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Politica

La ricetta per uscire dalla Crisi: BCE segua modello FED

Scritto da (Redazione), lunedì 3 settembre 2012 16:10:50

Ultimo aggiornamento giovedì 6 settembre 2012 07:49:37

di Renato Brunetta - Altro che indiscrezioni su cosa deciderà il 6 settembre la Banca Centrale Europea, con relativa cronaca delle baruffe tra BCE e Bundesbank. Baruffe vere o presunte in cui la cancelliera Angela Merkel e la banca centrale tedesca sembrano fare il gioco del poliziotto buono e il poliziotto cattivo.

-Altro che gossip su quando e a quali condizioni la Spagna chiederà aiuto ai fondi di stabilità europei e su chi (Troika? Biga?) e come dovrà vigilare sul rispetto di eventuali Memorandum of Understanding.

-Per capire come gestire l'attuale fase della crisi dell'euro, di che tipo di interventi c'è bisogno e quali effetti questi potrebbero generare, sarebbe bene che tutti andassimo, ancora una volta, a lezione dalla Federal Reserve, a partire dai banchieri centrali dell'Eurotower, ma non solo.

La lezione, che non è altro che un ritorno ai "fondamentali", infatti, va impartita a tutti i governi dell'eurozona prima e dell'Unione a 27 poi.

-Analizziamo, dunque, punto per punto il discorso che Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, ha tenuto a Jackson Hole, fra i monti del Wyoming, venerdì scorso.

-L'appuntamento, cui hanno partecipato più di 100 tra banchieri centrali ed economisti, si è rivelato di grande interesse per una serie di motivi. Innanzitutto Ben Bernanke ha, con umiltà, illustrato ragioni, costi e benefici della politica monetaria adottata dalla Federal Reserve nei 5 anni della crisi non solo ai convenuti, ma anche, attraverso il sito della banca centrale e in virtù della politica di comunicazione della Fed, a tutti i cittadini, americani e non, interessati.

Bella lezione di trasparenza, anche in questo caso, e di stile, a noi europei. In secondo luogo, la conferenza è stata un'occasione per fare il punto sull'andamento dell'economia americana e per avviare una riflessione su eventuali futuri interventi della Federal Reserve, auspicabilmente in tandem con la Banca Centrale Europea, partendo dalla consapevolezza di quello che è stato fatto nel passato e degli effetti prodotti.

-Anche perché, non dimentichiamolo, la Federal Reserve è la più importante banca centrale e governa la più grande economia del mondo, economia da cui la crisi ha avuto origine e da cui potrebbe venire la soluzione.

-Come noto, l'inizio delle tensioni sui mercati finanziari risale ad agosto 2007, con lo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti e la crisi dei mutui subprime.

A questo seguì il fallimento di una delle principali banche d'affari americane, Lehman Brothers, il 15 settembre 2008. La reazione della Federal Reserve fu immediata: riduzione dei tassi di interesse tra 0% e 0,25% ed estensione dei prestiti alle banche.

-Tuttavia, ci spiega Ben Bernanke nell'introduzione del suo discorso, "la crisi era così profonda e il mercato del credito talmente alterato che, per quanto interventi ordinari di politica monetaria, quali quelli adottati, avessero ridotto le conseguenze negative dei citati eventi catastrofici sull'economia americana, la Federal Reserve è dovuta intervenire con strumenti di politica monetaria non convenzionali".

-Bella dimostrazione di consapevolezza dei guai in cui la finanza privata aveva cacciato l'economia americana.

Con riferimento all'Operation Twist, anch'essa avvenuta in due tranche, la Fed ha venduto titoli a breve termine (scadenza massima 3 anni) e acquistato titoli a lungo termine (scadenza da 6 a 30 anni) per 400 miliardi di dollari tra settembre 2011 e giugno 2012 e per 267 miliardi di dollari tra luglio e dicembre 2012 (l'operazione è ancora in corso).

-Totale complessivo: 667 miliardi di dollari. Cifre e tempistica che fanno impallidire le reazioni in casa nostra.

-Risultato: da una serie di studi condotti da diversi economisti americani, che Ben Bernanke cita con puntualità, è emerso che il primo Quantitative Easing (1.700 miliardi) ha indotto una riduzione dei tassi di interesse sui titoli decennali del Tesoro americano tra 40 e 110 punti base e il secondo (600 miliardi) ha spinto al ribasso i rendimenti degli stessi titoli di ulteriori 15-45 punti base. Considerando anche le due tranche di Operation Twist, l'effetto cumulato è una riduzione dei tassi di interesse sui titoli decennali del Tesoro americano tra 80 e 120 punti base.

