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Storia e Storie

Lorenzo D'Amalfi, matematico e astrologo dell'XI secolo

Scritto da Giuseppe Gargano (Redazione), sabato 5 ottobre 2013 07:50:16

Ultimo aggiornamento sabato 5 ottobre 2013 07:50:16

Di Giuseppe Gargano - L'antichità classica trasmise al Medioevo lo studio del quadrivio, tramite Boezio.
Gregorio Magno, in particolare, considerava l'astronomia come una scienza dal significato mistico. Di astronomia si interessavano i laici della Spagna visigotica.

Nel mondo anglosassone Beda "il Venerabile" elaborò alcune opere che ebbero una grande diffusione nel Medioevo. Alla corte di Carlo Magno operarono grandi uomini di scienza, quali Alcuino, allievo di Egberto di York, che fu il principale fondatore ed organizzatore della scuola palatina, gli irlandesi Dungal e Dicuil, lo spagnolo Teodulfo.

Uno dei più grandi uomini di scienza francesi del X secolo fu certamente Gerbert d'Aurillac, il quale elaborò tecniche efficaci per il calcolo della moltiplicazione e della divisione e tradusse un'opera araba sull'astronomia. Gerbert aveva, infatti, condotto gli studi in Catalogna ed aveva avuto, perciò, contatti stretti con le cognizioni della Spagna araba.

Egli ebbe grande prestigio a Roma come matematico, insegnò a Reims le sue innovazioni sulle regole dell'abaco e delle sfere. Gerbert costruì pure un horologium, che permetteva di studiare le stelle durante la notte. Gerbert diede un grande impulso all'aritmetica nell'ultimo decennio del secolo X. Con l'aiuto dell'abaco Gerbert, utilizzando forse le cifre arabe, migliorò notevolmente le capacità di esecuzione della moltiplicazione e della divisione.

Tra X ed XI secolo la Chiesa di Roma fu governata da una serie di pontefici illuminati di estrazione monastica benedettina, la cui provenienza era da Montecassino o da Cluny. I cenobi nei quali si erano formati erano autentiche fucine di cultura e di scienza: in essi si produssero innovazioni e scoperte che avrebbero contribuito, nei secoli futuri, alla generale trasformazione della civiltà occidentale; in esse si produssero quelle idee rivoluzionarie che avrebbero riscattato la Chiesa dalle ingerenze imperiali.

Il primo, e non solo in ordine di tempo, di questi monaci-scienziati fu Gerbert d'Aurillac, che divenne papa col nome di Silvestro II. La sua lezione di abile e geniale matematico fu appresa dal monaco Teofilatto, poi papa Benedetto IX, da S. Odilone abate di Cluny e dal monaco cassinese Lorenzo d'Amalfi.

Costui, compagno di studi e di ricerche dei primi due, nacque da una nobile famiglia di Atrani, altra città-capitale del ducato marinaro di Amalfi, verso il 996 e al secolo fu noto con l'onomastico di Leone Gettabetta. Intorno al 1021 entrò come monaco a Montecassino col nome di Lorenzo, al pari di altri giovani rampolli dell'aristocrazia amalfitana, quando l'abate era Atenulfo, fratello della duchessa Maria di Amalfi e del principe Pandolfo di Capua.

Il 17 aprile del 1029 fu eletto arcivescovo di Amalfi col nome di Leone II, per volontà del duca, del clero e del popolo. Fu, quindi, consacrato al Laterano da papa Giovanni XIX il 2 luglio dello stesso anno.
Ad Amalfi egli ebbe modo di fondare quella scuola della cattedrale che avrebbe in seguito sfornato personaggi eruditi, destinati a mediare, con abile diplomazia, tra la Chiesa Latina di Roma e quella Greca di Bisanzio.

Resse l'archidiocesi amalfitana fino al 1047, quando, accusato di congiura ai danni del principe di Salerno Guaimario IV, che allora gestiva da dietro le quinte anche la politica del ducato amalfitano, fu rimosso, per cui dovette riparare dapprima a Firenze e poi a Roma. Lì fu maestro di Ildebrando da Soana, il futuro papa Gregorio VII, tra il 1048 ed il 1049, anno in cui morì e fu sepolto nella chiesa di S. Giovanni de Schola Graeca.

