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L'Editoriale

Il Piano Giavazzi, storia di 10 miliardi spariti

Scritto da Renato Brunetta (Redazione), venerdì 5 ottobre 2012 08:24:55

Ultimo aggiornamento lunedì 8 ottobre 2012 08:22:57

di Renato Brunetta per Il Vescovado - La storia del Piano Giavazzi per il riordino degli incentivi statali alle imprese era partita in grande stile, il problema è che dopo 5 mesi di anticipazioni, discussioni, bozze cestinate e proclami tutto sembra essere sparito nel nulla.

Ripercorriamo cosa è accaduto: lo scorso 30 luglio il Governo affidò al Prof. Giavazzi l'incarico di fornire «analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese». A giugno una bozza del lavoro è stata trasmessa al Presidente Monti e al Ministro Passera.

La bozza, dopo essere stata tenuta nascosta per diverso tempo, è ora reperibile su internet e - diversamente da quanto pensa il Governo Monti - offre diversi spunti di riflessione per affrontare seriamente il problema dell'eccessiva pressione fiscale sulle imprese .

PREMESSA. Il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha perfettamente ragione quando afferma che l'eccessivo carico fiscale può uccidere il sistema produttivo italiano.

Aggiungo che lo stesso discorso può essere agevolmente allargato anche alle famiglie, stritolate da una pressione fiscale tra le più alte al mondo.

Il Piano Giavazzi, in questo contesto, ha proposto un sistema finalizzato alla riduzione contestuale dei sussidi alle imprese (quindi della spesa statale) e della tassazione che grava sulle stesse imprese, senza bisogno di ulteriori compensazioni.

L'eliminazione di questi sussidi inefficienti permetterebbe una riduzione generalizzata del cuneo fiscale, di cui beneficerebbero tutte le imprese, che favorirebbe realmente la crescita.

UN INTERVENTO ESPANSIVO A SALDO ZERO. Ecco, in breve, i principali risultati ottenuti dal Prof. Giavazzi.

È evidente - e l'analisi empirica lo conferma ampiamente - che il consolidamento dei conti pubblici attraverso un aumento della pressione fiscale ha effetti recessivi sull'intero sistema economico.

Al contrario, una riduzione del carico fiscale gravante sulle imprese (e sulle famiglie) ha effetti espansivi.

La conclusione è che se i risparmi attenuti riducendo la spesa statale fossero impiegati per abbattere la pressione fiscale (intervento neutrale sui conti pubblici) l'effetto sull'intero sistema economico sarebbe immediatamente espansivo.

I CONTRIBUTI PUBBLICI ALLE IMPRESE. L'analisi economica indica che i sussidi alle imprese sono giustificabili solo quando i mercati non sono in grado di raggiungere obiettivi socialmente desiderabili.

Tuttavia, i «fallimenti di mercato» non sono una condizione sufficiente, i sussidi possono, infatti, produrre effetti negativi. In sintesi:

- distorcono gli incentivi degli imprenditori inducendoli a partecipare al «mercato politico» in cui vengono distribuiti i sussidi anziché dedicarsi all'attività imprenditoriale riducendo così il tasso di crescita complessivo dell'economia;

- introducono costi di gestione da parte delle amministrazioni pubbliche difficilmente quantificabili.

LO SCHEMA GIAVAZZI. Il «Piano Giavazzi» ha quantificato in circa 10 miliardi i contributi concessi alle imprese immediatamente eliminabili che rispondono a due fondamentali criteri definitori e cioè:

- non rispondano ad un evidente "fallimento di mercato", cioè non abbiano effetti economici positivi e desiderabili per la società nel suo complesso

- i cui costi indiretti (amministrativi, o derivanti dalla distorsione degli incentivi degli imprenditori, o dall'intermediazione di mafie) presumibilmente superino i benefici

Tale taglio della spesa, se utilizzato per ridurre il cuneo fiscale, potrebbe far crescere il reddito in modo più che proporzionale. L'eliminazione immediata dei contributi individuati (circa 10 miliardi annui), produrrebbe, nell'arco di due anni circa, un aumento del livello del PIL del 1,5%.

Al beneficio «diretto» sulla crescita del PIL andrebbero poi aggiunti anche:

- la riduzione dei prezzi al consumo di circa l'1%

- il miglioramento dell'avanzo di bilancio pari a circa 3 miliardi

A questi effetti di tipo quantitativo si sommerebbero poi anche dei benefici indiretti di tipo qualitativo .

Infatti, i risparmi conseguiti tagliando i trasferimenti ad alcune imprese sarebbero redistribuiti a tutte le imprese, creando quindi un ampio consenso favorevole a questi interventi.

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