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Storia e Storie

Francesco Mangieri: lo scultore della storia di Amalfi

Scritto da (Redazione), giovedì 3 gennaio 2013 23:05:50

Ultimo aggiornamento lunedì 7 gennaio 2013 08:25:47

di Giuseppe Gargano - Lo scalpello di Francesco Mangieri, meglio noto come Mao, si è fermato! Si è arrestato mentre delineava idealmente, scivolando leggermente sul delicato avorio, un amorino della classicità romana dai capelli a fili d'oro oppure il commovente volto, racchiuso e protetto nelle sinuose curve del mantello, gentile, compassionevole e materno della dolce Signora di Lourdes e di Fatima. Classicità e Medioevo, queste sono state le due ispirazioni dell'arte di Mao, eccellente ebanista formatosi alla tradizionale scuola della falegnameria amalfitana. Fortunato colui che possiede e conserva gelosamente un armadio o un comodino usciti dalla bottega di Mao!

Le vie di Amalfi sono segnate, ad occidente come ad oriente, da sculture di Mao: pistrici sinuose riecheggianti l'episodio biblico di Giona nella rilettura medievale della Ressurezione di Cristo oppure figure antropomorfiche richiamanti quelle del duecentesco portale della cattedrale con gli occhi d'argento o della falca di nave cinquecentesca veneziana ricuperata il 27 giugno 1544 dopo la miracolosa tempesta dell'Apostolo Andrea. E proprio al Santo protettore Mao ha dedicato statue prestigiose, che emanano un forte spirito popolare, collegato alla profonda e semplice fede di pescatori e marinai.

Marmo, bicarbonato di calcio solidificato, pietra, legno, argilla: questi i materiali utilizzati dal Maestro per le Sue opere scultoree, molte delle quali sono da tempo raccolte ed esposte per il pubblico nel MAO MUSEO, nel cuore del centro urbano di Amalfi.

Mao entra nella storia dell'arte amalfitana con il suo altorilievo marmoreo dedicato al Beato Gerardo Sasso, inaugurato nella Piazza del Campo di Scala dalle massime autorità del Sovrano Ordine di Malta: lì Gerardo è in armi davanti alle mura di Gerusalemme, pronto alla tuitio fidei e alla defensio pauperum. All'angolo di un edificio altomedievale campeggia la Sua scultura intitolata al duca Mansone I, proprio sulla parete esterna di uno dei fundaci domorum (case-azienda) di proprietà della stirpe ducale amalfitana, sito nella Piazza dei Dogi, già dei Ferrari. Il magnificentissimus dux, imperialis patricius et anthipatus, siede sul suo trono, mostrando ai visitatori l'opulenza e la grandezza dell'Amalfi che fu. A Minori Mao ha donato un complesso scultoreo relativo alla Santa Martire Trofimena, la più antica protettrice di tutta la nazione amalfitana; traspare evidente più che in ogni altra Sua opera la ben riuscita sintesi artistica classica e medievale, che si volge alla spiritualità dell'età di mezzo come pure all'ispirazione romana imperiale prorompente dalla villa della città costiera.

Da unici ed interi blocchi marmorei o di stalattiti hanno preso forma, mercè l'abile scalpello dell'artista, presepi composti da molteplici figure umane della tradizione religiosa e popolare campana, tra paesaggi orientali e d'oltremare. Il presepe di Mao va a giusta ragione a collocarsi quale punto di arrivo nella sequenza diacronica artistica delle rappresentazioni segnate dall'Epifanìa della cassetta eburnea amalfitana di Farfa (1060), dalla Natività di S. Maria de Olearia di Maiori (1110), dal presepio della cripta di S. Nicola nell'Annunziata di Minuta (c. 1199), dalle statuine trecentesche di tufo dei d'Alagno un tempo presenti nella cripta superiore della primitiva cattedrale di Amalfi, dalle rappresentazioni in terracotta, ceramica e cartapesta ottecentesche diffuse nelle chiese di Pogerola, Amalfi e Atrani e di quelle del secolo appena trascorso di Salvatore Ingenito e Matteo Di Lieto.

Appena l'anno scorso Mao ha organizzato una scuola artistica di scultura per apprendisti di ogni età all'esterno dell'arsenale di Amalfi, al cospetto della Sua imponente opera in marmo tra satiri e sirene e della Sua ultimissima galea amalfitana a rilievo, e nella corsìa di levante dello stesso cantiere navale. Colgo l'occasione per rivolgere un appello alle autorità, affinchè provvedano al proseguimento di tale scuola mediante la direzione e la partecipazione dei validi collaboratori di Mao.

Caro Mao, Ti ho sognato una volta, e Tu lo sai, in abiti medievali, con la consueta carnagione abbronzata e con in testa il rosso pileo di Masaniello, in atto di scolpire il pluteo dei pavoni del S. Salvatore di Atrani, per cui ho deciso di immortalarTi in un mio romanzo storico ("La croce d'argento"). Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per noi! Caro Mao, ci rivedremo nel "Paradiso al di là del Cielo", dove incontreremo tanti amalfitani di ogni tempo!

Amalfi, 3 gennaio 2013

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