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Storia e Storie

La Confraternita della Beata Vergine del Rosario: una straordinaria esperienza spirituale dell’antico patriziato ravellese

Scritto da Luigi Buonocore (Redazione), mercoledì 1 maggio 2013 20:55:34

Ultimo aggiornamento mercoledì 1 maggio 2013 20:55:34

di Luigi Buonocore - La Congrega della Beata Vergine del Rosario fu fondata nel 1585 e, quindi, quattordici anni dopo la vittoria di Lepanto, accolta come una grazia attribuita alle incessanti preghiere elevate dal popolo cristiano d'Europa alla Vergine Maria, attraverso la recita del Rosario. Il 7 maggio 1585 mons. Emilio Scattaretica eresse la cappella di San Lorenzo, edificata in cattedrale dalla famiglia Acconciagioco, a sede della Confraternita della Beata Vergine del Rosario, riservata esclusivamente ai nobili della città. In quegli anni a Ravello le famiglie dell'antico patriziato erano ancora attive ma spostavano gradualmente i propri interessi verso la capitale del regno. La città conservava ampi tratti delle mura medievali. Molte antiche domus esistevano ancora mentre altre erano allo stato di rovina. Terremoti, pestilenze e carestie avevano gettato la diocesi in uno stato di degrado e di arretratezza sociale, e culturale. Il notaio Mandina annotava "Addì 15 maggio 1585 hanno fatto processione generale in la città di Ravello, portando lo sangue di San Pantaleone per la Terra con vergine scapillate per la carestia repentina accascata. A dì 16 di detto meso hanno fatto simile processione portando lo braccio di San Tommaso Apostolo A dì 17 di detto mese hanno fatto simile processione con vergine scapillate e figliol medi portando la testa di Santa Barbara per causa predicta". Lo stesso prelato, impossibilitato a recarsi a Roma per le malferme condizioni di salute, nella relazione ad limina del 10 marzo 1590, delineava con poche ma eloquenti parole la situazione della sua sede pastorale: "la città episcopale ha 250 fuochi è sita in sassoso monte, sterilissimo, di malinconica aria".

Nel 1602 mons. Francesco Benni de Butrio, primo vescovo di Ravello e Scala, visitò la sede della Congrega, il cui cappellano era Nicola Confalone. I nobili confratelli erano tenuti ad offrire ogni anno, nel giorno dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, "libra una di cera alba". Nel 1617 mons. Michele Bonsio ordinò alla Congregazione di eseguire "umbrellam ligneam bene ornatam" mentre i sacristi erano tenuti a "purgare" l'icona della Beata Vergine del Rosario, presente sull'altare della cappella, con un panno o con "caudis pelose". In quegli anni il culto della Madonna del Rosario era molto vivo: nella prima domenica del mese, dopo il vespro, aveva luogo una processione con la partecipazione della Confraternita, del Capitolo e del Clero. Nel 1636, in assenza del vescovo Onofrio Del Verme, che probabilmente già alla fine del 1632 si apprestava a lasciare Ravello, avendo numerosi capi d'accusa presso la Sede Apostolica, il vicario capitolare ordinò di "recitarsi il rosario tre volte alla settimana, esporvisi il Santissimo nei venerdì di marzo e fare la novena del Natale e la messa di san Lorenzo". Mons. Bernardino Panicola nel 1643 riferiva che i nobili confratelli recitavano il rosario il mercoledì, sabato e domenica di ogni settimana mentre il Capitolo celebrava la festa di san Lorenzo, ricevendo 12 carlini dal cappellano e cavaliere Francesco Confalone. Se le prime regole privilegiarono il culto e l'elevazione spirituale degli iscritti mediante la recita continua del rosario ed altri riti comunitari, ampio spazio dovettero trovare anche finalità assistenziali e caritative nei confronti dei ceti più poveri, anche in ragione della disponibilità economica su cui i confratelli potevano contare. Purtroppo la vita della Congregazione fu molto breve tanto che nella visita pastorale del 1665 condotta dal vicario Antonio Cau de Panicolis la cappella del Rosario veniva solo menzionata senza alcun accenno al nobile sodalizio (la grande peste del 1656 a Ravello aveva causato oltre mille morti con grave contraccolpo dal punto di vista demografico, economico, sociale, culturale). Il privilegio che aveva legato la Congrega alla nobiltà e, quindi, agli ultimi eredi dei "maiores", si era trasformato in un limite invalicabile!

Agli inizi del Settecento solo tre Confraternite cittadine (SS. Sacramento, Madonna del Carmine e Annunziata) partecipavano alle solenni celebrazioni così mons. Biagio Chiarelli nel 1745 decise di fondare la nuova confraternita del SS. Rosario: " altera fuit a me isituita sub titulo SS. Rosari Beatae Marie Virginis, cui fuerunt adscripti confratres et sorores, quorum redditus paucissimi", retta con le quote mensili dei confratelli. Un'esperienza, quindi, ben diversa da quella pia e nobile Congregazione che nei due secoli precedenti aveva animato la vita spirituale del patriziato locale, e di cui già a quel tempo non restava ormai che uno sbiadito ricordo.

http://luigibuonocore.wordpress.com

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