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Storia e Storie

Il ricordo di Massimo Del Pizzo, amico vero

Per Massimo la famiglia ha sempre rappresentato il “valore assoluto” da preservare

Scritto da (Redazione), martedì 25 aprile 2017 09:26:45

Ultimo aggiornamento martedì 25 aprile 2017 09:26:45

di Alberto Quintiliani

Dopo le innumerevoli esternazioni di dolore sincero che hanno immediatamente occupato le pagine di cronaca della costiera amalfitana e dei "social media" per la prematura scomparsa del Dott. Massimo Del Pizzo, ho atteso qualche giorno prima di rivolgere un pensiero diverso: "non di circostanza e frettoloso, ma meditato, affettuoso, sofferto e riconoscente" al mio più caro amico che - pur non essendo fisicamente più tra noi - è ricordato con affetto, stima e gratitudine da larga parte della sua Maiori, dei suoi amici della costiera e da Castiglione del Lago. Per ricordarlo - e cercare di entrare più nel profondo dell'uomo Massimo e nei suoi sentimenti - voglio iniziare utilizzando l'incipit di un articolo che scrissi nel lontano 21 novembre 2009 per il "magazine" del MPS, in occasione della scomparsa di un nostro comune amico di Siena, a cui eravamo ambedue legati da sincera amicizia. L'articolo iniziava proprio con un pensiero profondo, concreto, condivisibile e pieno di speranza che Massimo mi partecipò a caldo - anche per consolarmi, non appena gli comunicai la triste notizia - che, adesso, assume un "sapore profetico" perché si "adatta" perfettamente a lui.
L'articolo (anno 2009) iniziava così: "Il mio carissimo amico -­‐ noto medico di Castiglione del Lago -­‐ Massimo Del Pizzo, sostiene, ed io sono totalmente d'accordo con lui, che una persona non muore mai finché è presente nei discorsi e nei ricordi degli amici e di tutti coloro che le hanno voluto bene......."

Tuttavia con la scomparsa del mio più vero e caro amico, Massimo - di cui mi sentivo il fratello maggiore, come da lui stesso riconosciuto - se ne va tristemente, malinconica e nostalgica, anche un'importante parte di me stesso. E non è retorica questa, ma la testimonianza di un affetto profondo che ci univa da tantissimi anni, sin da quando - nel solco tracciato da suo Padre Raffaele, anch'egli mio carissimo amico - cominciò a muovere i primi passi nel "suo" mondo, quello della medicina. Ma, oltre ad essere un eccellente medico - dotato di non comuni doti psicologiche-relazionali, Massimo non era "unidirezionale", ma coltivava con passione anche un'altra attività extra professionale: la politica, ma non certo quella scarna ed "ideologica", ma quella "pratica", che impattava direttamente sulla "pelle" della gente comune, a cui lui era vicino.

Le nostre lunghissime e piacevoli conversazioni (negli ultimissimi tempi purtroppo più telefoniche, anche se con cadenza pressoché giornaliera) -
abbracciavano le tematiche più ampie, spesso con opinioni contrapposte (la regola comunque era quella rispettare le opinioni dell'altro, magari "agevolandole".... cambiando discorso!). Quando si affrontavano temi di carattere politico il nostro confronto dialettico era una costante: lui "osannava" sempre il prevalere dei valori sociali nei confronti della comunità - principi che poi coerentemente metteva in campo sia negli importanti incarichi politici disimpegnati e sia nei contatti umani con i suoi pazienti di ogni giorno o amici - mentre io - per deformazione professionale - cercavo invano di incentrare l'attenzione prioritariamente sulla risoluzione di problematiche di carattere economico, quale principale ed indispensabile strumento per raggiungere gli obiettivi che tanto gli erano a cuore. Si cadeva poi dalla "padella nella brace" quando si toccavano aspetti religiosi: anche qui - riconosco a ragione, anche se lo contrapponevo - lui non metteva in dubbio la valenza della Fede in senso lato (salvo qualche volta e sicuramente mentendo!), ma la Chiesa come "Entità", di connotazione "temporale" e non "spirituale", concetti che ho ritrovato molto spesso presenti nei suoi pensieri, anche politici, e che oggi possiamo comunemente trovare nelle parole e nelle omelie di Papa Francesco. La totale nostra "condivisione intellettuale" si ritrovava invece perfettamente quando gli argomenti in discussione toccavano la famiglia, su cui le valutazione di tutti e due andavamo sempre all'unisono. Per Massimo (come per me) la famiglia ha sempre rappresentato il "valore assoluto" da preservare, quale argine ad un mondo che diventa sempre più conflittuale, cattivo e disgregato e che, purtroppo, sta assumendo le caratteristiche proprie di una giungla selvaggia.

