espressione con forza prorompente già nel periodo giovanile della Scuola di Resina, per poi raggiungere l'apoteosi nella sua produzione dell'età matura, che per lui si sarebbe fermata ai 38 anni, quando improvvisamente morì per una emorragia celebrale. Forse quello di Ercolano e Portici accanto ai suoi amici artisti dediti alla pittura all'aria aperta, da Domenico Morelli a Mario De Gregorio, Francesco Romano e Adriano Cecioni, resta uno dei periodi più spensierati e fecondi della sua vita come traspare dai toni entusiastici del suo taccuino di ricordi: "Che bei tempi! Con tanta libertà, tanta aria libera, tante corse senza fine! E il mare, il gran cielo e i vasti orizzonti!... E da per tutto, un profumo di menta selvatica e di aranceti, che io adoro".

Dopo la stupenda Mostra del 2013-14 "La Scuola di Resina. Nella collezione della Provincia di Napoli e da Raccolte pubbliche e private", a cura di Luisa Martorelli organizzata dal Pio Monte della Misericordia insieme alla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale e alla Provincia, questa dal titolo "Realismo e luce nella pittura napoletana dell'800 - Omaggio alla Scuola di Resina", organizzata dall'Accademia Giacinto Gigante, associazione culturale rivolta allo sviluppo dell'arte e alla valorizzazione degli artisti napoletani dell'800/900, ben rappresenta l'altissimo livello raggiunto dalle correnti pittoriche napoletane agli inizi dell'800 in linea con il gusto e la ricerca europea coeva. La ricchissima mostra, inauguratasi sabato 11 novembre presso la sede storica napoletana, in Via Belisario Corenzio, e che resterà aperta al pubblico fino al 23 dicembre 2017, consente ai visitatori di percorrere lo sviluppo della pittura napoletana del XIX secolo, tale da poter contestualizzare e apprezzare la portata innovatrice di tale esperienza con il focus rivolto alla Scuola di Resina. Nonostante la critica artistica per lungo tempo abbia considerato le scuole napoletane della prima metà dell'ottocento marginali, secondarie, folcloristiche, oggi possiamo ben interpretare lo spirito di ricerca alla base di quei gruppi, capaci di anticipare, si potrebbe dire, visioni che saranno guida per il rinnovamento dell'arte con incursioni che giungono sino ai nostri giorni.
Il realismo, la tecnica della pittura en plein air, l'importanza della luce che rende vive e modula le forme, esperienze fondamentali per l'Impressionismo e i Macchiaioli, trovano tutti spazio nell'arte pittorica partenopea di un intero secolo. La Scuola di Resina in particolare ha espresso figure artistiche di primo piano, capaci di elaborare una produzione totalmente nuova ed originale intessendo stretti rapporti con le altre esperienze europee sia con il confronto che con lo scambio di idee sia con l'appartenenza ai vari "movimenti" artistici. Il fervore culturale in cui maturarono nuove possibilità di narrazione visiva non sono altro che l'espressione di un mondo in trasformazione in ambito socio-politico, influenzato dal Positivismo e dal progresso tecnologico nell'ambito della visione. Dopo periodi di appropriazione di una tradizione ormai lontana, si perveniva dunque ad una nuova sensibilità in sintonia con i principali movimenti artistici dell'epoca.
Con tale esperienza dovrà fare i conti la ricerca pittorica italiana ed europea del 900 in cui si amalgameranno il tratto espressivo afferente alla tradizione nazionale con la sperimentazione di forme espressive proprie e nuove.. Le opere e esposte ci restituiscono il profumo complesso di tutta un'epoca, in cui Napoli appare in bilico tra capitale del Regno delle Due Sicilie e periferia del nuovo Stato nazionale , sforzandosi e riuscendo a conservare un respiro intellettuale europeo vivo e cosmopolita.

