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Storia e Storie

Andrea Mansi eroe Ravellese

L'innocenza tradita

Scritto da (Redazione), domenica 15 settembre 2013 11:06:35

Ultimo aggiornamento domenica 15 settembre 2013 11:25:31

di Salvatore Ulisse Di Palma - 12 settembre 1943. Una leggera brezza marina mitigava la calda giornata d'inizio settembre che portava fatti nuovi e importanti per la conclusione del conflitto mondiale che tanti danni aveva provocato.

Si stava per chiudere una pagina nera della storia umana di cui molti particolari neanche si conoscevano e, che oggi, vengono visitati in religioso silenzio per comprendere quanto e quale orrore può generare la mente umana.

Napoli capitale del sud.

Napoli così pirotecnica, così ammaliante stava vivendo momenti esaltanti così forti da occupare il proscenio nazionale ed internazionale.

Lo spirito di sopportazione della popolazione napoletana, in uno scatto d'orgoglio sembrava essere svanito.

Uno scatto d'orgoglio, invece, s'imponeva.

La riconquista della dignità era necessaria.

In quest'atmosfera un marinario, un semplice servitore della Patria, un giovane cresciuto al culto della famiglia, ai duri disagi della vita di montagna, rientrava a Napoli dopo aver goduto di una breve licenza premio nella sua amata Ravello, per riprendere servizio, per tentare di capire l'evolversi delle vicende belliche.

Andrea Mansi era un giovane semplice, gli avevano insegnato che bisognava obbedire e avere riferimento verso Dio, la Patria e la famiglia.

Andrea Mansi era un miltare che aspettava ordini che poco o niente sapeva delle vicende diplomatiche mondiali, probabilmente non sapeva neppure che i tedeschi non erano più i vecchi alleati.

Forse, per essere in divisa da marinaio venne catturato prima che dagli uomini, dalla rabbia degli ex alleati tedeschi e accusato di aver decretato e deciso la morte di un soldato tedesco.

La giustizia è sommaria, la condanna a morte decretata emotivamente senza riscontro alcuno, l'incomprensione comunicativa è fatta di sguardi iniettati di odio da una parte e, di paure e d'incomprensione dall'altra.

Non c'è contraddittorio, non c'è tribunale giudicante in cui possono elevarsi le voci di accusa e di difesa ma, solamente la voglia di vendetta, la sete di sangue che lo vede agnello sacrificale sulla scalinata della Regia Università di Napoli.

Ironia della sorte mai luogo meno opportuno per un'esecuzione, frutto di sentimenti ostili di rabbia, di odio, il tempio massimo del sapere, la culla della dialettica, della pacificazione, della vittoria delle idee sui pregiudizi che, nell'ignoranza diventa teatro di violenza gratuita, di cattiva giustizia, di delitto voluto a tutti i costi senza spiegazione alcuna.

Andrea Mansi, cresciuto alla scuola del dovere, figura esemplare di dedizione, uomo provato dalle peripezie del navigante a cui la vita avrebbe potuto sorridere e che avrebbe potuto insegnare ai propri figli e nipoti le brutture della guerra, l'ansia della pace, ignobilmente riceve il fuoco nemico e, perde la vita non in un'azione di guerra che avrebbe avuto anche un senso e una spiegazione logica no ma, umana sì.

Ritto ha guardato il plotone di esecuzione formato, probabilmente, da suoi coetanei, una lacrima sarà scesa a rigare il suo volto e, con un grido strozzato nella gola, non ha avuto neanche il tempo di gridare: "VIVA L'ITALIA!".

Attoniti, impauriti, preoccupati, hanno assistito in ginocchio alla scena atroce centinaia di persone, incapaci di portargli aiuto e di comprendere ancor di più quella inutile esecuzione.

La scena, i luoghi ospitanti il delitto, incredibilmente, sono diventati un set cinematografico, una macchina da presa montata su di un camioncino che ha ripreso l'assurdo avvenimento.

Testimonianza altrettanto assurda perchè non si riprendeva azioni di guerra nella giusta condanna di un tribunale ma, l'esecuzione di un giovane che aveva il solo torto di indossare una divisa, di aver prestato servizio per la Patria.

Ora la brezza non spirava più ma, un sudore freddo imperlava le membra degli spettatori occasionali e attoniti che, alla fine della drammatica azione, ripartiti per sesso venivano, i maschi, imprigionati e destinati a chissà quali mete, mentre alle donne urlanti, recalcitranti, imploranti veniva data la possibilità di lasciare libero il teatro del misfatto.

L'episodio mai dimenticato e degno di essere tramandato alle future generazioni trova esplicitazione nella lapide ricordo, collocata sulla soglia dell'Università degli studi di Napoli che testualmente recita: "Su questa soglia della casa della scienza la ferocia tedesca uccideva il giorno XII settembre MCMXLIII un marinaio italiano per simulare un pretesto al meditato incendio dell'Università sette volte gloriosa nei secoli risorta dalle fiamme l'Università consacra al culto dei giovani che si succederanno nei secoli la pietra da cui si leva il grido del sangue d'abele e la condanna del peccato

Napoli, addì 11 novembre 1944 per deliberazione del senato accademico Rettore Adolfo Omodeo".

Il marinaio era ed è il ravellese Andrea Mansi, un giovane eroe che dovrà essere sempre ricordato e, nel cui nome, si dovrà percorrere l'irto e difficile cammino per la pace nel mondo.

Perchè non cada l'oblio...

Lettera inviata il 1 agosto 2013 dal Mons. Giuseppe Imperato al Sig. Sindaco del Comune di Ravello

Ill.mo Signor Sindaco,

in vista dei programmati lavori di ristrutturazione del cimitero comunale, a nome di tutti i parenti del marinaio Andrea Mansi, mio zio, e vittima della barbaria teutonica che lo trucidò sui gradini dell'Università di Napoli, il 12 settembre 1943, esprimo il desiderio che i resti mortali del nostro congiunto siano onoratamente collocati nel Sacrario dei Caduti della nostra città.

Profondamente grato dell'attenzione, porgo deferenti saluti.

Mons. Giuseppe Imperato

Probabilmente la lettera autografa di Mons. Giuseppe Imperato, è una letterache porta le firme dei Ravellesi tutti perchè il vincolo familiare, difronte ad eventi eccezionali e tragici, diventa poca cosa inquanto Andrea Mansi è fratello di ogni cittadino di Ravello.

La richiesta è popolare ed è degna di essere recepita, prontamente e dignitosamente, con il riguardo e il rispetto dovuto che s' impone per manifestazioni del genere.

La degna collocazione dei resti mortali nel Sacrario dei Caduti della nostra città, è legittima e doverosa.

Il ricordare la morte eroica del giusto, dell'innocente, deve essere esercizio continuo perchè il richiamo forte all'AMORE, al servizio del dovere e alla giustizia, diventi patrimonio delle future generazioni.

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