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Storia e Storie

I giovani studiosi riscrivono la storia della Ravello nel '700

Scritto da (Redazione), mercoledì 31 luglio 2013 21:40:58

Ultimo aggiornamento giovedì 1 agosto 2013 17:30:36

Nella splendida cornice del Complesso Monumentale della SS. Annunziata, il 23 e 24 luglio scorsi, si è tenuto il Nono Convegno di Studi, promosso dall'Associazione per le Attività Culturali del Duomo di Ravello in occasione della Solennità Liturgica del santo patronoPantaleone.

Dopo il lungo percorso dedicato alla santità, che ha permesso di aprire nuovi spiragli nella ricerca storica locale legata alle devozioni e ai luoghi di culto, la riflessione dell'incontro del 2013 ha avuto per titolo: "Ravello nel Settecento: Chiesa, Società, Istituzioni". Un viaggio nel tempo, nella vita delle contrade della Città nel secolo XVIII, con le sue espressioni religiose, amministrative, socio-economiche, devozionali, architettoniche, artistiche e artigianali.

I preziosi contributi che i relatori hanno presentato nella due giorni moderata dal direttore de "Il Vescovado", Emiliano Amato e che grazie al generososupporto di Salvatore De Iuliis saranno a breve visibili anche sulla rete, costituiscono quanto di più serio e aggiornato sia stato mai detto sulla storia della Ravello nel Settecento, entrando nel merito di questioni che nel convegno del 2012, "Il Settecento a Ravello: tra Romanico e Barocco", erano state appena toccate.

Il cammino della Chiesa particolare e il contesto sociale in cui essa operava sono stati oggetto degli interventi di Crescenzo Paolo Di Martino (contributo letto dalla Dott.ssa Maria Carla Sorrentino), che si è occupato, con dovizia di particolari, della vicenda biografica del vescovo calabrese Giuseppe Maria Perrimezzi, con particolare riferimento al Sinodo Diocesano celebrato a Ravello nel 1709, e di Don Luigi De Martino, già Direttore della Biblioteca "Alessandro VII" dell'Arcidiocesi di Siena e Paleografo Diplomatista, che ha affrontato il tema "Ravello durante gli episcopati di Nicola Guerriero e di Antonio Maria Santoro", alla luce dell'analisi delle Relationes ad limina.

Negli anni oggetto della relazione di Don De Martino, muoveva i primi passi nella Diocesi di Ravello-Scala anche il Santo per eccellenza del Settecento Meridionale, Alfonso Maria de'Liguori, cui ha dedicato un lungo e prezioso intervento Don Giuseppe Imperato, che si è soffermato sui rapporti tra Alfonso e il sacerdote amalfitano Don Giuseppe Pansa, nipote e curatore dell'opera del più noto zio Francesco, l'Istoria dell'Antica Repubblica di Amalfi e delle sue città, pubblicata nel 1724 in Napoli.

Il giovane Pierandrea Cavaliere si è occupato dell'ultimo vescovo diocesano residente, Silvestro Miccù, tra Ancien Regime e Rivoluzione, passato nel 1804 alla cattedra metropolitana di Amalfi.

A chiudere il segmento religioso, notevolissimo, per la mole documentaria utilizzata, l'intervento del Prof. Stefano Zizzi, sui rapporti tra i Vescovi della diocesi di Ravello e la Puglia nel Settecento, in particolare sul presulato gravinese di Luigi Capuano e sulla formazione religiosa del leccese Michele Tafuri, Vescovo di Ravello-Scala dal 1765 al 1778; infine, l'interessante studio di carattere araldico-sfragistico di Maurizio Ulino dal titolo Lumi dal Vangelo. Dei Vescovi di Ravello, che ha dimostrato come molti degli emblemi araldico-cancellereschi dei vescovi ravellesi del Settecento trovino proprio ispirazione dalle Sacre Scritture.

Sull'aspetto cultuale, Salvatore Amato ha approfondito una devozione del Settecento ravellese, che costituisce un novità assoluta rispetto ai secoli precedenti e successivi, e cioè quella tributata a San Gennaro, patrono del Regno di Napoli e della sua capitale.

Gli aspetti della vita civile e sociale, illustrati in maniera egregia, sono stati oggetto degli studi di Donato Sarno su Illuministi e giacobini a Ravello nel XVIII secolo, di Angelandrea Casale, sul sedile dei nobili di Ravello nel Settecento, e di Fabio Paolucci, ricercatore presso l'Archivio del Capitolo di San Pietro in Vaticano, che ha stuzzicato l'attenzione del pubblico con la relazione sulla vita socio-economica di Ravello attraverso il Catasto Onciario borbonico.

A completare la struttura del Convegno, ampio è stato dedicato alla sezione storico-artistica ed architettonica, con i contribuiti di Antonio Milone sulla Porta di Barisano e i suoi restauri tra Settecento e Ottocento, di Annamaria Parlato sull'Argenteria sacra del Settecento nel Duomo di Ravello e di Luigi Buonocore, che si è occupato dei rifacimenti e delle trasformazioni del patrimonio monumentale diocesano ravellese nel XVIII secolo.

Non è il caso, in questa sede, di dilungarci oltre, ma è opportuno rilevare come tutti i relatori abbiano dimostrato, ancora una volta, grande serietà scientifica e profonda generosità nei confronti di Ravello.

A loro e a quanti, quotidianamente e deliberatamente, guardano con emozione i segni muti del passato, l'augurio di continuare su questa strada, ma soprattutto la speranza che i giovani ravellesi, molti dei quali operanti nel settore dei beni culturali, collaborino, senza timori e divisioni, alla crescita culturale e sociale della loro città, proprio come ha auspicato uno dei decani della storiografia amalfitani, Giuseppe Gargano, che nel chiudere il suo intervento di saluto, rivolgeva a tutti l'incitamento: "largo ai giovani!".

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