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Storia e Storie

350 anni fa la traslazione della reliquia del sangue di San Pantaleone

Scritto da Salvatore Amato (Redazione), sabato 14 maggio 2011 15:18:51

Ultimo aggiornamento lunedì 23 maggio 2011 08:03:21

di Salvatore Amato - Il 16 maggio 2011 l'intera comunità di Ravello ricorderà i 350 anni della Traslazione della Reliquia del sangue di San Pantaleone dall'altare maggiore, ove era conservata verosimilmente dal XII-XIII sec., alla Cappella noviter refacta, i cui lavori cominciarono sotto l'episcopato di Onofrio del Verme, Vescovo della Diocesi di Ravello-Scala dal 1623 al 1637.

L'acquisizione dell'atto che ricorda l'avvenimento è abbastanza recente, anche se una sorta di edizione è contenuta nella tesi di laurea della Prof.ssa Eva Salmeri che qui pubblicamente ringrazio per la disponibilità con cui ha permesso al Duomo di Ravello, mio tramite, di acquisire questo prezioso contributo storiografico ricco di documenti inediti, molti dei quali conservati presso l'Archivio di Stato di Salerno.

Nella tesi della Salmeri, che con dovizia di particolari si occupava degli interventi realizzati nella Cattedrale di Ravello tra XVII e XVIII secolo, compariva un atto rogato dal notaio scalese Nicola Campanile il 16 maggio del 1661, a margine di un grande evento al quale aveva assistito e del quale era stato incaricato di scrivere un publicum instrumentum, un atto che avesse pubblica fede, ad futuram rei memoriam, a sancirne cioè il ricordo indelebile.

Avvenne che il 16 maggio 1661, 350 anni fa, alla presenza del Visitatore Apostolico Onofrio de Ponte, Vescovo di Lettere, si radunarono presso il coro della Cattedrale di Ravello, il luogo vicino all'altare destinato alle dignità capitolari e canonicali, l'Arcidiacono Crispino Battimelli, l'Arciprete Pietro Manso, il Primicerio Cosma Manso, il Tesoriere Mattia Mosca, i canonici Carlo Mandina, Pantaleone Di Lieto, Nicola Camera, Silvestro Di Palma e Alessandro Di Lieto, insieme a coloro che amministravano la città nella doppia forma di governo nobiliare e popolare, Pietro Confalone e Andrea Fusco sindaco ed eletto dei nobili e Antonio Camera e Sabato d'Amato sindaco ed eletto del popolo.

La pubblica udienza si aprì con la dichiarazione fatta dal Visitatore Apostolico, il quale affermò di aver constatato, nel corso della sua Visita pastorale, che in una finestrella a sinistra dell'altare maggiore era conservata, in ambula magna vitrea, un'ampolla di vetro, il sangue di S. Pantaleone e molte reliquie di santi, riposte in una piccola cassa di legno. La finestra era chiusa con una porta di legno che si apriva con quattro chiavi. La prima era conservata dal Vescovo di Ravello e in sua assenza consegnata all'Arcidiacono, la seconda dal Tesoriere e le altre due dal sindaco dei nobili e del popolo.

Proseguendo nella sua dichiarazione, il Vescovo Onofrio de Ponte prese atto dello stato di pericolo in cui versava il luogo ove si conservavano i cosiddetti pignora e della scala di legno attraverso la quale si accedeva a quella finestrella. Per tale motivo venne ordinato il trasferimento delle reliquie in una cappella, i cui lavori erano ormai conclusi.

Le celebrazioni per la traslazione cominciarono il giorno precedente, Domenica 15 maggio, quando, al canto del Deus Tuorum Militum la reliquia venne calata dalla finestrella, esposta sull'altare maggiore e, dopo una solenne celebrazione eucaristica, portata in processione per le vie della città, cum magno populi consessu ac letitie signis revoluto. Ritengo che la processione sia da considerare l'origine della festa di San Pantaleone "di maggio".

Al termine delle celebrazioni la reliquia venne riposta nella finestrella e il mattino seguente, lunedì 16 maggio 1661, nuovamente estratta per una nuova processione. Quella che portò il sangue di S. Pantaleone nella nuova cappella, chiusa da cancelli di ferro dorato e piombo, e arricchita dai marmi realizzati dal fiorentino Francesco Valentino e dal cavese Pietro Antonio della Monica, come recentemente ha rilevato Luigi Buonocore.

350 anni sono passati da quel giorno del 1661 e moltissime cose sono cambiate da allora. Eppure anche oggi, anche se in modo minore rispetto al 27 luglio, dies natalis del martire di Nicomedia, molti ravellesi accorrono in quella cappella per venerare la reliquia del sangue del santo Patrono, proprio come il canonico Ferdinando Mansi ebbe a scrivere, a metà dell'Ottocento, nell'inno latino a Lui dedicato: "Ad hanc Cruoris inclity, fideles aram pergimus; Pantaleonis gloriam, opem fidemque pangimus", "a questo altare dell'inclito sangue accorriamo fiduciosi, di Pantaleone cantiamo la gloria, la potenza e la fede".

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