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Storia e Storie

«Ciò che non ti uccide ti fortifica», la storia straordinaria di Norman Apicella

Scritto da Emiliano Amato (Redazione), lunedì 23 febbraio 2015 21:14:26

Ultimo aggiornamento giovedì 16 maggio 2019 15:28:11

di Emiliano Amato

What doesn't kill you makes you stronger (Ciò che non ti uccide ti fortifica) è l'aforisma più caro a Norman Apicella, il 23enne originario di Maiori, capace di cambiare il corso della propria vita grazie al coraggio e all'ostinazione. La sua storia è un vero e proprio inno alla vita, che sin da bambino ha dovuto guardare dritto negli occhi.

Figlio dell'ex sindaco di Maiori Martino Apicella, scomparso prematuramente per un cancro un anno dopo la nascita di Norman, nel 1992, è stato tirato su, col il fratello Christian (di tre anni più grande), dalla sola mamma Pasqualina.

«Mia madre è una persona davvero forte - ci spiega con orgoglio Norman - ed è riuscita a tirar su due ragazzi come noi lavorando e tenendo cura della casa. E' stato davvero difficile crescere senza padre, un punto di riferimento importante per ogni bambino. Ma grazie ai suoi racconti su papà conosco tutto di lui. Mia madre si è risposata con un simpatico signore di Milano, che però ha origini atranesi e quindi ho frequentato la scuola elementare ad Atrani».

Poi il diploma all'Istituto Tecnico per il Turismo di Amalfi e la vita che spalanca le sue porte alla giovinezza di Norman, divenuto ormai un uomo anche in virtù della sua prestanza fisica. Il suo sogno era sempre stato quello di trasferirsi a Londra, una capitale capace di regalare nuove emozioni, stimoli, di formare il giovane Norman che oltremanica si fa subito apprezzare. Non impiega molto ad essere assunto come manager alla Geronimo Inns, una nota catena di pub inglesi e nel tempo libero frequenta una delle palestre di Boxe più in voga in città, la Arches, guadagnando le attenzioni di un personal trainer di tutto rispetto: Rod Dounglas, campione dei pesi medi alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984.

«Poichè la palestra ospita alcuni eventi, ho partecipato a sette incontri amatoriali - ci dice Norman - e li ho vinti tutti, cinque per tempo limite e due per ko».

E proprio quando le cose sembravano andare per il verso giusto e il credito con la vita stava man mano estinguendosi, nella vita di Norman, di colpo, ritorna il buio pesto.

«Nel settembre del 2013 cominciai ad avere dei problemi di salute e dovetti fermare gli allenamenti. Man mano dovetti anche sospendere il lavoro, ricevendo, però, la paga di malattia. Al Lewisham Hospital cominciarono a curarmi un'Emofilia ma dopo mesi di ricerche, scan, pet, ed infine la biopsia, riscontrarono una rara malattia».

Un cancro miofibroblastico al polmone sinistro. Fino al gennaio dell'anno successivo per Norman è un pellegrinaggio presso gli ospedali di Londra, poiché la rarità della sua malattia era oggetto di studi e ricerche.

«Intanto mia madre, che in tutti questi mesi, pur rimanendo ad Atrani mi era stata sempre vicina - racconta Norman - decise di raggiungermi ed insieme, anche con il consenso dei medici, decidemmo di lasciare Londra ed compire tutte le cure necessarie e l'operazione in Italia. Nonostante la situazione non fosse delle migliori, fu veramente un sollievo per me ritornare a casa e rivedere gli amici e la mia famiglia. Dopo vari appuntamenti con il medico di famiglia abbiamo scelto la clinica a cui affidarci».

Il 16 marzo 2014 il ricovero all'IEO (Istituto Europeo Oncologia) di Milano, fondato da Umberto Veronesi. Dopo due giorni di continui esami fu fissato il giorno dell'operazione: il 19 marzo, festa del papà. L'intervento consisteva nella rimozione di quella parte di polmone infetto, ovvero il Culmen (la parte superiore).

«In sala d'attesa c'erano mia madre e suo marito, mio fratello e la fidanzata. L'operazione doveva durare tra le cinque e le sei ore ma ne durò più di nove poichè la morfina faticava a fare effetto. Purtroppo non ricordo quasi niente di quei giorni. Mi risvegliai due giorni dopo. Le regole dell'Istituto erano molto severe per quanto riguarda le visite, ma data la mia situazione e la mia giovane età permisero a mia madre di rimanere nella mia camera a dormire. So solo che non si è allontanata un attimo da me, anche perchè ci fecero stare in una camera singola molto spaziosa e con bagno. I giorni dopo l'operazione furono un inferno: non riuscivo ad alzarmi né a stare sdraiato piochè avevo il tubo del drenaggio che mi saliva dallo stomaco fino al petto, e non mi permetteva di respirare normalmente».

