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Storia e Storie

La cappella dei Santi Cosma e Damiano nella chiesa di San Matteo del Pendolo a Ravello

Scritto da Salvatore Amato (Redazione), mercoledì 28 settembre 2011 13:03:15

Ultimo aggiornamento venerdì 30 settembre 2011 10:21:44

di Salvatore Amato - Oltre alla chiesa-santuario loro dedicata, i SS. Cosma e Damiano erano anticamente venerati a Ravello nella cappella della famiglia Del Forno della chiesa di San Matteo del Pendolo, che nel corso del Settecento mutò l'antico titolo in quello attuale di Santa Maria delle Grazie.

I Del Forno si affermano a Ravello nel corso del XIII secolo esercitando la professione di giudici, notai e, soprattutto, di medici. Quest'ultima attività, praticata a Ravello fino al Seicento, è sicuramente l'indizio principale della devozione verso i SS. Cosma e Damiano. Uno dei primi ad esercitare l'arte medica fu Marino de Furno, figlio del magister Bartolomeus, che nel 1249 era componente della corte baiulare di Ravello, retta in quell'anno da Ruggero de Ugulotta. Al dire di Matteo Camera, che gli dedicò alcune righe soffuse di lirismo, Marino professava l'arte di phisicus dal 1242, mentre, nel 1270, occupava la carica civile di giudice annuale di Ravello.

Morì nel 1277 e fu sepolto nell'atrio della Cattedrale di Ravello, probabilmente nella cappella di famiglia, dedicata a Santa Maria Maddalena, il cui epitaffio ricordava, appunto, che Marino diuturno tempore dum vixit, medicina dogmata dixit.

In quella cappella venne sepolto, dopo vent'anni, un altro medico della famiglia, Giacomo di Giovanni de Furno, arciprete della Cattedrale di Ravello e nipote di Marino. Dal suo testamento, scritto nel 1297, sappiamo che questo ramo della famiglia viveva nei pressi della chiesa di Santa Maria de Factirosis, situata un tempo dove oggi sorge il parcheggio di Piazza Duomo. Erede del medico Marino fu, invece, il figlio Angelo, che agli inizi del Trecento si stabilì nei pressi della chiesa di San Matteo del Pendolo.

La proprietà familiare venne ampliata nel 1369 dal figlio di questi, Gregorio, che acquistò da Masella Bove, vedova di Zottolo Acconciagioco, un grosso terreno con vigne, oliveto, case e cisterna, sempre nei pressi della chiesa di San Matteo.

Proprio in quella chiesa, nel corso del XIV secolo, come testimoniano gli affreschi ancora esistenti, la famiglia Del Forno edificò una cappella dedicata ai SS. Cosma e Damiano, patroni dell'arte medica, quella che i De Furno, da almeno un secolo, professavano nella città di Ravello e nei territori circostanti.

Alla fine del Trecento, infatti, medico era il magister Robertus, presente alla donazione di alcune proprietà al monastero di S. Chiara, situate proprio a San Matteo del Pendolo, mentre, nel 1429, Novello de Furno era medico - cerusico (chirurgo) di Ravello. Per l'anima di Novello veniva celebrata, alla fine del Cinquecento, una messa settimanale nella cappella dei Santi Cosma e Damiano, che, purtroppo, come risulta dai verbali della Visita Pastorale di Mons. Paolo Fusco del 1577, risultava desolatam et ruinatam, cioè in pessime condizioni.

Lo stato della cappella rifletteva quello dell'intera chiesa di San Matteo, che necessitava di urgenti restauri. Le condizioni di estrema povertà obbligarono il Vescovo di Ravello Antonio De Franchis, nel 1602, a chiedere ai parrocchiani di restaurare la chiesa e di provvedere alle suppellettili.

Intanto, come era già stato deciso nel 1588, al tempo della Visita Pastorale del Vescovo Emilio Scattaretica, la cappella dei SS. Cosma e Damiano perdeva il patronato e finiva nel dominio della parrocchia di San Matteo, vietando a chiunque, sotto la pena di una scomunica latae sententie, di rivendicarne il possesso.

La minaccia vescovile dovette risvegliare lo zelo dei patroni della cappella, che alla fine del Cinquecento fecero realizzare un dipinto raffigurante i SS. Cosma e Damiano.
Provvedimenti particolari vennero presi dal Vescovo Benni nel 1604, allorché ordinò di riporvi un dipinto, raffigurante i santi, collocato nell'altare maggiore.

