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Lettere al Vescovado

A quanti mi hanno voluto sinceramente bene

Scritto da (Redazione), domenica 14 settembre 2014 09:29:08

Ultimo aggiornamento domenica 14 settembre 2014 10:20:55

di Frate Antonio Petrosino - A voi, carissimi fratelli e sorelle - membri della comunità parrocchiale di san Pietro alla Costa e san Michele Arcangelo, ai confratelli religiosi e ai terziari francescani del convento san Francesco di Assisi, ai confratelli sacerdoti diocesani presenti nel paese, alle sorelle clarisse del Monastero santa Chiara, a tutti i concittadini di questo bellissimo luogo, a quanti hanno a cuore, da sempre, la venerazione e la diffusione del culto a san Pantaleone, ai santi medici Cosma e Damiano e al Beato Bonaventura da Potenza - è indirizzata questa mia fraterna lettera.

 

Dal giorno in cui è stata resa pubblica la notizia della mia dipartita da voi, per continuare altrove, precisamente ad Assisi - città evangelizzata dal vescovo san Rufino e che ha dato i natali a san Francesco, a santa Chiara e a san Gabriele dell'Addolorata - il ministero sacerdotale all'interno e per conto dell'Ordine religioso a cui appartengo, sento il bisogno di aprirvi il cuore e farvi, in un clima di vicendevole familiarità, alcune personali confidenze.

 

Già dallo scorso anno, mentre era ancora in corso l'intera fase celebrativa del capitolo ordinario della mia Provincia religiosa, nella e durante la quale i frati erano chiamati ad offrire al Ministro Provinciale il loro contributo per progettare insieme il piano formativo per i prossimi quattro anni di vita fraterna (2013-2017), si vociferava per le vie e nelle case del nostro paese, oltre che nei luoghi di pubblico ritrovo, la possibilità di un mio eventuale trasferimento da Ravello.

 

In realtà, dei contatti e delle comunicazioni al riguardo c'erano state. Erano state avanzate, dal punto di vista pastorale e spirituale, diverse ipotesi circa il mio futuro via dalla Costiera amalfitana. In tempo utile, con mia molta sorpresa, ero stato informato della qualcosa già dal mio Ministro Provinciale e poi dalle altre illustri autorità religiose, che rappresentano insigni istituzioni in seno alla mia famiglia religiosa di appartenenza. Di tutto ciò, ma non direttamente da me, anche l'Arcivescovo era stato informato.

A chi mi incontrava per strada e mi chiedeva spiegazioni o chiarificazioni al riguardo, mi limitavo semplicemente a dire che era stato fatto anche il mio nome per un nuovo rilancio dell'azione pastorale del Sacro Convento di Assisi, ma che la cosa non era ancora del tutto certa, anche se agli occhi di qualcuno il trasferimento sembrava quasi imminente. Infatti, col sopraggiungere di difficoltà organiche all'interno della mia Provincia religiosa, mi fu detto poi di ritirare la mia disponibilità e di rimanere in loco per un bene più grande.

 

Con santa pace e con un po' di rammarico accolsi nel cuore le nuove disposizioni ricevute e, giunto alla vigilia della festa liturgica della Vergine Addolorata, comunicai ai fedeli della comunità parrocchiale la notizia della mia permanenza a Ravello per i successivi quattro anni. In un primo momento, seppur ancora sorpreso e confuso, avevo anch'io creduto fattibile l'ipotesi del trasferimento, che poi tale non si è rivelata. Ma mai avrei pensato che si potesse nuovamente presentare a distanza di un anno.

 

Pur conoscendo il bene e la stima dei confratelli della mia Provincia religiosa e dei fedeli della comunità parrocchiale affidati alla mia cura pastorale nel dicembre 2005, come pure le necessità e i bisogni in cui ambedue le realtà si trovano, dopo qualche perplessità, ho dato la mia disponibilità per la fiducia accordatami. Sapevo che tale decisione poteva essere non accolta benevolmente da quanti speravano in una mia stabile presenza a Ravello per altri anni ancora.

 

Dal mese di maggio fino ad oggi, non poche persone, parrocchiani e concittadini, hanno manifestato pubblicamente a me, in maniera educata e contenuta, il loro affetto, la loro vicinanza e il proprio disappunto per una decisione che rispettano ma che emotivamente non condividono. A queste e ad altre persone, con semplicità io dico: credetemi, non ho potuto dire di no a san Francesco. Qualsiasi persona, al posto mio, avrebbe fatto la stessa cosa.

