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L'Editoriale

Solo chi non fa non sbaglia mai

Scritto da (Redazione), sabato 22 settembre 2012 07:37:28

Ultimo aggiornamento lunedì 24 settembre 2012 19:20:54

di Salvatore Sorrentino - Un giorno d’estate io (in ordine di età, Salvatore Secondo), sindaco di Ravello dal 1971 al 1985, durante il periodo della prima amministrazione Di Martino (Salvatore Terzo), 1985-90, incontrai in Piazza Vescovado (così si chiamava allora) un caro amico (Salvatore Primo), che viveva stabilmente a Londra, fin dagli anni sessanta, dove aveva fatto fortuna, lavorando, anche sodo.

Questi veniva a Ravello, ogni anno, d’estate, per rifarsi della vita londinese, lugubre, pesante, nebbiosa, umida, piena di smog, …. e chi più ne ha ne metta, ma ricca e prodiga di lavoro e (conseguente) ricchezza.

Chiacchierando del più e del meno, Salvatore Primo, criticava molto fortemente il comportamento politico-ammistrativo degli altri due Salvatore. Profferiva pure parole quasi offensive e, comunque, smantellatrici delle capacità amministrative e delle opere che realizzavano e che non realizzavano, criticava negativamente i modi di amministrare degli altri due.

A un certo punto, scaldandosi, disse, pressappoco, non ricordo le parole precise, questa frase: «Se fossimo rimasti a Ravello, io e gli altri che siamo andati via, il mio omonimo Giuseppe e gli altri nostri coetanei, a te e a Di Martino avremmo fatto il c… così» e mostrò le mani con i pollici e gli indici a mo’ di parentesi tonde.

Mi venne spontaneo rispondere: «Caro Salvatore, se anch’io, Di Martino e i nostri coetanei, nostri e tuoi, non fossimo rimasti qui a Ravello, senza lavoro, stentando la vita, facendoci il c… così (e mostrai anch’io le mani con i pollici e gli indici a mo’ di parentesi tonde), per risolvere tanti problemi esistenziali dei nostri concittadini; e senza farci i soldi, come te li sei fatti tu e tutti quelli che avete abbandonato la patria e i suoi problemi, andandovene dove il terreno era più fecondo; a quest’ora tu e gli altri fuggiaschi non verreste qua a godere delle bellezze conservate e migliorate, degli agi che abbiamo prodotti, grazie a tante opere di urbanizzazione primaria che abbiamo realizzate e dei … lavori privati che abbiamo permessi, spesso sulla nostra pelle.

Ora, che trovate tutti i problemi primari risolti, fognature, acquedotti, impianti elettici e telefonici, strade rotabili, vie interne, sentieri montani, tunnel nuovo; ora che trovate migliorati, ampliati o nuovi, tanti alberghi, che si avviano a essere competitivi a livello nazionale se non mondiale, voi, che siete scappati davanti alla miseria del popolo ravellese, volete venire, di lassù, a pontificare in questa meravigliosa città? Piuttosto dovreste essere grati a noialtri due Salvatore, e a tutti i giovani ravellesi che hanno avuto il coraggio di vivere anche nella miseria, pur di migliorare le condizioni esistenziali del nostro popolo».

Salvatore Primo assorbì il colpo, ingoiò il rospo, scosse la testa come per dire che avevo ragione, girò i tacchi e andò via.

Ovviamente siamo rimasti più amici di prima. Fine.

Quando, da giovane, sono stato a scuola, a tradurre, dal latino e dal greco, le favole di Fedro e di Esopo, apprendevamo che esse terminavano con dei versi didattico - didascalici, che ci invitavano a vivere in un certo modo.

Non ritengo che l’aneddoto che ho riportato quassù possa avere una tale qualità; però penso che possa servire a che si mostri un po’ di rispetto per chi ha servito, con coraggio e impegno civile, il proprio paese, oltre che, talvolta, pagando a caro prezzo l’audacia di permettere ai propri amministrati di migliorare le loro condizioni di vita.

Noi abbiamo fatto; possiamo aver commesso degli errori; errare humanum est; altri non hanno fatto.

Solo chi fa, può sbagliare; è umano; chi non fa, non sbaglia. Al massimo può fare dello spirito sulle cose misere del vivere quotidiano, che pure valgono, ma che non tangono la vita del cittadino.

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