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Salerno e Provincia

Salerno, riapre Museo Archeologico Provinciale: restituito a comunità suo patrimonio culturale

Scritto da (Redazione), martedì 19 febbraio 2013 09:21:37

Ultimo aggiornamento martedì 19 febbraio 2013 09:23:51

Un rinnovato allestimento con un percorso espositivo ampliato, installazioni multimediali con display touch e impianti di ultima generazione, in un immobile di pregio che è stato sottoposto a un articolato intervento di manutenzione e restyling: si presenta così il Museo archeologico provinciale di Salerno, riaperto ieri pomeriggio (18 febbraio) presso il complesso San Benedetto.

«Restituire alla città e all'intera provincia il Museo archeologico provinciale di Salerno è il risultato che con soddisfazione consegniamo alla comunità salernitana - spiega il presidente facente funzioni Antonio Iannone - Investire nella riapertura di questo istituto della cultura ha rappresentato, infatti, una scelta precisa dell'Amministrazione provinciale, fin dalla presidenza dell'onorevole Edmondo Cirielli, nonostante i pesanti tagli al bilancio dell'Ente».

«È un obiettivo che abbiamo considerato doveroso per rispondere alle richieste provenienti sia dal mondo accademico e scientifico che dalle comunità locali - aggiunge l'assessore Matteo Bottone - Un grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa riapertura: ai dirigenti, ai funzionari e al personale del Settore Patrimonio e del Settore Musei e Biblioteche, ai collaboratori e alle imprese. Tutti sono stati, insieme, artefici di questo».

L'intervento di manutenzione e restyling dell'immobile è stato eseguito nel rispetto della filosofia del restauro e del design originario, ideato negli anni Sessanta dall'arch. Ezio De Felice, secondo un programma unitario di rifunzionalizzazione e adeguamento.

Il nuovo allestimento espositivo, inoltre, è contrassegnato da un'esposizione ancora più ampia e potenziata dall'utilizzo di moderne tecnologie e tecniche di comunicazione museale, con tre installazioni multimediali ricostruiscono l'insediamento di Fratte, le antiche rotte del Mediterraneo e ripropongono l'atmosfera del ritrovamento della celebre testa di Apollo nelle acque del golfo di Salerno nel 1930. Nel complesso gli interventi hanno comportato una spesa di 580.000 Euro.

SCHEDA SUI LAVORI E SUL RIALLESTIMENTO DEL MUSEO

La storia del Museo e del complessoIstituito nel 1927 dall'Amministrazione Provinciale di Salerno, fu inaugurato il 28 ottobre 1928 all'interno del Palazzo di Governo, attuale sede della Provincia. Nel 1939 fu spostato nella Casina dell'Orto Agrario, alla fine della guerra ritornò nella sede precedente, mentre nel 1964 fu collocato in via definitiva nel complesso di San Benedetto.

Le importanti scoperte effettuate a Fratte dal 1927 inaugurarono un decennio proficuo di indagini archeologiche condotte dall'Amministrazione Provinciale, i cui ritrovamenti rappresentano ancora oggi, assieme alle coeve donazioni ed acquisizioni, la parte più cospicua dell'esposizione.

Il complesso monastico San Benedetto, che ospita il Museo, è un edificio di straordinario interesse architettonico, il cui impianto originario è di epoca longobarda.

I lavori infrastrutturali

A partire dal 2010 l'immobile è stato oggetto di un articolato intervento di manutenzione e restyling, curato prima dal settore Beni Culturali e poi dall'attuale settore Patrimonio e gestione degli immobili provinciali. La scelta è stata quella di operare nel pieno rispetto della filosofia del restauro e del design dell'autore Ezio De Felice, secondo un unitario programma di rifunzionalizzazione e adeguamento. Nel complesso gli interventi hanno comportato una spesa di 400.000 Euro, con lavori frazionati in lotti funzionali sulla base delle risorse appostate in bilancio.

Il riallestimento

Curato dal settore Musei e biblioteche, il riallestimentoha comportato l'esecuzione di diversi interventi, volti ad attualizzare l'esposizione con l'utilizzo di moderne tecnologie, integrarla con ulteriori supporti espositivi e potenziarla grazie alle nuove metodologie della comunicazione museale (pannelli, installazioni multimediali, front office, etc.). Tra l'altro, è stato installato un impianto illuminotecnico provvisto di luci brevettate che non producono calore e, quindi, non surriscaldano né danneggiano i reperti, garantendo comunque un'elevata resa cromatica.

