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Storia e Storie

Giuseppe Moscati, quella visita del medico santo a Ravello

Scritto da Ulisse Di Palma (redazione), sabato 28 aprile 2012 18:34:28

Ultimo aggiornamento lunedì 12 aprile 2021 07:48:37

Correva l'anno 1925, Luigi Caruso, figlio di Pantaleone Caruso, era affetto da tifo addominale. Il ragazzo stava molto male ed il medico del paese temeva l'irrreparabile. Pantalone Caruso, conoscendo la fama che aveva il dott. prof. Giuseppe Moscati, si recò a Napoli dove, da qualche settimana aveva ricoverato sua moglie per una tromboflebite.

Interpellato il Moscati questi fu a Ravello due giorni dopo, visitò l'ammalato, prescrisse delle terapie mediche ma, aggiunse che la vera terapia medica per il ragazzo era quella di riavere al più presto la madre accanto.

I familiari si guardarono l'un l'altro, sbalorditi da tale affermazione del medico e seguirono la sua prescrizione, riportando a casa la madre del giovane malato. Passarono i giorni e Gino Caruso riprese le forse e la febbre pian piano scomparve. Interpellato il Moscati qualche tempo dopo, egli rispose: "Avete avuto fiducia; più che le medicine che curano il corpo bisogna amare l'anima come noi stessi...".

Altra testimonianza sul medico santo l'ho raccolta dalla viva voce di Suor Maria Angela Manzi, clarissa del monastero Santa Chiara di Ravello.

Era il 20 aprile 1926: grevi dispiaceri, la morte della mamma e della nonna e, soprattutto, la contrarietà dei familiari nell'accettare la decisione di divenire figlia di Santa Chiara d'Assisi, furono la causa del deperimento organico d'Angela Manzi con febbre continua a 38-39°.

Il medico curante, dott. Cavallaro, vista l'inutilità delle cure prescritte, decise di condurre la giovine a Napoli, dal prof. Moscati per una visita. Angela Manzi vi andò accompagnata dal medico, dal nonno e dalla zia. Il prof. Moscati chiese subito se la giovane avesse fatto il precetto pasquale. Ella rispose di si.

Dopo un'accurata visita, il Moscati disse: "Questa ragazza è sana come un pesce.

Ha forse qualche pensiero che la turba?" Il nonno rivelò il desiderio di Angela di diventare religiosa claustrale ed anche il diniego dei familiari. Il professore, allora, rispose: "Le ragazze a questa età, (poco più di venti anni) perdono la testa o per un uomo o per Gesù Cristo. Questa l'ha perduta per Gesù Cristo... e 'datancella'!".

Il povero nonno e la zia chinarono il capo ed il Professore disse ad Angela: "Fatevi monaca!Fatevi monaca!" e le prescisse la seguente cura: cibo sostanzioso e vino vecchio, perché troppo deperita ed anemica. La giovine rispose che essendo di bassa statura avrebbe dovuto ingrassare altrimenti non avrebbe potuto salire le molte scale del monastero. Ed il Professore a lei: "Le salirete le scale fino a tarda età!".

Ciò si è avverato.

Infatti, Suor Maria Angela Manzi a 93 anni, sale e scende le scale del Monastero (è venuta a mancare poco dopo il 2000, anno di pubblicazione di questo testo ndr) come se avesse vent'anni.

Nel salutarli, il prof. Moscati esortò il nonno a non contrastare la volontà di Angela. Per la visita non volle alcun compenso.

Testo tratto dal volume "Ricordi di Ravello" di Salvatore Ulisse Di Palma, ed. Gutenberg, dic. 2000

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