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Politica

Casini cambia, Alfano rivoluziona, Bersani osserva

Scritto da Michele Ingenito (Redazione), lunedì 23 aprile 2012 11:30:59

Ultimo aggiornamento lunedì 23 aprile 2012 13:57:38

di Michele Ingenito - Dunque l'UDC, 'scompare'. Nel nome. Negli uomini (forse) resta. Lo ha deciso a gran voce il leader Casini. Alfano replica e spiazza tutti. Rivoluzione. Che, per il PDL, vuol dire rinuncia al finanziamento pubblico. D'ora in poi, soldi solo dagli iscritti e dai sostenitori. Un po' all'americana, insomma. Dove il rischio è quello di consegnare i partiti in mano ai tanti Paperon dei Paperoni (puliti o sporchi), che affollano il paese a stelle e strisce.

Alfano lo sa e, prudentemente, mette i paletti. Soldi privati sì, ma non oltre certi limiti. Insomma, l'Italia politica ladrona accusa il colpo dei Lusi, dei Trota, della sanità di mezzo paese (sol per quel che se ne sa), della regione Lombardia, e chi più ne ha più ne metta, e corre ai ripari. Casini cambiando il nome del partito. Non più UDC, ma altro. La forma. E la sostanza? Far convergere al centro i tanti altri centro del tempo che fu dicciniano.
Operazione risucchio, insomma, sperando di fare le scarpe al socio Bersani, che punta alla restaurazione del nulla cambio, ed all'amico-avversario Alfano, il quale, senza esitazione, gioca di rimessa e subito con la sua rivoluzione a metà.
Nessuno di loro, però, annuncia l'unica, vera rivoluzione che l'Italia invoca. Quella etica. Che, in parole povere, vuol dire ridurre se non eliminare il rischio dell'innamoramento della corruzione. Come? Dimezzando al massimo le presenze nei centri del potere rappresentativo pubblico a tutti i livelli, e ridurre solo a due i mandati parlamentari.
Che senso avrebbe, se no, cambiare (o non cambiare) nome, rinunciare ai fondi pubblici, ricompattarsi in Padania, se, poi, restano intatte le tentazioni? L'occasione fa l'uomo ladro in qualsiasi momento della vita. Ma molto, molto di più se una vita intera o quasi viene trascorsa in seno al potere istituzionale.
Passato, infatti, se non l'entusiasmo, almeno la curiosità appena stimolata di questi giorni per le 'rivoluzioni' sul cambio di nomi e quant'altro, la gente, ricomincia a riflettere. E, mestamente, a ricredersi. Hai voglia di fare promesse. Tanto, sono sempre gli stessi che tali vogliono rimanere. Nessuno ci casca più.
Casini parla di nuovi acronimi. L'UDC (Unione Democratica di Centro) scompare. Bene. E poi? Scompare anche la sua vecchia guardia? La classe dirigente? Lui stesso, cioè, in nome del rinnovamento? Nessuno ci crede purtroppo..
Allora, scusate signori, si chiedono gli italiani a botta fredda, se così è, in cosa consisterebbe il cambio? Solo nella trasformazione del nome? Con tutto il rispetto, ma chi se ne frega?
Come sempre, più di sempre, tutto cambia perché nulla cambi.
I partiti politici e chi li rappresenta, che stupidi non sono, stanno evidentemente franando, tra intime e giustificate paure, all'idea di uno scatafascio elettorale imminente.
Il fenomeno-Grillo, ad esempio, che, fino a cinque o sei anni fa, faceva ridere solo i polli, sta ora assumendo proporzioni ragguardevoli per l'interessato, preoccupanti per i suoi avversari. Se si votasse oggi, dicono gli esperti, raggranellerebbe (si fa per dire) il 7% dei consensi popolari. Mica poco! Sarebbe un voto politico? Probabilmente no, anzi certamente no nella gran parte dei casi. Segno evidente che gli italiani sarebbero perfettamente consapevoli di votare per un 'non addetto ai lavori'. Ma, sta qui il paradosso, gli darebbero la fiducia lo stesso. In mancanza di meglio.

Il Carroccio di Bossi continua ad essere divorato dai tarli, evidentemente eroso per una troppo prolungata sosta all'interno della tanto vituperata Roma-ladrona.
Con antica faccia tosta, assai tosta, il vecchio e ammaccato leader padano se la prende con le macchinazioni dei nemici della Lega. Ma che siano diventati improvvisamente tutti fessi i leghisti del gran capo per credergli dopo la figuraccia familiare e non meno ladrona? Proprio quelli della base che, lì come altrove, sono sempre i più puliti, di solito? Un po' troppo, anche per gli italiani distratti e digiuni di politica.

Insomma, la delusione è generale e il dissenso immenso tra la gente. Un'intera classe media sta diventando povera, e i poveri sempre più poveri.
Caro Casini, solo quando annuncerà la sostituzione del vecchio con il nuovo e con il meglio della Sua classe dirigente, dei Suoi giovani commilitoni - puliti e non corrotti, vergini, diciamo, tutte le belle intelligenze che pure annovera tra le Sue fila - diventerà credibile anche il cambio del nome. Che è cosa secondaria in sé.
Gli italiani sono stufi, perfino di qualche nota superflua e stonata del Quirinale. Quale quella, ad esempio, della indegnità di essere italiani, se evasori fiscali. Giusto, ma in assoluto contrasto con la firma quirinalizia sottoscritta per uno scudo fiscale a favore di altri autentici ladroni e evasori di stato doc, in tal caso benedetti da una assoluzione avallata proprio dalla massima autorità dello stato. Il 95% dei fondi nero all'estero graziati dal Presidente per un rimpatrio, magari momentaneo, dopo il beneficio di 'stiratura e pulitura' (direbbe il grande Totò), pronti, poi, a rivarcare i confini nazionali (già fatto da più di un furbastro più furbo degli altri?) al termine del gratuito e premiato 'lavaggio'. Per una doppia fregatura sempre più all'italiana!

Si annunci allora l'adeguamento dei privilegi dei nostri parlamentari a quelli dei colleghi dei paesi come la Germania e l'Inghilterra, si dimezzi il loro numero, si riduca a non più di due il numero delle legislature, si finanzino pure i partiti politici, ma per non più di qualche decina di milioni di euro come nel Regno Unito, in Germania o in Spagna, si buttino fuori per sempre i gran corrotti di stato, si ripulisca una sanità lenta, inefficiente e poco garantista delle esigenze urgenti di chi paga le tasse, si impedisca ai politici di piazzare i propri Yes-men ancorché incompetenti, disonesti ed arroganti nelle corsie degli ospedali e nei centri di potere pubblico. Si annunci questo. Ma solo per cominciare.

Altrimenti, tra voto o non voto (si parla, per ora, di oltre il 30% di potenziali non votanti), le stelle di Grillo illumineranno l'Italia. Altro che cinque. Ripulendola, almeno in parte, da una casta ristagnante ed impotente, asserragliata tra l'insopportabile puzzo della corruzione e i privilegi eterni ed irrinunciabili. Il tutto a danno di una massa economicamente sofferente, oggi più che mai.

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