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Storia e Storie

La chiesa di Santa Maria del Carmine a Pianello di Ravello

Scritto da (Redazione), mercoledì 5 settembre 2012 16:55:50

Ultimo aggiornamento sabato 8 settembre 2012 10:36:25

di Salvatore Amato - Nel Seicento la devozione per la Beata Vergine del Monte Carmelo raggiunse in Costa d'Amalfi una diffusione senza precedenti, di cui sono testimonianza ancora oggi numerose chiese, cappelle e confraternite. I primi luoghi di culto carmelitani ravellesi risalgono agli inizi del secolo e furono fondati da ecclesiastici e da laici, come, nel 1602, la cappella del Carmine nella chiesa di San Pietro alla Costa, che si deve all'iniziativa del castellano spagnolo di Ravello, Damiano Gonzalez. Due anni dopo, nel 1604, questa volta per volontà del dotto ecclesiastico Francesco Frezza, Arcidiacono del Capitolo della Cattedrale, Vicario Generale della Diocesi di Ravello e Dottore in Diritto Civile e Canonico, all'estremità meridionale di Piazza Fontana, anticamente detta Pianello, veniva costruita la chiesa della Madonna del Carmine. La solenne consacrazione del piccolo tempio si tenne l'11 luglio 1604, alla presenza del nuovo vescovo di Ravello, Francesco Benni, che aveva preso possesso della Diocesi il 27 settembre 1603. Il presule bolognese, accompagnato dal clero, dai nobili, dal popolo e da una moltitudine di donne e di uomini, si recò processionalmente, con grande devozione e cantando inni alla Vergine Maria, presso la piccola chiesa, per inaugurarla solennemente. Terminata l'edificazione, la cappella mancava solo del dipinto raffigurante la Vergine, da collocare sull'altare maggiore, e più volte sollecitato dai vescovi di Ravello dal 1607 in poi, ma ancora mancante nel 1621.
Una preziosa descrizione del luogo di culto risale al 1636, anno della Visita Pastorale del vescovo palermitano Onofrio del Verme. All'ingresso vi erano due acquasantiere in marmo, un confessionale e in alto una piccola campana. Vi si celebrava solennemente il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, e a devozione dei fedeli.
Verso la fine del secolo, sappiamo, però, che le celebrazioni spettanti alla chiesa del Carmine si tenevano a Sant'Angelo dell'Ospedale, poco distante e di patronato della famiglia Frezza, a dimostrazione del completo stato di abbandono del luogo, per il quale non era stato mai nominato un cappellano dagli eredi del fondatore Francesco Frezza.
Di questa condizione si rese conto, nel 1710, il vescovo Giuseppe Maria Perrimezzi, come testimonia il verbale della sua Visita Pastorale, nel corso della quale fu anche informato della sottrazione di un armadio e di una porta in legno da parte del sacerdote Francesco Vito, al quale fu ordinata la riconsegna entro dieci giorni, pena la scomunica e l'ammenda di cinquanta ducati.
La cura della piccola chiesa, in assenza di cappellano e di rendite, era tenuta da alcuni laici, come testimoniava nel 1770 il parroco di Santa Maria del Lacco, Don Romualdo Guerrasio.
Ma la sua breve e particolare storia era destinata a finire, così come avvenne sul finire del XVIII secolo.
Rimase in piedi solo l'edificio, che alla fine dell'Ottocento, al dire di Don Luigi Mansi, appariva alquanto maltenuto, mentre, in tempi recenti, è divenuto sede del Caseificio Staiano, che con competenza e passione porta avanti l'antica arte casearia ravellese.

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