L'operazione andò bene e Norman doveva soltanto riprendersi.

«Moltissime persone vennero a farmi visita, persino il sindaco di Atrani, e anche tutti gli amici mi sono stati vicino con messaggi e auguri di pronta guarigione. La mia ex squadra, l'Ac Amalfi, mi dedicò una maglietta con la scritta "Forza Norman", e la vittoria di una giornata di campionato! Decisi di dimettermi due settimane dopo, ma non potendo ancora viaggiare rimasi a casa di un parente a Milano per qualche giorno. Ritornai a casa agli inizi di aprile, e dovetti stare per qualche settimana a Scala, dove mia zia possiede una villetta, poichè non potevo muovermi bene nè salire gradini. E poi l'aria di collina mi faceva bene! Dovevo eseguire esercizi di respirazione tre volte al giorno e prendere farmaci quotidianamente». La straordinaria forza di Norman gli permette, in pochissimo tempo, di rimettersi man mano in sesto. «Non ero ancora pronto per ritornare alla mia vita inglese, così trovai impiego per un mese come receptionist all'hotel Villa Cimbrone: un'esperienza davvero indimenticabile!».

Ma la voglia di riprendersi tutto ciò che aveva lasciato in sospeso, Londra, la boxe, era troppo forte, tanto che alla fine di luglio decide di ritornare in Inghilterra.

«Furono mesi un po' duri, seguiti da una piccola depressione, dovuta al continuo pensiero di tutto quello che mi era successo. Fortunatamente tutto è passato in fretta e non vedevo l'ora di lasciarmi quel 2014 alle spalle.

Avevo deciso di non ritornare al mio vecchio lavoro, anche perchè l'ambiente era molto stressante, quindi ho iniziato a collaborare con un'agenzia immobiliare di alcuni amici, con la quale lavoro attualmente.

Con l'inizio del nuovo anno ho ricominciato ad allenarmi, ma senza il consenso dei medici».

Il manager Ron Dounglas, dopo averlo rincontrato e ascoltato la sua storia, gli propone di partecipare a una serie di incontri di boxe per professionisti. «L'idea era molto ammiccante, anche perchè sapevo che a questi incontri partecipano molti talent scout e sponsor».

E dopo aver incassato alcuni autorevoli pareri positivi decide di partecipare al torneo organizzato dalla Lighsout la lega dei professionisti e dei White Collar. Il primo incontro è fissato il 28 marzo prossimo alla York Hall Arena di Bethnal Green di Londra alle 8 pm. L'avversario di Apicella nella categoria "Light Heavyweight", i "Mediomassimi", sarà Roberto Julio, 32enne inglese di origini greche.

«E' l'occasione che aspettavo da molto tempo. Dopo tutto quello che mi è capitato credevo seriamente di dover appendere i guantoni al chiodo. Attualmente peso 82 chili e per rientrare nella categoria dovrò perdere dai 2 ai 4 chili. Mi alleno ogni giorno con il mio amico e preparatore atletico Pierpaolo Emma che ha esperienza e vanta alcune presenze nella categoria allievi boxe a Bergamo. L'avversario che affronterò ha il vantaggio dell'esperienza ma io ho più di 13 centimetri di altezza su di lui, e nella boxe conta molto. Conosco il suo stile, studiato alcuni suoi filmati: è molto fisico nella sua posizione e quando colpisce ci mette tutta la sua forza, quindi dovrò lavorare sulla velocità e girarci intorno. E' molto importante vincere anche perchè ci saranno alcune date importanti a cui io parteciperò e se riesco a farmi notare, ad agosto potrò avere qualche chance per il titolo (sul sito www.lightsout-fc.com tutti i match up e le info sull'acquisto dei biglietti nda).»

Roberto Julio non sa che per Norman questo incontro rappresenta l'inizio di una nuova vita. Non potrà mai capire cosa ci sia dentro quel gigante buono di 23 anni.

«Credo che mia madre non sia molto felice di questa mia scelta, anche perché ha molta paura che mi possano colpire sulla grossa cicatrice che tutt'ora mi fa molto male, ma cercherò di proteggermi. Sento ogni giorno la mancanza della mia Costiera, di Atrani, della famiglia, degli amici, ma sono sicuro che anche chi non potrà venire a vedermi mi sosterrà. Questa è la vita che ho scelto e spero che quest'evento mi dia una chance per dimostrare quanto valgo, ma soprattutto per far comprendere, specie a chi soffre e ancora non vede la luce alla fine del tunnel che niente ti può fermare se esiste anche solo una speranza. Ciò che non ti uccide ti fortifica».

Forza Norman, di sicuro tutta la Costa d'Amalfi farà il tifo per te che già puoi andar fiero di aver vinto l'incontro più importante, mettendo ko il più temibile degli avversari.

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