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Storia e Storie

Il fantoccio della Quaresima

Scritto da (redazione), mercoledì 14 febbraio 2018 10:16:06

Ultimo aggiornamento mercoledì 17 febbraio 2021 06:16:00

di Sigismondo Nastri

Ricordo bene che, finito il Carnevale, si vedeva appeso a balconi e finestre una pupata, con le sembianze di una vecchia, pacchianamente vestita di nero: una sorta di befana, insomma. Ma era, credo, la raffigurazione stessa della Quaresima appena iniziata. Con un particolare: da sotto l'ampia gonna le fuoriuscivano sette lunghe penne di gallina, conficcate in una patata, che le era stata fissata tra le gambe. Penne da sfilare poi una per settimana: l'ultima, il sabato santo quando si svolgeva in chiesa il rito della "Gloria" e, sull'altare, veniva "scoperta" la statua del Cristo trionfante, fino a quel momento nascosto da un sipario, e si scioglievano le campane, rimaste mute e legate nei giorni della Passione, facendole suonare a festa.

A quel punto si distruggeva anche il fantoccio, con lo scoppio di un piccolo petardo nascosto nella sua imbottitura. Ho sempre pensato che l'usanza, ormai perduta, servisse per stabilire il tempo della quaresima, che dura sette settimane e complessivamente quarantasei giorni, dal mercoledì delle ceneri al sabato santo (nei quaranta giorni prescritti per il digiuno e l'astinenza non sono comprese le domeniche). Un modo per ricordare che il tempo delle gozzoviglie, culminato nel martedì grasso, era ormai scaduto.

Oggi queste limitazioni imposte dalla Chiesa (digiuno = un solo pasto al giorno; astinenza = niente consumo di carni) valgono solo per il mercoledì delle ceneri e per il Venerdì Santo.

Quanto al fantoccio della Quaresima, in un testo di Gianni Gugliotta, cultore di tradizioni popolari e collaboratore di Roberto De Simone, trovo le seguenti spiegazioni. La patata, alla quale accennavo prima (ma potrebbe essere un limone o un'arancia) "ha un significato magico-sessuale. Che lo si associ spesso al sesso lo conferma il fatto che il primo tentativo di seduzione di cui si ha notizia avvenne per il tramite di una mela; che nel nostro dialetto con alcuni frutti si indicano anche gli organi sessuali femminili e maschili (fico, banana, ecc.); che anticamente in alcune feste si vendevano le limuncelle (grossi limoni) con le quali i ragazzi dichiaravano il loro amore ad una ragazza; che nelle cosiddette voci intonate dai venditori ambulanti ricorrono continue allusioni sessuali ed erotiche.

Non va dimenticato poi - nota Gugliotta - che un frutto, solitamente un limone, è spesso impiegato per le fatture d'amore. In questi casi lo si trafigge con spilli e fili di ferro per affrettarne il deperimento e dunque per accrescere gradualmente le pene del cuore di chi s'intende colpire. E' per questo che le sette penne conficcate nell'agrume del fantoccio sembrano anch'esse una fattura, un divieto, un'astinenza insomma tipica della Quaresima".
Come si vede, nella nostra cultura il sacro si confonde facilmente col profano.

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