 

Fin dal mio arrivo in Provincia dopo l'esperienza vissuta nei vari seminari del nostro Ordine religioso[1]; (Giugno 2003 - Settembre 2005 a Nocera Inferiore; Ottobre 2005 - Settembre 2014 a Ravello), mi sono impegnato a dare il meglio di me nella vita fraterna e nel campo pastorale dei luoghi e delle comunità a cui l'obbedienza mi aveva inviato. Con competenza e senso di responsabilità ho poi svolto i vari incarichi affidatimi dalla Provincia religiosa e dalle chiese locali[2].

 

Molte sono state le esperienze fatte e le cose realizzate in questi anni di servizio alla Provincia religiosa e alla Chiesa. Al di là della fatica sperimentata, porto nel cuore la gioia di aver camminato insieme a tante persone (fratelli e sorelle nella fede e nella professione dei consigli evangelici) animate da buona volontà e dal desiderio sincero di compiere la volontà di Dio mediante un cammino di fede vissuto ogni giorno, con convinzione e non in maniera occasionale.

 

In questi pochi giorni che rendono ancora visibile la mia presenza in mezzo a voi (infatti, il prossimo 29 settembre lascerò definitivamente Ravello), spesso ho avuto la sensazione di vedere con gli occhi il volto di quanti in questi anni mi hanno voluto bene e mi hanno aiutato a crescere giorno dopo giorno. A tutti va il mio grazie e la mia richiesta di perdono, qualora inconsapevolmente avessi mancato in qualche cosa.

 

Sono cosciente del fatto che ogni momento è giusto per fare e dare di più, se però nel cuore c'è l'amore. In tutti questi anni non mi sono mai servito delle persone per fini personali. Anzi ho sempre cercato il bene di tutti. Con i confratelli della mia comunità religiosa, con i presbiteri del paese e con i piccoli, i giovani, gli adulti e gli anziani della comunità parrocchiale, ho cercato di stabilire rapporti di fiducia e di pacifica e fraterna convivenza, puntando esclusivamente sul bene prezioso della comunione.

 

Un giorno, mi è stato pronunciato un proverbio di cui ora non ricordo bene le parole, il cui senso però era questo: «Chi cammina da solo è certo più veloce, chi invece cammina con gli altri è più lento». Camminare insieme[3] è sembrato inizialmente un obiettivo difficile da raggiungere, sebbene da molti desiderato. Con molta pazienza e prudenza, spazzando via pregiudizi ed incomprensioni, ci si è poi resi conto che davvero nulla è impossibile a chi mette la propria vita nelle mani di Dio e la pone al servizio degli altri.

 

Degli anni di vita religiosa e sacerdotale trascorsi a Ravello, conserverò gelosamente nel cuore non solo la incantevole bellezza del luogo (ricco di storia e di tradizione cristiana) e la bontà della gente, ma soprattutto la grazia concessami da Dio di stare per circa nove anni accanto al Beato Bonaventura da Potenza, servo buono e fedele del Signore e autentico discepolo del Serafico Padre san Francesco. Il suo essere uomo di fede e di profonda carità, il suo agire con semplicità ed umiltà, mi ha vivamente sollecitato a rivedere la mia vita alla luce del Vangelo e della regola del Poverello di Assisi.

 

L'anno giubilare poi, indetto per il Terzo Centenario della sua morte e arricchito dalla straordinaria avventura della peregrinatio di una sua reliquia nelle parrocchie dell'Arcidiocesi di Amalfi - Cava de' Tirreni e nei conventi della mia Provincia religiosa, oltre che nei luoghi in cui egli ha dimorato nella fase iniziale del suo cammino religioso e negli anni del suo ministero sacerdotale, è stato certamente un occasione di grazia per conoscere e far conoscere meglio la sua persona, la sua spiritualità e la sua testimonianza di vita evangelica.

 

La mia partenza da Ravello per Assisi - notizia di cui, come ho avuto modo di affermare precedentemente, già lo scorso anno si vociferava nel paese - rientra in un progetto formativo-pastorale che intende qualitativamente rilanciare la Basilica di san Francesco in termini di presenza, di accoglienza e di testimonianza. Senza voler mancare di rispetto o fare torto a nessuno, posso assicurare che tale trasferimento non è stato decretato dal Ministro Provinciale.

Anzi, approfitto benevolmente dell'occasione per ringraziarlo di vero cuore. Seppur in maniera sofferta, egli ha dato il suo placet per il mio trasferimento ad Assisi. Con saggezza ha detto il suo sì per un bene più grande. In secondo luogo intendo salutare e ringraziare tutti i confratelli della mia Provincia religiosa, i quali, con spirito di sacrificio e con grande generosità, servono il prossimo nei luoghi in cui dimorano.

