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L'Editoriale

Costa d'Amalfi, pregiudizi, nord contro sud

Polemica 'fuori luogo' in salsa padana

la vicenda delle presunte offese subite da due turisti veneti

Scritto da (admin), domenica 30 agosto 2015 11:11:59

Ultimo aggiornamento mercoledì 2 gennaio 2019 21:08:03

Due belle famigliole venete in vacanza al Sud maltrattate dai soliti cafoni meridionali che non sono in grado nemmeno di gestire il turismo e di sfruttare le risorse che Madre Natura ha dato loro. Messa così, la storia sembra una tavola apparecchiata alla perfezione per una splendida insalata di luoghi comuni e pregiudizi, servita con almeno dieci anni di ritardo rispetto a ciò che è di "tendenza". La vicenda delle presunte offese subite dai due turisti ad Amalfi è divenuta un caso mediatico, fagocitata dalla stampa nazionale che, diciamolo con franchezza, in piena estate fa fatica a trovare notizie appetibili da dare in pasto ad un pubblico purtroppo sempre più appassionato al gossip e poco abituato alla riflessione.

Hanno ottenuto una straordinaria visibilità i due consiglieri comunali di Cittadella e Galliera Veneta, una notorietà che, con ogni probabilità, non hanno mai avuto, nonostante l'attività politica nei loro centri. Potrebbe riassumersi in queste scarne considerazioni una querelle che, vista a bocce ferme, ha del grottesco e contribuisce ad incanalare, come sempre, ogni riflessione più seria in una sterile divisione tra tifoserie avverse a prescindere.

Premesso che non conosceremo mai la verità, presumibilmente diversa dalla versione di entrambe le parti coinvolte, poco altro può dirsi su questo remake malriuscito di quel "Benvenuti al Sud" di Alessandro Siani che tanto ha divertito ma che non tira più come una volta nelle sue sfaccettature infarcite di odio e diffidenza. L'ha capito anche Matteo Salvini, non di certo un personaggio che in vita sua si sia distinto per intelligenza e che ha scelto di concentrare la sua propaganda leghista sul dramma dei migranti e sugli episodi di microcriminalità che questi poi commettono (per intendere meglio, si consiglia caldamente di seguire per una settimana il leader della Lega Nord su Facebook: c'è uno spaccato di Paese da esplorare che gli amanti della meditazione non possono perdersi!).

Tornando alla vicenda di casa nostra, alcune considerazioni vanno necessariamente fatte:

1) Nella loro denuncia, i due protagonisti hanno sottolineato fin da subito il ruolo pubblico ricoperto nei rispettivi comuni di residenza. Un fatto sicuramente importante ma che, francamente, vale meno di niente nel contesto in cui il tutto si è svolto. In Costa d'Amalfi sono benvenuti tutti, ma proprio tutti: basta rispettare le regole, avere un po' di pazienza per sopportare qualche problema logistico dovute soprattutto alla morfologia del territorio di cui ci scusiamo sinceramente (che chi vive qui o legge queste pagine abitualmente purtroppo conosce) e, soprattutto, rilassarsi per godersi al meglio le vacanze. Sottolineare il proprio ruolo è un retaggio del passato che la società liquida odierna sta progressivamente cassando: il rispetto, che è un fatto reciproco, è garantito a chiunque, indipendentemente dalla posizione millantata. Essere consiglieri comunali non autorizza a pretendere spiegazioni, anche con una tragicomica arroganza, dalle istituzioni locali. Il "Lo sa chi sono io" oggi fa solo ridere.

2) La Costa d'Amalfi vive da sempre di turismo: ogni anno, in questo piccolo squarcio di mondo, transitano centinaia di migliaia di persone che, talvolta, attraversano il globo pur di godere della bellezza del territorio e della cordialità della sua gente. Qualche incomprensione è fisiologica, specie quando si incontrano culture diverse, ma mai si sono verificati episodi di intolleranza nei confronti di chi decide di onorarci della sua presenza. I cori razzisti e le ronde organizzate sono fatti che caratterizzano la cronaca di altri luoghi, guarda caso nel Nord Est dell'Italia: non per questo, però, si può far di tutta un'erba un fascio anche perché, nelle note negative, a distinguersi è sempre una sparuta minoranza che fa più rumore della silenziosa maggioranza.

3) Il pregiudizio e l'intolleranza verso il "diverso", purtroppo, sono un male frutto dell'ignoranza che in molte aree del Paese ha fatto e continua a fare danni. Il "nemico" prima era meridionale, poi è diventato extracomunitario, domani chissà quali sembianze assumerà: si sceglie sempre la via più facile per sfogare la propria insoddisfazione, è una costante che purtroppo attanaglia tutti noi e ci rende vittime inconsapevoli della nostra chiusura mentale. Quaggiù, in "terronia", abbiamo tanti difetti ed una miriade di problemi che non sappiamo risolvere, nella maggior parte per colpa nostra. Tuttavia i valori della solidarietà e dell'ospitalità non sono mai stati in discussione ed anche in virtù di questo siamo convinti che l'Italia è unica, che siamo sulla stessa barca e che per recuperare terreno dopo anni difficili dobbiamo remare tutti insieme nella stessa direzione. Siamo sicuri che anche i nostri amici veneti condividano tutto ciò e che, nel loro intimo, si staranno anche pentendo del polverone aizzato forse inconsapevolmente e, sicuramente, in buona fede.

4) Nell'era dei social network e della rete tutto è diventato veloce anzi virale, per voler usare una terminologia tanto cara a chi "vive" il web. Tuttavia in alcuni casi può tornare utile fermarsi a capire, tentare di ascoltare e non volere a tutti i costi imporre le proprie convinzioni. Noi non sapremo mai se i nostri amici sono stati insultati, se hanno iniziato loro oppure se la colpa è della Polizia Locale. Sappiamo, però, che i problemi strutturali della viabilità si abbattono sulle vite di tutti noi ed a patirli, molto spesso, sono coloro che sono chiamati ad affrontare la quotidianità: gli autisti dei pullman, i vigili urbani, gli operatori turistici. Qualche parola di troppo, in un contesto "infuocato" come quello che viviamo ogni estate, può paradossalmente anche starci, sebbene offendere il prossimo sia un fatto da provare a comprendere ma da non giustificare mai.

Dividerci in Nord e Sud, sembra scontato ripeterlo, non sarà mai di aiuto alla crescita civile della nostra Italia. Quando e se si viene trattati male si ha sempre diritto di sottolinearlo attraverso gli strumenti che la rete mette a disposizione dei consumatori. Se proprio si vuole parlare con le istituzioni, ed i nostri amici consiglieri comunali lo sanno benissimo, esistono canali ben diversi dalle pagine dei giornali. Rinunciare a quel briciolo di notorietà che la stampa concede, però, è un sacrificio che chi desidera i riflettori a tutti i costi può non sempre essere in grado di sopportare.

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