Un nuovo e diverso metodo storico-critico porta, infatti, a riconsiderare luce e realismo elementi fondamentali e segni distintivi della Scuola di Resina: importante esperienza pittorica che nasce nel 1863 dal sodalizio tra Marco De Gregorio, Federico Rossano, il pugliese Giuseppe De Nittis e il toscano Adriano Cecioni, i quali eleggono luoghi d'incontro il dismesso palazzo Reale di Portici, dove Marco De Gregorio - originario di Resina - ha il suo studio e il caffè Simonetti di Portici. Qui essi discutono animatamente del loro programma incentrato sul credo di un Realismo senza orpelli e infingimenti; la tecnica della pitturaen plein air, che anticipa il modus operandi degli impressionisti francesi e sul valore della luce che plasma forme e colori fissando i paesaggi in atmosfere luminose e cristalline. A tal proposito è stato determinante il soggiorno a Portici, dal 1863 al 1867, del toscano Adriano Cecioni: maggior critico del movimento dei Macchiaioli, basato sulla convinzione che la forma non esiste, ma è creata dalla luce, la quale colpendo gli oggetti viene rinviata al nostro occhio come colore. Il periodo più fervido e proficuo che vede altri seguaci unirsi alla Scuola di Resina, come: Achille Vertunni, Federico Cortese, Edoardo Dalbono, Antonino Leto, Francesco Lord Mancini, Giuseppe Laezza ed Eduardo Monteforte si esaurisce con il 1867: anno in cui De Nittis parte per Parigi, ma la compagnia si scioglierà definitivamente solo nel 1874 quando il maestro pugliese si stabilirà nella capitale francese. Merito all'Accademia Gigante che rende omaggio a questa prestigiosa scuola pittorica, esponendo nelle proprie sale opere inedite dei suoi maestri più rappresentativi, primo fra tutti Marco De Gregorio, presente alla rassegna con "Villa a Portici": tela nella quale le linee asciutte, quasi geometriche, dell'edificio fanno da sfondo alla ricca vegetazione del giardino dove ogni particolare è reso con magistrale minuzia grazie a piccoli e corposi tocchi di pigmento e "Tetti di paese": paesaggio emblematico della maniera della Scuola di Resina in cui semplici tetti sovrastati dalla mole di una chiesa di paese diventano protagonisti incontrastati di un'opera che ha come scopo principale la rappresentazione del vero con un linguaggio pittorico chiaro ed essenziale. "Sulla spiaggia" del siciliano Antonino Leto si caratterizza per la luminosità, l'interessante impianto prospettico nonchè la padronanza nell'uso di un segno essenziale e al contempo costruttivo; mentre Edoardo Dalbono incanta l'osservatore grazie alla ricchezza compositiva del dipinto intitolato "Cortile di villa vesuviana", nel quale semplici e laboriose scene di vita quotidiana sono impreziosite dalla ricchezza dei particolari, dalle sapienti scelte cromatiche e da importanti quinte architettoniche. Federico Rossano, con "Il fiume Oise" e "La raccolta delle erbe" declina in maniera personale le forme espressive della "Scuola di Resina" grazie ai toni fortemente intimistici tipici della sua maniera e rivelatori dei forti e proficui contatti con la Scuola di Barbizon durante il suo soggiorno parigino. "Caseggiati parigini" di Giuseppe De Nittis è una piccola impressione "napoletana", interessante per l'immediatezza dell'esecuzione. Arricchiscono l'esposizione pregevoli dipinti rappresentativi della Scuola Napoletana tra la seconda metà dell'800 e la prima del ‘900, realizzati da maestri, quali: L. Balestrieri, C. Brancaccio, Giuseppe Casciaro, F. Lord Mancini, P. Scoppetta, G. Smargiassi, V. Caprile, F. Palizzi, Attilio Pratella, L. Crisconio e V. Irolli , quest'ultimo presente all'evento espositivo con "Figura in terrazza": un vero e proprio capolavoro del maestro, una bellissima tela dalle dimensioni importanti in cui la figura elegante e longilinea, resa con pennellate sintetiche, è immersa in una vegetazione rigogliosa dalle cromìe brillanti, generate da sciabolate di colore compendiarie e materiche, talvolta addirittura grumose. Grazie a questo secondo e folto gruppo di opere, la Rassegna consente ai visitatori di percorrere in maniera esaustiva lo sviluppo dell'arte pittorica partenopea di un intero secolo, in modo da contestualizzare e apprezzare la portata innovatrice della Scuola di Resina.

La tela: Lord Mancini, "Da Torre del Greco a Torre Annunziata"

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