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Storia e Storie

La casa sparsa e il rapporto uomo-territorio in Costa d’Amalfi

Scritto da (Redazione), giovedì 9 aprile 2015 09:57:08

Ultimo aggiornamento giovedì 9 aprile 2015 09:57:08

Proponiamo ai nostri lettori una relazione a firma del sindaco di Furore Raffaele Ferraioli risalente al 1980 (era alla prima esperienza da primo cittadino), presentata al convegno di studi sul tema "La Casa sparsa" che si svolse ad Agerola. Nonostante siano trascorsi 35 anni, il pezzo d'archivio si mostra sempre più attuale oltre che interessante. Di seguito il testo.

di Raffaele Ferraioli

In "Terra e civiltà" Edward Hyams cataloga l'uomo in base a tre definizioni fondamentali: malattia della terra, parassita della terra, creatore di terra. Tali definizioni stanno a indicare una diversità di atteggiamento con dirette conseguenze sia per gli aspetti fisici del territorio, sia per lo sviluppo della storia del'uomo.

Alla luce di tali considerazioni, l'abitante della Costa d'Amalfi può essere senz'altro definito un "creatore di terra", essendo riuscito ad adottare un atteggiamento psicologico e culturale quanto mai positivo per la difesa del territorio, del quale ha rigenerato la fertilità naturale e sul quale ha organizzato un ambiente artificiale stabile.

Condizioni culturali e situazioni ambientali hanno indotto l'abitante di questo territorio a essere un instancabile quanto appassionato creatore di terra, sul modello - fatte le debite proporzioni - delle popolazioni andine, che restano, per le loro mirabili opere, l'esempio più luminoso di positività nel rapporto fra uomo e ambiente.

La costruzione dei terrazzamenti degradanti sui fianchi della montagna verso il mare ha rappresentato la soluzione di due problemi basilari: la disponibilità di aree coltivabili, con possibilità di coltura di specie differenti in base al variare dell'altitudine (uliveto e agrumeto nelle zone più basse, vigneto e frutteto in quelle medie, castagneto sui crinali); il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque meteoriche lungo i ripidi pendii collinari. Risultati, questi, non ottenibili in via definitiva, ma legati al presidio costante dell'uomo.

Lo sviluppo degli insediamenti su un territorio così accidentato è avvenuto soprattutto nei fondivalle, dando origine ad agglomerati urbani tipicamente mediterranei oppure lungo le pendici collinari, con il sistema dello sparso abitato.

Va detto che la disposizione sparsa dei casolari sulle balze dirupanti verso il mare è solo apparentemente irrazionale e disorganica. Essa, al contrario, ha motivazioni oggettive, di ordine climatico, geologico, sociale ed economico. Sono state sempre evitate, infatti, le zone franose e dissestate, quelle climaticamente sfavorevoli per eccessiva ventilazione o per cattiva esposizione. La casa sparsa non è mai nata per caso, bensì per assolvere a una precisa funzione di servizio per l'attività agricola, di presidio della campagna, di governo del territorio.

Si è venuto così via via formando quel paesaggio fortemente umanizzato, che oggi tutto il mondo ama e apprezza, dichiarando di volerlo tutelare, difendere, preservare da ogni contaminazione. Ci troviamo senz'altro di fronte a un patrimonio ambientale e culturale di eccezionale pregio, meritevole di essere salvaguardato ad ogni costo e con ogni mezzo.

Ma quale migliore salvaguardia se non la riaffermazione. Tutelare riproducendo, conservare ricostruendo. Un modello culturalmente valido, storicamente collaudato, non può che essere riproposto.

Jean Paul Sartre definisce gli effetti di ritorno negativi, imprevisti, con il termine "controfinalità". Queste possono verificarsi in termini di reazione ad azioni tese al perseguimento di fini positivi. Riferendoci al nostro discorso, è ciò che è accaduto quando l'eccezionale magistero di trasformazione territoriale operato dall'uomo è stato abbandonato.

Le opere realizzate attraverso secoli di lavoro e rispondenti a finalità positive di consolidamento e fertilizzazione, sono state dismesse e rischiano di trasformarsi in pericolose occasioni di dissesto idrogeologico, trasformandosi, così, in controfinalità negative. Il territorio disboscato e terrazzato per fini positivi, allo scopo di renderlo coltivabile e fertile, è stato abbandonato a sé stesso ed esposto a seri pericoli di erosione, dilavamento e smottamento, con conseguenze disastrose, sia per la difesa del suolo, che per quella, altrettanto nobile, del paesaggio.

La casa sparsa impone la presenza continua e diffusa dell'uomo sul territorio, quale fattore di equilibrio indispensabile e insostituibile. Le aree non presidiate sono indifese ed esposte al grave processo di degrado e di disgregazione già presente in molte zone in maniera a dir poco preoccupante.

La vera tutela è quella attiva, tesa a "governare" il territorio. L'allontanamento dell'uomo dalle zone collinari, dai fondi agricoli, dai terrazzamenti costieri si traduce in un lento quanto inesorabile degrado. Le opere di regimazione man mano scompaiono, le forti pendenze provocano velocità e accrescono la capacità erosiva delle piogge. Si innescano in tal modo fenomeni di colata lavica, specie nelle zone più acclivi e in quelle desertificate dai ricorrenti incendi boschivi. L'abbandono da parte dell'uomo si traduce fatalmente nel mancato ridisegno dei canali di scolo lungo i terrazzamenti agricoli, con conseguente, irregolare ed incontrollato deflusso delle acque. Le "macerine", chiamate a sopportare spinte anomale, vanno in crisi e franano a valle, innescando paurosi processi di smottamento.

Questo disastro annunciato deve essere assolutamente evitato. Bisogna salvare l'agricoltura per salvare il territorio, incoraggiare e invogliare l'uomo a restare negli insediamenti originari, rinunciare a spingerlo nei centri urbani, dissuaderlo dall'andare a inscatolarsi nei palazzi condominiali.

Certe moderne teorie urbanistiche, basate sul principio dell'agglomerazione, pur rispondendo a giuste esigenze di risparmio finanziario negli interventi di urbanizzazione e di infrastrutturazione risultano poco plausibili nella nostra realtà e, oltretutto, contrastano con le tradizioni storiche e culturali delle nostre popolazioni. I "trapianti" forzati e innaturali, indotti dall'espansione dell'attività turistica, qui da noi comportano fatalmente crisi di rigetto molto pericolose.

Bisogna prendere atto di questa verità e capire che la Costa d'Amalfi, con i suoi connotati storicamente consolidati, deve essere rispettata per quella che è sempre stata e deve continuare ad essere. Questa consapevolezza deve radicarsi nella coscienza di noi tutti, se vogliamo veramente salvare questo splendido territorio, "patrimonio mondiale dell'umanità", che tutti ci invidiano.

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