L'ordine vescovile si riferiva al dipinto fatto realizzare da Giovanni Andrea del Forno, dottore in entrambe le leggi, e dai suoi fratelli medici Geronimo e Francesco, come appare dal suo testamento del 1602. Tra le ultime volontà di Giovanni Andrea, che designava come suoi eredi i nipoti Giacomo Antonio e Giuseppe, dei quali era tutore dal 1591, vi era quella di pagare tre ducati in tre anni al cappellano della "sua cappella", costruita nella chiesa di San Matteo del Pendolo. In essa bisognava fare il solaio, l' "astraco", aggiustare la fossa per le sepolture e, come già detto, collocarvi il dipinto sull'altare.

Tuttavia, essendo quella cappella angusta et antiqua, Mons. Benni ordina agli esponenti della famiglia Del Forno di realizzare un nuovo altare in una parte più comoda per la celebrazione delle messe. Il nuovo altare non era stato ancora edificato nel 1607, per cui il Vescovo Benni ne sollecita la costruzione entro tre mesi, sotto la pena della privazione del patronato della cappella e il conseguente trasferimento del nuovo dipinto nell'altare maggiore. Ma ancora volta l'altare non venne costruito e il 26 gennaio 1609 viene dato un ulteriore termine di sei mesi per la sua realizzazione.

A questo punto, dopo un'ennesima proroga, nel 1610 le celebrazioni che si tenevano nell'antica cappella vengono trasferite nell'altare maggiore.
Si profilava, così, la fine per quell'altare, la cui demolizione venne ordinata il 7 luglio 1612 dallo
dallo stesso Vescovo Benni.
Ma non venne eseguita, perché l'altare risultava ancora esistente nel 1617. Anche questa notizia è annotata in una Visita Pastorale, quella eseguita dal Vescovo Michele Bonsi. Il presule romano, dell'ordine dei Frati Minori Osservanti, nell'occasione aveva deciso di unire San Matteo del Pendolo a Sant'Andrea e a Santa Maria del Lago, mantenendo le celebrazioni festive e delle solennità in entrambe le chiese, da celebrarsi, però, stante eas vicinitate, una settimana in una chiesa e una settimana nell'altra.
Nel corso della visita gli amministratori della cappella di San Cosma supplicarono il Vescovo Bonsi di concedere l'edificazione di una nuova cappella, la cui realizzazione era stata già ordinata tredici anni prima, ma non era mai stata compiuta. Finalmente, dopo alcuni anni, il nuovo altare dedicato ai SS. Cosma e Damiano venne costruito a sinistra dell'altare maggiore da Ludovico Del Forno.

Anch'egli medico, era stato nominato amministratore dell'antica cappella di famiglia, insieme al fratello Giovan Pietro, fin dal 1602 dallo zio Giovan Andrea.
L'altare, però, non aveva rendite, se non le offerte elargite dai fedeli per devozione.
Tuttavia, agli inizi del Settecento, esso cominciava a dare segni di cedimento, per cui, nel 1727, veniva ordinato di fermare il marmo dell'altare e di coprirlo con l'incerata.
In questi stessi anni, per la presenza di un altare ad Ella dedicato, la chiesa di Santa Matteo del Pendolo assumerà il titolo di Santa Maria delle Grazie.
Da quel momento l'altare dei SS. Cosma e Damiano non risulta più menzionato, evidentemente in seguito ad una sua chiusura al culto, motivata dall'esiguità delle rendite e poi dal ridimensionamento del numero delle parrocchie di Ravello.

Nel 1812, infatti, la chiesa di Santa Maria delle Grazie verrà unita alla Parrocchia della Cattedrale, mentre, nel 1874, dalla relazione sulla visita dell'Arcivescovo Amalfitano Francesco Majorsini, si apprende che apparteneva alla "Beneficenza" pubblica, cioè amministrata dalla Congregazione di Carità.

Questa venne istituita con legge del 3 agosto 1862 in tutti i Comuni italiani, con lo scopo di unificare e razionalizzare gli interventi caritativi e di beneficenza delle Opere pie minori già operanti nel Comune.

Oggi, le ultime tracce di un affresco trecentesco raffigurante l'Agnus Dei che sormonta le immagini della Madonna e di San Cosma - la parte interessata dall'immagine di San Damiano è cancellata - sono l'unica testimonianza di quell'antico culto familiare.
Generazioni di medici, scriveva Matteo Camera, che hanno vissuto utilmente al bene dell'umanità, esercitando con zelo e carità l'arte "salutare".

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