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Lettere al Vescovado

Emergenza abitativa per le famiglie della Costiera Amalfitana: l’approfondita analisi di una lettrice

Scritto da (Redazione), martedì 28 agosto 2018 10:38:38

Ultimo aggiornamento mercoledì 29 agosto 2018 13:43:01

Sul caso "emergenza abitativa in Costiera Amalfitana" affrontato dal Vescovado (clicca qui) ci scrive l'architetto Brunella Clemente, nostra attenta lettrice che ci regala un'approfondita analisi del fenomeno, utile ad alimentare il dibattito su un argomento di rilevanza sociale. Segue testo

L'articolo pubblicato di recente su questo giornale, dal titolo «Sfratto turistico ed emigrazione di necessità: in Costiera Amalfitana tante famiglie senza casa», conferma inaspettatamente ed ancora una volta, come Ravello, dall'alto della sua posizione, meriti l'appellativo, più che di "perla" della costiera, di "punta di diamante" del territorio. A mio avviso risulta premiante l'esistenza di un dibattito politico che quantomeno provi ad interrogarsi, seppur timidamente, sullo scottante argomento dell'emergenza abitativa, uscendo coraggiosamente dalla trappola dalle cifre della favolosa stagione turistica 2018, dimostrando di possedere ancora un barlume di sano istinto di sopravvivenza!

Rodari scrisse: «Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia».

Il turismo è proprio come quel sasso, che grazie all'enorme capacità d'impatto, si propaga finendo per ridefinire luoghi e ritmi di vita di intere comunità.

Storicamente è già accaduto e questa volta è il turismo, nel suo nuovo ruolo totalizzante di "industria pesante del terzo millennio", ad innescare una sorta di reazione a catena di implicazioni sociali, economiche ed ambientali che gli ruotano intorno proprio come le onde concentriche del sasso nell'acqua.

In questo "fenomeno di massa", la contesa sociale degli spazi, ha germinato anche in costiera amalfitana, un nuovo concetto di "Diritto allo spazio urbano": l'aumento della rendita immobiliare ha quasi svuotato del tutto i piccoli centri della "Divina" dalla popolazione stanziale, essendo disponibili lì solo affitti turistici costosi e solo per periodi brevissimi.

I finanziamenti pubblici dirottano tutte le risorse su opere di interesse turistico, con una presenza di servizi di base (scuole, biblioteche, strutture sportive, presidi sanitari), quasi a livello emergenziale mentre per le abitazioni c'è il nulla, infatti l'edilizia popolare è solo antico ricordo, e quella per gli anziani utopia!

Non è in programma nemmeno l'edilizia assistenziale per la terza e forse anche futura quarta età, nonostante la preannunciata emergenza dei prossimi anni, dovuta all'innalzamento dell'età della popolazione che fatalmente si vedrà costretta ad emigrare per limiti di età, pur possedendo una casa.

È così che l'emergenza abitativa aumenta costantemente, com'è accaduto anche a Capri, dove l'amministrazione è stata costretta a correre ai ripari, con l'adozione di affitti a canone concordato, per poter garantire anche ai residenti sull'isola, la possibilità di reperire una casa in affitto e non emigrare in continente, offrendo ai proprietari aderenti, una congrua riduzione dell'aggravio fiscale (Irpef-Imu-Tasi).

Sarà tuttavia molto difficile che a tale iniziativa possano aderire in molti, poiché la prospettiva della snervante e costosa Via Crucis, per liberare il proprio immobile locato 4+4, scoraggerà quelli che pur allettati dalla generosa proposta, non sono affatto disposti a mettere in preventivo, una decina d'anni circa per rientrare in possesso della propria casa al termine del contratto locativo, qualora l'affittuario non voglia andarsene.

Non è un caso che gli appartamenti locati valgano sul mercato un 30% in meno del loro valore.

Se fossimo in un paese civile "normale", cioè di quelli dove la politica è al servizio dei cittadini, gli amministratori di questo tipo di territori, storicamente turisticizzati, lavorerebbero insieme affinché le vigenti leggi nazionali sugli affitti, rispondessero alle specifiche esigenze di queste speciali microzone del paese a rischio di spopolamento, ma ahimè non lo siamo affatto!

Il mercato degli affitti turistici influenza ormai ogni aspetto del territorio: la percentuale di locali commerciali, bar e ristoranti risulta sproporzionata, ormai in deroga a standard urbanistici che un tempo si consideravano desiderabili per il vivere civile e gli assembramenti di visitatori risultano sempre più sproporzionati alla dimensione degli spazi urbani, tanto che ci si chiede se addirittura non si debba limitarne l'accesso o richiedere una tassa di visita per poter garantire le necessarie misure di sicurezza e di igiene.

Non sono indenni alle trasformazioni in locali ad uso turistico nemmeno le antiche cisterne, le cantine o i depositi agricoli e tra poco anche le galline saranno sfrattate dai pollai...

Con queste modalità il turismo sostenibile si autodistrugge, così come la fonte stessa della sua attrattiva: natura ed ambienti integri, paesi con identità autentiche, mestieri, usi e costumi veri e non "parchi a tema" messi in scena ad arte, dove i residenti appaiono come i "guardiani" e dove il proprio territorio si trasforma sempre più in una fabbrica, dove le relazioni sociali e le occasioni di svago non virtuali diventano quasi un privilegio.

La costiera amalfitana, in base alla scala di Doxey è classificabile all'ultimo stadio - definito di antagonismo - in cui gli interessi dei turisti prevalgono su quelli dei residenti.

Se non si riesce ad ingranare una manovra in controtendenza si rischia di precipitare oltre la linea di non ritorno verso l'ultima fase, quella in cui si accetta la completa scomparsa della comunità ospitante, a cui si sostituisce un turismo artificiale, tipo parco divertimento.

Venezia, Capri e Panarea ne sono egregi esempi, con il loro pugno di "residenti-gestori", in arrivo ed in partenza come dei turisti, stagione dopo stagione.

La nuova specie di turisti "mutanti", percorrerà su e giù tutta la costiera, avendo ormai bocciato senza appello il vecchio retaggio dell'esistenza di possibili abitanti, ormai "fuori luogo", in una perfetta rappresentazione di un "carosello tradizionale con visioni artefatti di siti", in cui la visita turistica è finalizzata essenzialmente a collezionare memorie fotografiche di luoghi-oggetto, dell'arte e di panorami mozzafiato, tipici prodotti capaci di restare "indenni" per sempre dai mutamenti del tempo, accuratamente mummificati da diligenti e costanti restauri da parte di intere generazioni di imprenditori (locali?).

Credit picture: Michele Abbagnara

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