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Politica

Ravello, Carfora: «Qualcuno ha interesse a fare molto più 'fazione' e meno 'politica'»

Scritto da ...incostieramalfitana.it (redazione), martedì 6 luglio 2010 12:59:03

Ultimo aggiornamento martedì 6 luglio 2010 12:59:03

In questa intervista "esclusiva" uno dei tre consiglieri comunali "dissidenti" dell’attuale maggioranza ravellese spiega i motivi della "frattura". "Il sindaco ostaggio di qualche altro amministratore? Non lo so, ma Imperato ha dimostrato meno "freschezza""

Nel 2011 comuni come Amalfi, Ravello, Praiano, Cetara torneranno alle urne per il rinnovo dei propri Sindaci. Nella "Città della musica", sempre più lacerata dalla polemica senza fine dell’apertura dell’Auditorium, si affilano già le armi e in campo si annunciano tre compagini: quella dell’attuale compagine amministrativa, che deve sciogliere il nodo su una ricandidatura del primo cittadino, l’avvocato Paolo Imperato o di un’alternanza con il vice sindaco, avvocato Salvatore Di Martino; il gruppo di opposizione che, dopo la rinuncia ufficiale, salvo ripensamenti dell’ultim’ora, di Secondo Amalfitano, dovrebbe puntare sull’imprenditore Paolo Vuilleumier; ed una nuova squadra capeggiata da Nicola Amato, fresco candidato alle regionali nelle liste del partito di Rutelli. Intanto, però, all’interno della maggioranza si sono aperte una serie di crepe, e così l’ex assessore Gino Schiavo, i consiglieri Emiliano Amato e Ciro Carfora hanno deciso di continuare il proprio operato in amministrazione, ma con i dovuti distinguo dalla loro stessa compagine, costituendo il gruppo consiliare "Al di là dei muri". Abbiamo cercato di capirne le ragioni con un’intervista "esclusiva" a Ciro Carfora, che ringraziamo di aver scelto la nostra testata per raccontarci di quanto accade nell’attuale amministrazione ravellese.

D. Ad un anno dalla tornata elettorale delle prossime amministrative l’attuale maggioranza di Ravello perde pezzi. Che succede nella politica della "Città della musica": non c’è più armonia?R. Si è arrivati al termine di un percorso, e non come qualcuno ha voluto favoleggiare ad una manovra elettorale per la prossima tornata amministrativa. La frattura all’interno di questa maggioranza si è creata per una serie di vicissitudini che abbiamo vissuto tutti insieme, a partire dal giorno della vittoria elettorale, e che non ha creato l’alternativa, il cambiamento auspicato per Ravello. Punto primo: il metodo, la forma, l’approccio ai problemi sono sempre gli stessi. Punto secondo: alcune grandi questioni non sono state risolte, ci si è impantanati in una serie di vicende che non hanno fatto fare a Ravello un balzo in avanti. Queste "critiche" vogliono servire per dire ai nostri concittadini che non condividiamo il metodo usato, e che ci sono modalità diverse per approcciarsi ai problemi che vive Ravello, ma in modo più generalizzato l’intera Costa d’Amalfi. Vorrei approfittare dell’occasione offertami per sottolineare come sia singolare che, su alcuni organi d’informazione, componenti dell’opposizione consiliare abbiano voluto insinuare il seme del sospetto sul nostro distacco dal gruppo di maggioranza ad un anno dalle elezioni. Io credo, invece, che chi fa e vuole fare politica, e intende lavorare per il bene del proprio paese, avrebbe dovuto immediatamente aprire un tavolo di confronto con questi consiglieri "dissidenti", per ricercare, nell’immediatezza del Consiglio comunale successivo, punti d’intesa adeguati a dare risposte serie e concrete alle problematiche sul tappeto. Questo non è successo: evidentemente qualcuno ha interesse a lasciare le cose così come sono. A fare molto più "fazione" e meno "politica".

