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Storia e Storie

Amalfi e la Russia nell'865esimo anniversario di Mosca

Scritto da (Redazione), sabato 3 settembre 2016 13:17:20

Ultimo aggiornamento sabato 3 settembre 2016 13:32:37

di Giuseppe Gargano*

Un tradizionale detto popolare amalfitano afferma che "S. Andrea, 'a neva 'mborea", cioè nella ricorrenza del dies natalis del seguace del precursore Giovanni Battista e poi apostolo di Cristo ad Amalfi il freddo vento di Borea porta con la sua "aria 'a neva" tempeste di neve, capaci a volte di riempire il grembo delle vesti femminili.

Questa borèa alla greca bizantina o bòrea alla latina proviene dalle sterminate tundre e steppe della grande Russia. Ma con la neve essa trasporta verso i caldi mari del Sud frotte di personaggi d'ogni tempo desiderosi di liberarsi dall'avvinghiante manto bianco per rifugiarsi nella serenità e nella pace multicromatica della Costa d'Amalfi.

Tra costoro, nei nostri tempi, è giunto un attento studioso profondamente pervaso dalla spiritualità orientale, segnato da un tono basso della voce al contempo rasserenante e stuzzicante sotto il profilo della discussione accademica. La sua patria è la Russia, il suo nome Mikhail Talalay (per gli amici semplicemente Misha).

La sua venuta ad Amalfi e la fraterna amicizia stretta con noi del Centro di Cultura e Storia Amalfitana l'hanno ormai reso un indelebile innamorato della Divina Costa e degli amalfitani, al punto da considerarlo ormai come un nostro cittadino onorario. Grazie a lui la comunità amalfitana ha potuto stringere una serie di relazioni culturali anticipatrici di auspicabili sviluppi futuri allargati anche a scambi politico-istituzionali ed economici tra le città della Costa e quelle della grande Russia. Il filo conduttore di queste relazioni è senza dubbio il viaggio nel Sud da parte di illustri visitatori russi di varie epoche, che hanno lasciato imperiture testimonianze letterarie e artistiche.

Ritornano, in tal modo, alla mente molti di essi, puntualmente immortalati nelle pubblicazioni edite dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana in questi anni con l'appassionata e qualificata collaborazione di Misha Talalay.

Un altro Misha, Semenov, visse negli anni '30 a Positano, in quell'enclave di pace e di tranquillità dove il tempo s'era fermato, che accolse i profughi dai totalitarismi del Novecento, provenienti soprattutto dall'Unione Sovietica e dalla Germania nazista, di cui un significativo numero apparteneva alla razza ebraica. Semenov realizzò con i pescatori di Positano organizzate società di pesca, imparando a perfezione la lezione della ripartizione degli utili così ben delineata nelle norme consuetudinarie della Tabula de Amalpha e ancor viva tra il popolo costiero degli uomini di mare. «Gettate il mio corpo in mare, affinchè quei pesci che ho divorato senza misura durante la mia vita, possano ora prendersi la rivincita, consumando le mie carni». Così disse ai suoi fedeli pescatori prima di spirare; ma questi trasportarono la sua bara per la famosa Scalinatella fino al cimitero di Positano.

In quell'oasi lontana dai bagliori della guerra vissero parte della loro esistenza personaggi di grande calibro, quali Maxim Gorki, Essad Bay, nonché gli artisti del Bolscioi Leopold Massine e, in tempi più vicini a noi, Nureyev, che scelse come dimora l'isolotto del Gallo Lungo, mitica sede delle Sirene.

Nel corso degli anni '50 trovava ad Amalfi il suo "piccolo Ermitage" il pittore del Don, Basilio Necitailov: ancora oggi nelle sue tele di argomento religioso rifulgono interpreti amalfitani, tra cui ragazze e uomini del popolo, illustri prelati e mistici sacerdoti. Abbiamo condiviso per alcuni anni con lui il piccolo Ermitage: egli ai piani superiori, noi in quelli inferiori, dove era ed è tuttora la sede del nostro Centro. Un giorno gli chiedemmo: «Maestro, perchè ha lasciato la sua amata patria, per soggiornare nella nostra Amalfi?». Egli rispose con un breve ma significativo racconto: «Vivevo in un maestoso palazzo sulle rive del Don. Stava per giungere il rigido inverno; feci alloggiare nelle mie stanze un uccello in cerca di riparo. Visse e condivise con me il caldo tepore e il buon cibo. Al sopraggiungere della primavera spalancai le finestre: l'uccello fece alcune piroette nell'aria come per ringraziarmi e poi volò dritto nell'azzurro della libertà».

