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Tu sei qui: SezioniStoria e StorieLe bombe su Amalfi e quelle 11 vittime nella notte del 18 luglio 1943

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Storia e Storie

Le bombe su Amalfi e quelle 11 vittime nella notte del 18 luglio 1943

Scritto da (Redazione), mercoledì 18 luglio 2018 07:50:08

Ultimo aggiornamento sabato 18 luglio 2020 10:57:16

"Nella notte del 18 luglio 1943, verso mezzanotte, la campana del Duomo cominciò a battere i lenti e sinistri rintocchi dell'allarme. Durante il bombardamento di Salerno, un aereo americano sganciò su Amalfi (piazza Flavio Gioia e in Via Mansone, fin quasi alla scala del Duomo) cinque bombe che provocarono ben 11 vittime: Pietro Culicchi, sergente di fanteria, anni 32; Pasquale Ienco, carabiniere, 21 anni; Vincenzo Marra, anni 45; Antonio Russo, anni 33; Gennaro Tatillo, 43 anni, militari in servizio; Andrea Abbagnara, anni 29, tipografo; Aberto Giovanni Smiraglia, anni 20 elettricista. entrambi amalfitani, in congedo nell'attesa che la loro nave (erano marinai in servizio) fosse riparata dopo un precedente bombardamento; Giuseppe Amatruda, anni 16; Antonietta Fiorenza, anni 20, studentessa universitaria; Francesco Fiorenza, anni 18, matricola universitaria; Carmela Benissimo in Cassone, anni 64, commerciante, tutti e quattro amalfitani".

Così i documenti dell'epoca raccontano del bombardamento aereo che interessò, nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1943, Amalfi.

In quell'estate Salerno fu presa di mira dai bombardamenti angloamericani che miravano a interrompere le vie di comunicazione con il Sud della penisola, dove era in programma lo sbarco in Sicilia. Fino ad allora la città capoluogo e la provincia stessa avevano vissuto in una relativa tranquillità fatta di stenti, ma caratterizzata dalla "lontananza" della guerra. Il 21 giugno 1943 giunse, inatteso, il primo, vero bombardamento.

Furono centinaia i morti e numerosi gli edifici abbattuti. Le incursioni aeree alleate continuarono anche nelle settimane successive e non risparmiarono neanche la "Divina Costiera". Tra le numerose testimonianza dell'epoca vi è anche un documento cartaceo, scritto dall'allora Podestà di Amalfi al Prefetto di Salerno, per metterlo a conoscenza in maniera dettagliata di quanto era accaduto nella sua cittadina in quella tragica notte.

"Un apparecchio quadrimotore si è abbassato all'altezza di duecento metri ed ha sganciato una serie di bombe. Alcune sono esplose in mare, come è lecito supporre dal fatto che sono stati trovati parecchi pesci morti e galleggianti. Cinque sono, invece, cadute nel centro del paese. Oltre agli undici morti sul colpo, dodici persone ferite sono state trasportate all'ospedale di Cava de' Tirreni per mezzo di auto private e di un autobus della Sita".

Nel relazionare quanto accaduto al Prefetto, il Podestà fece richiesta, con la massima urgenza, di para-schegge da costruire agli ingressi del tunnel, e di provvedere all'approntamento di un Pronto Soccorso, dato che il Comune non poteva occuparsene con mezzi propri.

Anche il monumentale Duomo di Amalfi, che domina la piazza, fu danneggiato dalle schegge, in special modo sulla facciata principale dove i mosaici, in più punti, vennero rovinati.

La vita movimentata di oggi, il dinamismo di una città di mare, di cultura ed'eccellenza, presa d'assalto da tanti turisti italiani e stranieri, hanno oramai cancellato il ricordo dell'inferno di una guerra che seminò morte e distruzione. Il ruolo di un giornale è soprattutto questo: ricordare per non dimenticare, affinchè non possano commetersi gli errori del passato.

Di lì a poco ci sarebbe stata la caduta del fascismo e l'armistizio dell'8 settembre con il capovolgersi dei fronti di combattimento. La Costiera Amalfitana sarebbe stata nuovamente protagonista della storia con l'Operazione Avalanche (9 settembre 1943) e la permanenza di Re Vittorio Emanuele III a Ravello, dall'11 febbraio 1944 al giugno dello stesso anno che culminò con la nomina del primo governo di unità nazionale e il passaggio luogotenenziale del Regno al figlio Umberto. Due momenti cruciali della storia patria, con Ravello culla dell'Italia democratica.

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