D. Quali le critiche che il vostro gruppo muove in modo più marcato alla vostra ormai ex maggioranza?R. Intanto c’è una visione verticistica delle decisioni, con un coinvolgimento minimo dei consiglieri comunali della stessa maggioranza. E poi c’è la vicenda Fondazione-Auditorium che, a me personalmente, in modo diverso dagli altri miei due compagni di gruppo, così come è stata condotta dal giorno del nostro insediamento ad oggi non è piaciuta affatto. Ne è uscito fuori un grosso pasticcio. Chi governa deve governare nell’interesse della collettività. In riferimento alla Fondazione, con tutte le critiche, anche giuste, alla gestione della stessa, chi rappresenta l’Ente Comune deve comunque operare per migliorare quello che c’è. Invece in un primo momento c’è stato un atteggiamento di ostracismo, di contrapposizione, dovuto anche al fatto che la precedente compagine amministrativa aveva provveduto ad effettuare le nomine in Fondazione nei 15 giorni precedenti la tornata elettorale scorsa, con persone ovviamente rappresentative di quella parte politica. Ma questa è una cosa, ripeto anche condannabile, credere nel progetto Fondazione, credere nel progetto Ravello, finanziato con i fondi europei e affiancato mirabilmente dall’ex governatore Antonio Bassolino, è altro. Bisognava quindi non perdere tempo in polemiche poco costruttive, bensì lavorare per aggiustare il tiro su quelle che, dal nostro punto di vista, erano una serie di problematiche all’interno di quell’organismo, del progetto Ravello, della gestione dell’Auditorium "Oscar Nimeyer", di Villa Rufolo, e poi per la successiva acquisizione di Villa Episcopio. E, contrariamente, alle dichiarazioni del vice sindaco in un ormai "celebre" consiglio comunale, su questo mi sono sempre speso sin dall’inizio, provando a spronare l’Amministrazione a trovare soluzioni ed imboccare una strada diversa da quella scelta. Per la verità nella mia maggioranza non è che mi sono trovato in buona compagnia, ma ho continuato a portare avanti le mie idee. In politica si fanno delle scelte in cui credere e da sostenere, poi si può uscire vincenti o sconfitti, ma ciò non toglie che ho fatto la mia battaglia credendo in essa e sperando di operare nell’interesse del paese.

D. E poi cosa è successo?R. Con la caduta di Bassolino, l’arrivo del nuovo governatore della Regione Campania, Fondazione e Auditorium sono rimasti in una situazione di stallo. Io ho continuato a lavorare per sbloccare lo stato delle cose, senza risultati, per cui la spinta propulsiva sulla vicenda si è esaurita, e a me non è restato altro che prenderne atto e comportarmi di conseguenza. Secondo il mio punto di vista, infatti, e alla luce delle dimissioni da presidente della Fondazione Ravello di Domenico De Masi, e all’annuncio anche di un probabile "addio" della Fondazione Monte dei Paschi, sulla vicenda non ci sono più spiragli per una soluzione migliorativa. Mi auguro di sbagliare e che, per questo ultimo anno di amministrazione che resta, si creino le opportune condizioni per uscire dal pantano in cui ci siamo affossati. Vorrei però anche qui precisare un fatto: prima che noi uscissimo dalla maggioranza, da più parti si è sollecitato chi non condivideva l’operato dell’attuale amministrazione sulla vicenda Fondazione-Auditorium a dimettersi. Dimissioni che, conseguentemente, sarebbero tornate utili a chi voleva la caduta della giunta e, quindi, elezioni anticipate. Anche qui voglio essere chiaro con chi fa e vuole fare politica, e intende lavorare per il bene del proprio paese: il confronto politico non lo si può ridurre ad un mero calcolo elettorale; ognuno per la sua parte, e nel rispetto di un patto con i propri elettori, deve apportare i giusti suggerimenti alla risoluzione di problematiche di così grande rilievo per la nostra cittadina. La caduta dell’attuale Amministrazione avrebbe ulteriormente peggiorato la situazione.

D. Chiacchiericci di piazza sostengono, però, che il primo cittadino di Ravello sia rimasto forse ostaggio di qualche altro amministratore. Lei di questo cosa pensa?R. Io non so se Paolo Imperato sia "ostaggio" di qualcuno; certamente l’attuale Sindaco di Ravello ha tutti i numeri, culturali, professionali, politici, di mediazione, per provare a cambiare le sorti della nostra cittadina, e lo ha dimostrato in quel breve periodo di amministrazione di un anno e mezzo, dopo le elezioni del 1997, quando innestando una freschezza di idee e di impegno parve far vivere una fase nuova di risveglio del paese. Devo notare, però, che non ho riscontrato in lui in questo periodo la stessa freschezza di allora, la stessa voglia di novità, di rottura di certi schemi.

D. Quale sarà il futuro politico di Ciro Carfora?
R.
Al momento non lo so. Invero io non mi preoccuperei molto del mio futuro politico, spero solo che a Ravello si crei qualcosa di "nuovo" e di "alternativo" a certe logiche del passato: che le persone di buona volontà, che hanno voglia di vedere Ravello sotto una veste diversa, si rimbocchino le maniche e diano idee, tempo, speranze a questo progetto. Anche perché ho la percezione che i ravellesi siano stanchi di diatribe ormai obsolete. Io ho fatto un percorso, non so con quali fortune, ma questo ormai appartiene alla storia: ciò che interessa ora è il futuro di Ravello e quello di importante per la sua crescita.V.B.

(intervista pubblicata su "…incostieraamalfitana.it" Anno X n.5 del 30 giugno 2010, periodico d’informazione indipendente della Costa d’Amalfi, fondato da Alfonso Bottone che ringraziamo)

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