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Lettere al Vescovado

Ospedale Costa d'Amalfi, non sempre garantito trattamento di qualità

Scritto da (Redazione), mercoledì 22 luglio 2015 11:04:36

Ultimo aggiornamento mercoledì 22 luglio 2015 12:14:21

Riceviamo e pubblichiamo lettera a firma di una cittadina, Margareth Turatti, milanese di origine coniugata ad Amalfi e madre di una ragazza di 14 anni che nelle scorse serate ha avvertito un malore.

Richiesto l'intervento dell'ambulanza del 118, la giovane è stata trasferita al 118 dove, secondo sua madre, il trattamento dei medici, specie nei modi, non si sarebbe dimostrato eccelso.

Di seguito testo integrale.

Sono una donna ma prima di tutto sono una mamma e mi rivolgo a questo giornale perché nelle scorse serate mi è accaduto qualcosa di veramente spiacevole come donna e come mamma. Mia figlia ha avuto un attacco di panico e non era la prima volta che si sentiva male. Sulla piattaforma della Darsena era con le amiche, che hanno pensato di chiamare un'ambulanza - cosa che personalmente io non avrei fatto non per mancanza di fiducia, ma solo perché essendomi già capitato, l'ultima volta la dottoressa che era intervenuta mi ha spiegato per filo e per segno come comportarmi in questi casi -. Sta di fatto che all'arrivo dei dottori mi è stato chiesto se volevo portare mia figlia presso il presidio ospedaliero di Castiglione. Io ho detto di no, ma un medico, con modi un po' irruenti, mi ha risposto: "e allora noi che siamo venuti a fare?" (la vigilessa di Amalfi è testimone). Allorché ho acconsentito e mia figlia è stata caricata sull'ambulanza ed è stata trasportata a Castiglione. Giunta lì, mi sono trovata davanti a 5 o 6 persone, penso medici e personale paramedico, con mia figlia che è stata fatta accomodare sul lettino. Da quel momento, per me è cominciata l'odissea.

La prima domanda che mi ha rivolto il medico era concernente alle nostre generalità, provenienza e i motivi per i quali fosse stato allertato il 118.

Io, in maniera molto educata, gli ho fatto notare che non ero stata io a chiamare e che non sapevo chi l'avesse fatto anche perchè non c'era motivo di far subire un altro stress inutile ad una quattordicenne già in uno stato ansioso molto accentuato. Da quel momento, la discussione, da un fluido italiano si è trasformata in un dialogo in dialetto del tipo: "Signò, fa che v'ann vattut pe ve purtà ccà?"

Una domanda fuori luogo, in un momento di apprensione nel vedere una figlia in una grossa difficoltà respiratoria. Ho preferito non rispondere ma piuttosto continuare a tenere la mano a mia figlia per rassicurarla. A quel punto il medico e gli altri dottori annunciano che mi avrebbero lasciata sola con lei per cinque minuti, senza fare altri accertamenti alla ragazza. Intanto udivo che dal corridoio i medici commentavano il caso quasi deridendoci, commentando in napoletano stretto, quasi immaginando non potessi comprendere ciò che dicevano essendo io milanese e ancora residente a Milano come evinto dalla mia carta d'identità.

A questo punto ho fatto notare al dottore che non ero lì per essere presa in giro da loro con quel comportamento che non fa onore alla categoria. Sfido qualsiasi mamma davanti ad una figlia sofferente ad essere educata verso persone che forse erano disturbate dal fatto che fossimo arrivati lì alle 00.24.

Resisi conto della figuraccia, i medici si sono giustificati dicendomi di essermi sbagliata e di aver capito male, di aver frainteso le loro parole. Ma io avevo capito benissimo, con la discussione che cominciava ad animarsi e mia figlia che ancor più terrorizzata si è alzata dal lettino e ha cominciato ad urlare di voler andar via.

E' giusto che persone che ricoprono un ruolo così importante non debbano per primi dare un supporto morale a pazienti familiari?

Deve far riflettere che un'ambulanza preleva una ragazza minorenne, la porta a Castiglione da cui esce senza alcun certificato che attesti il suo passaggio, che siano state effettuate visite, che avessero accertato attacchi di panico o altro.

E' come se mia figlia quella sera non fosse mai stata lì. Mi riservo di sporgere denuncia ai Carabinieri. Preciso che non ce l'ho con il presidio di Castiglione, che tante altre volte mi è stato prezioso per questo tipo di problema, con medici seri e professionali che prima di tutto hanno parlato con mia figlia per cercare di capire, che hanno messo il fattore umano davanti a tutto.

Non posso tollerare, invece, che con persone squisite possano lavorarne altre che non svolgono certo un buon servizio, degno del buon nome del presidio ospedaliero della Costa d'Amalfi. Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di rendere pubblica la mia storia e di prendere un po' di tempo per trasformare tutto questo in una vera e propria denuncia, dato che sia la notte stessa che il mattino dopo mi sono recata dai Carabinieri.

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