Questo perché "gli investitori hanno dovuto rivedere la composizione dei propri portafogli e sostituire i titoli di Stato a lungo termine venduti alla Federal Reserve nell'ambito dell'Operation Twist con altre tipologie di attività mobiliari e perché l'intervento della banca centrale ha restituito fiducia alle istituzioni finanziarie e ai cittadini americani, stimolando gli investimenti e, di conseguenza, i consumi.

-Essendo aumentata la domanda sia di titoli del debito pubblico statunitense sia di azioni di società di capitali private, sono aumentati i prezzi e diminuiti i rendimenti" (le due grandezze sono inversamente proporzionali).

Inoltre, Ben Bernanke ha tenuto a precisare che "è difficile quantificare gli effetti delle misure messe in atto dalla Fed in termini di occupazione e di PIL, perché non è possibile sapere quali sarebbero stati i dati in assenza dell'intervento della banca centrale, ma da alcune simulazioni condotte dalla stessa Federal Reserve è emerso che con i due Quantitative Easing, del 2008-2010 e del 2010-2011, sono stati creati 2 milioni di posti di lavoro e il prodotto interno lordo degli USA è aumentato di almeno il 3% in più rispetto a quanto avrebbe potuto crescere in assenza di interventi da parte della Fed".

-Nonostante tali interventi, ed è questo il cuore del discorso di Ben Bernanke di venerdì scorso, la crisi economica e finanziaria ha notevolmente rallentato gli effetti delle misure, anche non convenzionali, adottate dalla Federal Reserve, in quanto i canali di trasmissione della politica monetaria sono risultati eccessivamente frammentati e non sempre efficienti.

Punto centrale di grande onestà intellettuale da parte di Ben Bernanke e punto centrale anche delle preoccupazioni del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, già espresse in occasione della conferenza stampa a termine della riunione del Consiglio direttivo della BCE del 2 agosto.

-In quella sede, ricordiamolo, Mario Draghi tenne a precisare come l'intervento, anche con strumenti non convenzionali, da parte della Banca Centrale Europea in difesa dell'euro fosse divenuto necessario al fine di garantire la trasmissione della politica monetaria alle economie dell'eurozona.

-Evidentemente, in mancanza, o in supplenza, di una politica economica europea coerente.

Come ha detto chiaramente Ben Bernanke venerdì, "la crisi ha bloccato la trasmissione della politica monetaria". Cosa dovremmo dire noi dell'area euro, con riferimento alle terapie sangue, sudore e lacrime imposte con somma improntitudine dalla Germania ai paesi sotto attacco speculativo?

-Esse non solo hanno acuito la crisi e la recessione, ma hanno finito col ridurre gli effetti delle misure nel contempo messe in atto dalla Banca Centrale Europea.

-Amara lezione, dunque, quella del presidente della Federal Reserve, per l'economia del nostro continente, che non aveva bisogno delle massicce dosi di antibiotici somministrate, che hanno conseguito l'unico risultato di aggravare la crisi e di debilitare, come abbiamo visto, i meccanismi di trasmissione della politica monetaria.

-Di questo, cioè delle difficoltà di trasmissione della politica monetaria a causa della crisi, da noi non si è mai seriamente discusso.

Tornando a Jackson Hole, il principale destinatario della liquidità offerta, secondo le modalità sopra descritte, dalla Federal Reserve è stato il settore bancario e finanziario.

-Quello stesso settore finanziario, aggiungiamo noi, all'origine della crisi dei mutui subprime, della speculazione sui derivati e dei titoli tossici in bilancio. Settore che nel momento del bisogno ha invocato la finanza pubblica per essere salvato e che, continua il nostro ragionamento, dopo che i governi hanno contratto debiti per salvarlo, ha speculato contro gli Stati indebitati. Bella gratitudine.

-Purtroppo, però, e qui torniamo al discorso di Ben Bernanke, gran parte della liquidità immessa nel sistema è rimasta, guarda caso, nel circuito delle banche, senza trasmissione all'economia reale, vale a dire a cittadini e imprese.

Pertanto, il settore immobiliare, preso ad esempio dal presidente della Fed perché da sempre considerato trainante in economia, oggi è in stallo. Con relativo blocco delle opportunità di lavoro che potrebbe offrire.