Nello stesso tempo si è proceduto all'inventariazione dei reperti presenti nei depositi e alla riorganizzazione delle vetrine espositive, in sinergia con la Soprintendenza per i beni archeologici e l'Università degli studi di Salerno.

Un'intera sala è stata destinata all'esposizione della testa di Apollo, come previsto in origine da De Felice, ma l'allestimento è stato reso altamente scenografico dall'utilizzo congiunto di un impianto multimediale e tendaggi che ripropongono il momento del suo ritrovamento in mare.

Nel complesso questi interventi hanno comportato una spesa di 180.000 Euro.

IL NUOVO PERCORSO ARCHEOLOGICO

L'esposizione archeologica è strutturata su due piani, attraverso un percorso sia cronologico che topografico (per centri di provenienza dei reperti). La ricchezza del Museo, che il direttore Venturino Panebianco definì "il maggiore Istituto storico-topografico della Provincia", testimonia il ruolo di crocevia svolto dal territorio della provincia di Salerno fin dall'antichità.

Sul piano terra e nel giardino antistante il Museo è allestito un interessante lapidario con reperti di epoca romana, in particolare statue, rilievi figurati e basi onorarie. Si segnala la statua acefala in marmo, copia romana di un originale ellenistico di II sec. a.C., riproducente la Venere con delfino.La sezione "Provincia archeologica" raccoglie i più importanti reperti che provengono da scavi, ritrovamenti fortuiti e acquisizioni effettuati su tutto il territorio provinciale. Si tratta di un variegato patrimonio, che attesta l'esistenza di fauna preistorica (mandibola di Elephans antiquus, femore di Hippopotamus amphibius Linneo e molare di Equus hydruntinus) e la presenza dell'uomo in epoca remota, dalla Valle del Sarno al Cilento, dalla Costiera Amalfitana alla Piana del Sele e al Vallo di Diano. Il percorso è esemplificativo delle principali correnti culturali che si sono affermate in Campania dalla preistoria all'epoca romana, come il periodo Villanoviano, la Fossakultur, l'Orientalizzante, la cultura sannitica, le civiltà indigene, con focus sugli aspetti del costume maschile e femminile.I reperti più importanti sono quelli provenienti dal corredo della tomba principesca da Monte Pruno di Roscigno (V-IV sec. a.C.), che presenta un'associazione ricca di materiali, tra cui un kantharos d'argento raffigurante Andromaca nel fondo interno e un candelabro di bronzo che presenta sulla cimasa le figure di un guerriero e della sua donna.Nella stessa sezione c'è uno spazio dedicato alla "Salernum romana", con materiali provenienti per lo più dalle necropoli, dislocate sia nel centro storico che nell'area dell'attuale via Roma.

La sezione"Collezioni e donazioni" è dedicata, invece, agli apporti di privati che hanno arricchito il Museo nel corso del tempo. Presenta elementi eterogenei che coprono un ampio arco temporale. Si segnala, in particolare, la collezione donazione donata dall'avv. Giuseppe Boezio di Sala Consilina, divisa fra questo Museo e il Petit Palais di Parigi.

Il primo piano

Nella sezione dedicata a Fratte sono esposti i reperti provenienti dall'omonimo sito etrusco-sannita (VI-III sec. a.C.), importante insediamento anteriore alla Salernum romana e situato alla periferia settentrionale dell'attuale città. Il percorso, che illustra la storia del sito anche alla luce delle recenti indagini archeologiche condotte dall'Università degli studi di Salerno, è strutturato secondo due nuclei tematici, ovvero l'abitato e le necropoli, e un focus sul mito di Eracle.

Di particolare pregio il Deinos attico a figure nere attribuibile al Pittore di Antimenes (fine VI sec. a.C.), la cui iconografia richiama alcuni episodi mitici, come un corteo divino che rievoca il matrimonio di Peleo e Teti e la partenza di Anfiarao, re di Argo, per la guerra contro Tebe.

Una specifica sezione è dedicata, inoltre, alla testa bronzea di Apollo (I sec. a.C. - I sec. d.C.), uno straordinario reperto diventato il simbolo dei Musei della Provincia di Salerno. Si ipotizza che facesse parte di una statua di grandi dimensioni, ma la sua cronologia e provenienza rimangono problematiche. Fu rinvenuto nel 1930 nelle acque del golfo di Salerno da alcuni pescatori. Anche il poeta Giuseppe Ungaretti, nel suo viaggio nel Mezzogiorno, rimase così colpito dalle fattezze del volto, da scrivere: "Tu sei la forza serena e la bellezza".

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