Aleksej Kara-Murza, Ol'ga Zukova, Vladimir Keidan sono alcuni nomi rilevanti dell'Accademia delle Scienze di Mosca che hanno collaborato con Misha Talalay nella realizzazione di interessanti pubblicazioni artistico-letterarie e nella progettazione di mostre che hanno particolarmente colpito la sensibilità degli amalfitani e degli ospiti della nostra città. Le loro ricerche, edite sia in russo che in italiano, hanno aperto un orizzonte ampio verso l'Europa dell'Est, completando un mosaico di testimonianze internazionali su Amalfi e la sua Costa, collocate nell'immaginario collettivo dei viaggiatori nel Sud.

«Immaginate una città sparpagliata sulle rocce in indicibile disordine; edifici multicolori, inframmezzati da macchie di verzura, case che paiono bassorilievi sulla scogliera a strapiombo; un'ingegnosa architettura semiorientale, abbinata con tutto lo sfarzo del cielo azzurro, del mare pieno di poesia e dalla vegetazione quasi africana; e in secondo piano gli Appennini, che si ergono come un gigantesco anfiteatro al cielo senza nuvole». Con queste espressioni Vladimir Jakovlev (1855) descriveva ammirato il paesaggio della Costa amalfitana, sempre alla ricerca del pittore e poeta napoletano Salvator Rosa, tra l'altro raffigurato da Ajvazovskij (1845) con un gruppo di banditi sulle vestigia del molo che il cardinale amalfitano Pietro Capuano aveva fatto costruire nei primi del Duecento, al cospetto di una notte di luna amalfitana. Quel paesaggio marino di enormi giganti di roccia fu più volte dipinto da Scedrin (1826-1829).

Continuano i versi del poeta Aleksej Konstantinovic Lozina-Lozinskij (1886-1916): «Le case si susseguono a nido d'ape, come un/ groviglio luminoso: balconi, scale, volte basse,/ una serie di tetti fatti di tegole, alcuni passaggi,/ e in essi archi inversi./ E la gente vi ronza, sul sentiero del ponte,/ gesticolano, ridono, bevono.../ conservano la società medievale/ qui montagne, pigrizia, città e mercato...». Rivive, così, lo sfarzoso frastuono del passato con l'apparente silente pigrizia del presente.

Abbiamo familiarizzato con i gruppi di russi nostri ospiti: abbiamo mostrato loro le testimonianze di un "passato luminoso e miro" tra i vicoli e i monumenti amalfitani e attraverso le maestose rovine di Paestum, intervallando quelle visite pregne di civiltà e di cultura con momenti di spensierato ascolto di canti popolari e succulenti pranzi della tradizione.

Nel nome dell'Apostolo Andrea abbiamo insieme celebrato l'VIII centenario dell'arrivo ad Amalfi da Costantinopoli delle Sue gloriose spoglie: qui, sulla Sua tomba, giungono a frotte pellegrini russi a pregare e a ringraziare, in commoventi scene di pianti e di baci alla reliquia del capo.

Ricorre ora il compleanno di Mosca tra le dorate cupole del Cremlino e gli sfarzi dei palazzi degli zar; si rivivono più di otto secoli di storia di una città che seppe, dopo la caduta di Costantinopoli, rifondare la Chiesa Ortodossa con il suo patriarcato e continuare, attraverso gli zar, a sostenere l'aquila imperiale che dalle rive tiberine dell'alma Roma era traslata alla Nuova Roma sul Bosforo per fermarsi bicipite sulle sponde della Moskova.

Come il paesaggio antropico di Positano, costituito da piccole bianche case con cupole e volte estradossate, passa, nel celebre disegno di Stefan Andress, nella sua minuscola fierezza, tra i grattacieli di New York, che si piegano meravigliati per osservarlo, così ora la piccola Amalfi, con le vestigia della sua grande storia, attraversa le vie di San Pietroburgo e di Mosca, ammirata dai maestosi ori delle chiese ortodosse, nella condivisa devozione con la santa Madre Russia per l'Apostolo Primo Chiamato.

*presidente onorario del Centro di Cultura e Storia Amalfitana

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