E mi fa piacere - adesso - riferire quante volte mi ha parlato del suo affetto profondo nei confronti delle sue amatissime figlie Maria Elena e Serena - di cui era orgoglioso - dei suoi nipoti, oltre - naturalmente, ed in "primis" - a quello nei confronti della moglie Marta, verso la quale ha sempre espresso, oltre all'affetto, anche la sua consapevole riconoscenza per la (non facile) assistenza che gli ha riservato e che - mi ha più volte confidato - gli è stata sempre vicino - ed io so - praticamente fino all'ultimo istante.

Naturalmente da quanto racconto si capisce perfettamente il "feeling" che ci legava e l'assoluta libertà che avevamo di entrare anche nelle "faccende" più riservate e squisitamente personali. In definitiva io sapevo tutto di Massimo e famiglia ed altrettanto Massimo sapeva tutto di me e famiglia! Ma, con Massimo, Maiori ha perduto qualcosa di più di un valente medico e di un illustre concittadino, anche perché, con lui, se ne è andata la
memoria di tanti conosciutissimi personaggi maioresi, che - soprattutto con le loro "imprese", sceneggiate nei racconti di Massimo in chiave goliardica - hanno attraversato, nel tempo, la sua storia e che, analogamente a Massimo, hanno lasciato un segno indelebile nella "nostra amata Maiori". Chi non si ricorda il mitico "Ninuccio" Cavallari (anch'egli valentissimo medico), Ciccio D'Amato (meglio noto come "Chico's") il consigliere Amatruda e le sue appassionate "arringhe" in consiglio comunale, e tanti altri personaggi, di cui Massimo ha rappresentato una sorta di "Omero", testimone diretto, appunto di episodi di antica memoria. La sua lucidissima mente e lo spirito di sceneggiatore polivalente che "colorava di goliardia" i suoi racconti - il tutto "condito" dalla sua innata brillantezza e coinvolgente simpatia - coglieva gli aspetti caratterizzanti di ciascun personaggio, che, nei suoi racconti, diventava una sorta di mito, di cui narrare "epiche gesta", ovviamente con il "mirino" sempre puntato sulle caratteristiche simpaticamente scherzose - a volte surreali - ma che avevano il sapore della vita di tutti i giorni, e rese immediatamente palpabili ad un uditorio attento ed "incollato" alla voce del "Narratore"!

Ma prima di concludere questi ricordi di Massimo (amarcord!) e dare ancora un "plus" alla sua particolare connotazione caratteriale, mi preme descrivere un "identikit" delle nostre giornate Maioresi: quando riuscivo a "portarlo" a Maiori, "strappandolo" ai suoi impegni medici ed amministrativi (era anche consigliere comunale a Castiglione del Lago), il dramma (per me) era sempre rappresentato dalle passeggiate mattutine sul Corso Reginna e sul lungomare, che - come in un film - avevano sempre il seguente e stesso copione: tre passi ed incontro con un (ex) paziente o amico; elencazione delle malattie e problematiche mediche di ciascuno; diagnosi "al volo" per i casi più semplici; appuntamento all'indomani per sottoporgli le varie analisi e così via: vi giuro che in quelle occasioni non ha mai dato segni di insofferenza - (contrariamente a me, che sbuffavo, anche se poi mi rendevo conto che anch'io utilizzavo molto spesso le sue "visite... telefoniche") - ma ha sempre prestato assistenza, disponibilità e - laddove necessario - conforto a tutti, perfettamente in linea con il suo carattere aperto, gioviale e disponibile.

Mi auguro che il Comune di Maiori - anche per il mio ruolo: da moltissimo tempo mi sono autonominato vice Sindaco onorario (carica mai "revocata"!) - oltre a quello terreno, non perda il contatto, coltivi, e tramandi in qualche modo, la memoria dei suoi figli più rappresentativi - fra cui un posto di rilievo spetta naturalmente a Massimo - che, pur avendo fatto la scelta sofferta di lasciare Maiori per trasferirsi nella "mia" Umbria per esigenze familiari, posso assicurare che è sempre stato fino alla fine attaccatissimo alla sua terra ed alle sue origini, con Maiori sempre presente nelle nostre conversazioni.

Ciao caro amico mio, arrivederci; tu sarai sempre presente nei nostri discorsi, nei nostri ricordi, nei nostri cuori e ti abbraccio con le profonde parole del grande Luciano De Crescenzo:

"Gli uomini sono angeli con un'ala sola. Possono volare solo abbracciati!"

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