 

A questi saluti e ringraziamenti, aggiungo anche quelli riservati alle autorità civili (Sindaco di Ravello), militari, politiche e religiose (Arcivescovo di Amalfi-Cava de' Tirreni). Con ciascuna di esse, nel rispetto reciproco dei ruoli e delle competenze, ho mostrato sempre sincera stima, filiale rispetto (data la mia giovane età) e fattiva collaborazione, puntando molto sul dialogo cordiale e franco, sul bene comune e sul dono prezioso della fraternità.

 

Prima di concludere questa lettera, sento il dovere far presente, a chi non lo sapesse, che la mia Provincia religiosa, nonostante le difficoltà sperimentate in questi ultimi anni, ha donato al nostro Ordine religioso e alla Chiesa universale non pochi confratelli. Chiedo ogni giorno al Signore nella preghiera di benedire questi gesti di profonda carità apostolica con il dono di numerose e sante vocazioni.

 

Consapevole di essere ancora in cammino e bisognoso di conversione, ho dato la mia disponibilità alla CIMP e alla Custodia Generalizia di Assisi, per dare inizio ad un percorso religioso che sarà vocazionalmente significativo per la mia vita. Infatti, ho sempre considerato una grazia, per ogni buon religioso, il poter vivere ad Assisi, accanto al Serafico Padre san Francesco. A distanza di tempo, sono ancora certo di questa convinzione.

 

Carissimi, nonostante la mia giovane età, i pochi anni di cammino religioso e di ministero sacerdotale, l'esperienza della fede mi ha fatto comprendere che in ogni circostanza della vita, non solo in quelle gioiose ma anche in quelle dolorose, dobbiamo avere la forza e il coraggio di lodare sempre il Signore, seppur consapevoli del fatto che qualsiasi distacco, anche quello dettato da motivi giusti, è sempre segnato da profondo dispiacere.

 

Al tempo stesso, però, nella luce della fede oso affermare in maniera libera e coscienziosa, che la lontananza non potrà mai cancellare l'affetto fraterno, l'amicizia e il bene che reciprocamente ci ha uniti e continuerà ad unirci per sempre in Dio. Pax et Bonum.

 

In Cristo!

Fra Antonio M. Petrosino

[1] Dal 1990 al 1995 a Benevento, nel seminario minore della nostra Provincia religiosa; dal 1995 al 1996 a Osimo (AN), presso il convento della Basilica di san Giuseppe da Copertino dove c'era la casa di noviziato; dal 1996 al 2001 ad Assisi (PG), presso il seminario Franciscanum, casa di formazione della CIMP; dal 2001 al 2003 a Roma, presso il Seraphicum, collegio internazionale, casa di formazione del nostro Ordine religioso.

[2] Nel 2003 sono nominato Vicario Parrocchiale della chiesa Corpo di Cristo (incarico diocesano portato avanti fino al 2005) in Nocera Inferiore (SA) e responsabile del gruppo dei giovani frati (incarico portato avanti fino al 2009); nel 2005 vengo nominato Definitore Provinciale, Guardiano della comunità religiosa del nostro convento di Ravello (nomina che mi è stata riconfermata nel 2009 per un altro quadriennio), Animatore Provinciale per le vocazioni; Amministratore parrocchiale della chiesa di san Pietro alla Costa e san Michele Arcangelo in Ravello (incarico portato avanti fino ad ora); responsabile locale per l'evento giubilare del Terzo Centenario della morte del Beato Bonaventura da Potenza (2011 - 26 ottobre - 2012) e della peregrinatio di una sua reliquia prima nelle parrocchie dell'Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni (dal giorno 12 gennaio al giorno 24 giugno 2012) e poi nei conventi della nostra Provincia religiosa (dal giorno 11 novembre 2012 al giorno 19 maggio 2013).

[3] È stato più volte saggiamente indicato dal Vescovo di Amalfi - Cava de' Tirreni, Mons. Orazio Soricelli ai sacerdoti e ai fedeli delle varie comunità cristiane cattoliche presenti sul territorio dell'Arcidiocesi, al punto tale da farne diventare lo slogan ufficiale per il piano pastorale. Approfitto dell'occasione per rivolgere un saluto affettuoso e fraterno anche ai tanti sacerdoti dell'Arcidiocesi, con i quali ho condiviso gioie e speranze, ansie e preoccupazioni verificatesi nel quotidiano servizio pastorale.

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