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Storia e Storie

Colori, profumi e sapori d'autunno a Tramonti, montiera della Costa d’Amalfi

Scritto da (redazionelda), martedì 13 ottobre 2015 13:04:24

Ultimo aggiornamento domenica 20 ottobre 2019 10:46:42

di Giuseppe Liuccio

Tramonti è la "montiera" della Costa d'Amalfi, quindi campagna e montagna, il cui vasto territorio potrebbe essere le nostre Langhe se solo riscoprissimo, esaltassimo e promuovessimo adeguatamente umori e afrori, sapori e saperi, storia e tradizioni innervate nel cuore antico dei paesi.

Faccio queste riflessioni mentre mi godo il caldo sole di un limpido pomeriggio di ottobre dal sagrato della Chiesa di San Michele di Gete, un terrazzo spalancato sulla vallata di Tramonti, che scivola nel ricamo delle pergole di agrumi a margine di fiume verso il mare di Maiori o sale verso il Chiunzi con il carico di vigneti e castagneti.

Alle spalle i monti di Cava che furono transito, tanto tormentato quanto frequentato, già nel Medioevo per i normali scambi commerciali tra la Costa d'Amalfi e la Valle del Sarno, ma anche covo di briganti nelle grotte inaccessibili e che sono oggi paradiso dei cercatori di funghi e degli appassionati di trekking. La cordigliera dei Lattari incombe con le fiancate a colata lavica di verde delle leccete sui pianori di Gete e Novella dove sono fiorenti i vitigni del tintore e dove esperti vignaioli vanno fieri dei loro Doc.

Di fronte il Monte Cerreto, maestoso nei 1300 metri della cima scabra e quasi lunare nell'assenza di vegetazione. Non così lungo le fiancate con un paesaggio vegetale tipico della fascia intermedia dei Lattari. lecci, ontani, castagni selvatici, frassini, carpini, aceri. Io ho memoria di una scalata negli anni lontani della giovinezza, quando non mi difettavano nè le forze fisiche nè la voglia ardimentosa della scoperta e dell'avventura. Fu un bagno di emozioni alla scoperta del bosco e, soprattutto, del sottobosco con la ricchezza e la varietà della vegetazione nel caleidoscopio cangiante dei colori e nella intensità dei profumi ad ogni sosta della scalata, faticosa sì, ma da brividi di piaceri per i panorami sempre nuovi nel gioco di ombra e luce con l'orizzonte sconfinato del mare, con la nenia della risacca che l'eco rimandava ingigantita e che si frantumava sui rami del bosco e si confondeva e fondeva con il pendolo del cuculo ed il gracidare del corvo imperiale che, infastidito della nostra invasione nel suo regno, volteggiava minaccioso Altre stagioni ingigantite dai ricordi!

Per fortuna posso ancora vivere e gustare il pellegrinaggio di amore e di cultura attraverso il ricco, vario ed articolato paesaggio del vasto territorio di Tramonti, coglierne le bellezze nascoste dei tappeti dei ciclamini dal sorriso timido e riservato lungo i fossati a trasmigrazione di pianori di castagneti lungo la strada a mezza costa verso Ravello, incantarmi allo spettacolo delle vigne saccheggiate di recente vendemmia che spampinano arabeschi di foglie ramate sui pianori di Gete, gustare la pastosità della bacche dei corbezzoli su cui planano ciarliere le beccacce avide. Tornerò per un appuntamento convenuto con una siepe che ingioiella la valle del torrente Caro nei pressi della Cappella rupestre. Tornerò anche e soprattutto per inebriarmi ai profumi dei vecchi sapori tra conservatori e conventi dove le monache pestavano "concerti" da erbe aromatiche. Tornerò perchè a Tramonti c'è un'altra costiera, lontana dal gran turismo patinato, ma non meno bella, anzi, a volte, più bella, perchè capace di riservare sorprese nascoste ed inaspettate. E fa ancora in tempo a candidarsi a diventare "Le nostre Langhe" con l'eleganza ed il buongusto dell'accoglienza di qualità, in una cornice di storia, arte e natura di eccellenza. Ne ha tutti i titoli. Io ci credo con intima convinzione e, nei limiti delle mie modeste possibilità, darò il mio contributo perchè si cammini speditamente in questa direzione

Intanto mi godo lo spettacolo unico ed irripetibile delle foglie che sulla carezza della brezza danzano nei colori del mondo e del canto del bosco autunnale che si prepara a dormire. Però prima di spogliarsi del tutto, sbadigliare e rivoltarsi nel sonno, mi regala i suoi frutti. Peccato che abbiamo il naso consumato dal tanfo dei respiri della città, se no quei frutti potremmo trovarli seguendone l'effluvio sulle ali del vento. Dopo la pioggia la terra è tiepida e contagia di afrori come la donna in amore che reclama sesso. Percepiamo l'odore del muschio, dei funghi che vanitosi s'incappellano, delle bacche dolciastre del sottobosco, che, lustre di sole, seducono all'assaggio.

E realizzi che gli odori sono impalpabili come i sogni. Basta fiutare l'aria, annusare il terreno. E sapore e bellezza dell'autunno è nelle narici prima che negli occhi. E qui a Tramonti, nelle campagne arabescate di case e chiese dei villaggi, la terra è fragranza umida prima del lungo sonno invernale, e sa di mosto, di legna bruciate nei camini e nei forni, di mele e patate cotte sotto la cenere, di caldarroste che mitragliano a fuoco lento, su cui sbava il tronco verde a reiterare ultima vita regalando calore. Oh, la poesia di Tramonti e dei suoi borghi, ove lavorano sodo i casari con il sorriso contagioso sulla faccia di luna piena, degli ultimi sportellari che intrecciano giunchi nelle case di Corsano e Cesarano, delle cantine che ubbriacano vespe e mosconi con l'acre del tintore che corre dalle alture di Monte delle Grazie e del Cardamone da quelle di Gete. Eppure il futuro del turismo della Costa d'Amalfi è tra queste vallate feconde e verdi pianori dove rotola il campanaccio delle mandrie alla pastura brada con l'eco che si frantuma e dilata nei cieli delle dentellature dei Lattari insieme al gracidare del corvo imperiale e del falco pellegrino.

liucciogiuseppe@gmal.com

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