Delle sue eccezionali virtù ed erudizioni fu testimone Pier Damiani, il quale scrive di lui: << Fuit Laurentius potens in litteris, ac biglossus, scilicet linguarum Graecae noverat et Latinae, eo quod praestantius et laudabilius vitae claritate pollebat >>. Lo stesso cronista amalfitano Orso lo elogia nei suoi scritti: << Vixit autem praedictus Dominus Leo, secundus Archiepiscopus, annis quinquaginta et tribus, mensibus sex et diebus quindecim. Fuit perfectissimus Gramaticus, repletus de omni arte literarum, tam latinae, quam graecae, corpore praeclarus, voce optima, et loquela insatiabili ad audiendum >>.

Lorenzo d'Amalfi divenne ben presto famoso in tutta Europa come uomo di grande levatura culturale e profondo conoscitore di matematica, astronomia, agiografia, musicologia, medicina, arti magiche, automazione. Egli sperimentava, in particolare, il movimento di automi, realizzati come fantocci di pezza, azionati mediante tubicini interni di metallo, nei quali agiva il vapore acqueo. Questa particolare applicazione tecnologica delle conoscenze scientifiche era diffusa nel mondo bizantino, al quale Lorenzo fu sempre legato, per cui risultava ben visibile nei giardini del palazzo imperiale di Costantinopoli, dove statue di metallo si muovevano ed emettevano suoni.

Lorenzo d'Amalfi scrisse opere didattiche, di cui si conservano a Venezia nel manoscritto Marcianus Z. L. 197 significativi frammenti, quali la De Divisione, la De Aritmetica ed altri di geometria; s'interessò, inoltre, di orientamento (De inveniendo oriente) per il calcolo della variazione del dì e della notte, di misurazione della circonferenza terrestre (Quot miliaria sint in totius mundi ambitu), di misurazioni temporali (De inveniendis horis diei et noctis quot sint), seguendo la lezione del suo maestro spirituale Gerbert, e spaziali (Ad inveniendum altitudinem et profunditatem pelagi vel stagni), di problematiche astronomico-astrologiche (Ad altum cum astrolabio metiendum: Ad planum cum horoscopo metiendum). Tra le sue fonti vi furono il De rerum natura di Lucrezio, il Somnium Scipionis di Cicerone le Metamorfosi di Ovidio.

Certamente l'uomo di scienza e pedagogo Lorenzo d'Amalfi dovette servirsi, per illustrare la cosmologia e la cosmogonia secondo le teorie dell'epoca, desunte dalla lezione classica, delle sfere armillari ideate proprio tra X ed XI secolo. Quelle che avevano una finalità didattica erano fissate per un'estremità ad un manico tenuto in una mano; altre, invece, erano poste su di un piede perpendicolare al piano dell'orizzonte e potevano, di conseguenza, rappresentare in tre dimensioni la sfera celeste, in modo che tale sfera fosse mobile all'interno della sfera fissa di riferimento e che quest'ultima potesse essere orientata in conformità alla posizione effettiva della sfera celeste fissa di riferimento, cioè della sfera terrestre di cui essa era la proiezione sulla volta celeste.

Certamente l'uomo di scienza Lorenzo d'Amalfi dovette apprendere nozioni e cognizioni matematiche ed astronomiche dal mondo arabo africano e spagnolo, con i quali erano in continuo contatto, non soltanto mercantile, i suoi parenti navigatori e mercanti.

Certamente l'uomo di scienza Lorenzo d'Amalfi dovette trasmettere le proprie conoscenze relative all'orientamento ai suoi concittadini navigatori, i quali ne fecero tesoro, come prova Guglielmo di Puglia, quando afferma che "nessuno meglio di essi conosce le vie del mare e del cielo".

E così quel Nauta Maris, coelique vias aperire peritus dimorante nella Civitas Amalfitana apprese bene la lezione del maestro Leone-Lorenzo, a tal punto da impegnare il suo pratico ingegno nella realizzazione di congegni nautici che gli rendessero più facile, veloce e sicura la navigazione tra le acque infide ad Odisseo di quello stagno su cui si affacciavano tranquille le rane di socratiana memoria.

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