-Viene facile mettere in rapporto queste affermazioni con quanto è successo in casa nostra, vale a dire con le due tranche di finanziamento agevolato della BCE alle banche dei paesi dell'eurozona di dicembre 2011 e febbraio 2012, per più di 1.000 miliardi di euro, definito da molti analisti Quantitative Easing in salsa europea.

E ricordare che tutte queste risorse sono rimaste ferme nel sistema bancario anche nel caso europeo, un po' per miopia ed egoismo delle banche, un po' per la dabbenaggine masochistica dell'Autorità Bancaria Europea (EBA) e delle regole di Basilea 3, che hanno imposto alle banche del nostro continente di mettere in bilancio a valori di mercato i titoli di Stato posseduti, costringendole a rivalutare gli attivi e legando in maniera indissolubile i destini delle banche private con quelli dei debiti degli Stati sovrani. Bel circuito infernale.

-E ancora Ben Bernanke: "negli Stati Uniti l'incertezza della politica fiscale (legata al dibattito sul Fiscal Cliff), ha ridotto l'efficacia della politica monetaria, portando, tra l'altro, a rivedere a ribasso le prospettive di crescita dell'economia, ed è importante che, per evitare che ciò si ripeta, il governo si impegni a definire una strategia sostenibile nel medio e nel lungo termine.

Nel contesto attuale, la politica monetaria, quindi la Federal Reserve, non può, e non deve, perseguire obiettivi propri della politica economica e fiscale, di competenza del governo, e non può far fronte da sola ai rischi finanziari che corre il paese".

-È questo è l'altro punto centrale del discorso del presidente della Federal Reserve: ciascuno deve fare la sua parte. Le banche centrali facciano le banche centrali e i governi facciano la politica economica. Senza somministrare, diremmo noi, agli Stati antibiotici tanto forti da produrre depressione, che, come abbiamo visto, inibisce la trasmissione delle politiche monetarie.

-O, per dirla ancor più chiaramente: politiche economiche sbagliate, come quelle che ha imposto la Germania negli anni della crisi ai paesi dell'area euro sotto attacco speculativo, finiscono per vanificare gli effetti positivi della politica monetaria adottata dalle banche centrali.

L'analisi del presidente della Federal Reserve, dunque, non fa altro che confermare quanto già sappiamo sulle cose da fare in Europa, ma ci dice anche che non è più tempo di rinvii e che dopo la moneta unica occorre procedere con l'unione bancaria, e relativo sistema unico di vigilanza, da strutturare non solo sulla base delle esigenze e delle opacità del sistema tedesco;

-l'unione economica, con relativa redistribuzione degli squilibri macroeconomici (sia positivi sia negativi) degli Stati;

-l'unione fiscale, con regole di bilancio uguali per tutti;

-e l'unione politica, al fine di eliminare gli egemonismi o gli assi preferenziali, istituendo un rapporto diretto tra popolo dell'Unione e governo europeo.

Per non parlare del bazooka di prestatore di ultima istanza che la Federal Reserve ha da sempre e che probabilmente la Banca Centrale Europea non avrà mai, causa le ossessioni inflazionistiche tedesche di weimariana memoria.

-La lezione di Jackson Hole di venerdì può essere interpretata, dunque, come il de profundiis della politica economica europea a trazione tedesca.

-A un'attenta lettura, le preoccupazioni di Ben Bernanke rispetto all'economia americana hanno di fatto messo a nudo tutta la debolezza dell'Europa e la sua incapacità di contrastare la crisi. Il presidente della Federal Reserve ha fatto un'analisi onesta degli ultimi difficili 5 anni del suo mandato.

-A quando altrettanta onestà, con relativo cambio di passo, da parte dei governanti e delle istituzioni europee?

Le occasioni non mancheranno, a partire dalla riunione del Consiglio direttivo della BCE il 6 settembre; la decisione della Corte Costituzionale tedesca sulla legittimità del Fiscal Compact e del Meccanismo Europeo di Stabilità attesa il 12 settembre e il prossimo, fondamentale, Consiglio europeo, già in calendario per il 18-19 ottobre. Abbiamo bisogno di un'operazione verità.

-Ce lo chiedono i mercati, ce lo chiedono i cittadini europei. Ce lo chiede, soprattutto, il buon senso.

-Sarebbe proprio ora di smetterla di farci del male.

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