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Lettere al Vescovado

Quando la crisi è di sistema, l'esempio di Ravello

Scritto da (Redazione), giovedì 6 settembre 2012 08:02:35

Ultimo aggiornamento giovedì 20 settembre 2012 15:05:27

Riceviamo e pubblichiamo commento di Gregorio Gallo, dottore commercialista di Ravello e assiduo lettore del Vescovado, all'articolo "La ricetta per uscire dalla Crisi: BCE segua modello FED" apparso su questa testata il 3 settembre scorso a firma del professor Renato Brunetta.

Gentile Direttore.

Ho letto con interesse l'articolo, a firma del prof. Brunetta, apparso su questa testata il 3 settembre u.s. e relativo al modo di affrontare la crisi delle autorità monetarie statunitensi rispetto a quelle europee, e ritengo abbai sostanzialmente ragione.

Ma, attenzione! La Fed si comporta come quel medico che in presenza di una grave malattia sistemica dell'organismo utilizza massicce dosi di cortisone. I sintomi sono presto alleviati, il malato sembra riprendere la propria naturale fisiologia, ma tutti sanno che se non si sconfiggerà il male cronico che stà minando l'organismo (l'incapacità economica di competere nei mercati internazionali dei beni e servizi, nonché un tenore di vita non in linea con le proprie possibilità e finanziato a debito da un fornitore sempre più riluttante ad essere pagato con banconote stampate a ritmo forsennato) nel lungo periodo sarà tutto inutile: il male rifarà sentire i propri effetti e non ci sarà medicina che possa tenerlo a bada.

Certo, se l'Europa fosse un'unica nazione la capacità di governare il debito pubblico complessivo, il cui rapporto con Pil dèdi gran lunga inferiore rispetto quello di Stati Uniti e Giappone - paesi con numeri da brivido, ma che, al momento la finanza speculativa internazionale non osa attaccare-, sarebbe enormemente facilitata. Ma è proprio questo che molti cittadini tedeschi non vogliono: omologare l'Europa al ribasso, correndo il rischio che si diventi tutti "mediterranei". In sostanza in Germania dicono "diventate voi tedeschi e potremo tranquillamente procedere assieme; altrimenti, ognuno per la propria strada".

Vi è allora da chiedersi: le politiche del presidente Monti ci hanno resi o ci renderanno a breve virtuosi? Io credo proprio di no! I dati di questi ultimi mesi ci dicono che il Pil, sceso quest'anno, scenderà a rotta di collo anche nel 2013, ed ogni aggiornamento di previsione è sempre in peius; l'occupazione, fresca di una riforma (l'ennesima) del mercato del lavoro che ha lasciato tutti scontenti, va male e con ogni probabilità peggiorerà, anche a causa di una legislazione asfissiante ed una quantità di oneri impropri che a prescindere dal salatissimo cuneo fiscale-contributivo, salassano il datore un lavoro sempre più frustrato.

In questo clima di inefficienza, incertezza e diffidenza (verso lo Stato), le aziende, oramai non più redditive, chiudono ed i capitali, anche quelli "in chiaro", scappano, temendo di essere prima o poi i destinatari del conto salato da pagare.

Cosa si dovrebbe allora fare? Do alcuni "piccoli" suggerimenti:

Riorganizzazione di tutto l'apparato pubblico a tutti i livelli, con, tra l'altro, abolizione d'imperio di tutti i piccoli Enti e Comuni al di sotto di una certa taglia (diciamo 20.000,00 abitanti); Mobilità senza limiti, di modo che le professionalità, certamente in eccesso dopo l'opera di riorganizzazione, previa opportuna riqualificazione siano sempre disponibili laddove ve ne sia bisogno, di modo che in un lustro si possa abbattere significativamente ed "effettivamente" il costo del personale nella P.A.
Abolizione delle elargizioni e regalie pubbliche se non nei casi strettamente ed umanamente necessari: è infatti dimostrato, e i resoconti dei vari P.O.P. qui al Sud ne sono la conferma, che regalare soldi pubblici sotto forma di incentivi all'infrastrutturazione delle imprese private o a stimolo delle domanda di beni di consumo, sono un modo inefficiente di allocare le risorse che genera solo corruzione, inefficienze e concorrenza falsata.

Semplificazione "severa" non delle procedure, della c.d. modulistica, ma delle norme. Faccio un esempio. A Ravello il Piano Regolatore, o come lo si chiama oggi, P:U.C., che fu redatto in origine negli anno '80 del secolo scorso e che intende disciplinare la vita socio economica del paese per i prossimi decenni, ha stabilito quanti debbano essere i locali da adibire a negozio basandosi sugli accatastameti con categoria C01 risalenti, talvolta, al secondo dopoguerra.

Coloro che a quell'epoca, magari semplicemente per cercare di risparmiare sulle imposte, accatastarono i locali al centro di Ravello con la categoria C02, cantina-deposito , oggi che quel posizionamento potrebbe avere un avviamento commerciale enorme, non possono esercitarvi un'attività commerciale perché non si può ottenere il cambio di destinazione d'uso. Ebbene, sapete a parer mio chi dovrebbe decidere se in un locale sia più opportuno esercitarvi l'attività di commercio od il deposito di beni? Un soggetto solo: il mercato!!

Mercato del lavoro. Confesso di conoscere poco le dinamiche delle grandi imprese, ma su quelle piccole, quelle familiari, quelle micro, credo di potermi esprimere. A livello nazionale, allorquando si parli di mercato del lavoro, si immagine sempre la realtà della grande impresa, quella, per capirci che in questi ultimi anni, mesi, direi giorni, sta letteralmente scomparendo, liquefatta dalla crisi e dalla strozzatura degli incentivi e/o regalie di stato. Nessuno sembra accorgersi che esista un mercato del lavoro fatto di piccolo-micro imprese e professionisti, ove i lavoratori sono i dipendenti ma anche i titolari ed i loro familiari.

Queste entità economiche tanto nella legislazione fiscale, ma in specie in quella del lavoro sono equiparate alle grandi aziende, con obblighi amministrativi che i responsabili di tali soggetti economici, sovente, stentano anche a comprendere, e che comunque percepiscono come il "capriccio interessato del principe" che in buona sostanza li vuole relegare ad uno stato di perenne soggezione: "non stai a posto: paga e stà zitto".

Allora mi chiedo: sarebbe insensato per queste aziende, ad invarianza di gettito per le casse pubbliche, prevedere le medesime procedure contributive previste per i lavori domestici (un bollettino di versamento con calcolo ad ore e basta!); è ragionevole che enti di diritto privato, gli enti bilaterali, si intrufolino nel rapporto di lavoro al solo fine di ritrarsi una propria fetta di contribuzione che in alcuni settori, vedi edilizia, equivale a diverse centinaia di euro al mese per lavoratore?

In sintesi, a mio parere, il poter disporre di tutti gli strumenti monetari è di certo di fondamentale importanza per una nazione, ma, nessuno pensi che l'attuale crisi, di sistema, sia solo un problema che debbano risolvere i banchieri, mentre governi e cittadini continuino ad illudersi che debba solo passà a nuttata e poi tutto ritornerà come prima.

Gregorio Gallo
Ravello

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