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L'Editoriale

G20: Obiettivo crescita. Obama e il fiscal cliff

Scritto da (Redazione), venerdì 9 novembre 2012 17:37:23

Ultimo aggiornamento lunedì 12 novembre 2012 07:43:16

di Renato Brunetta per Il Vescovado - I ministri delle Finanze e i Governatori delle Banche Centrali dei Paesi del G20, riuniti a Città del Messico, hanno deciso che i Paesi che hanno spazio per manovre fiscali espansive dovranno necessariamente operare per sostenere la domanda mondiale.

In particolare le priorità individuate sono:

1.Ricostruire la fiducia dei mercati;

2.Rendere i tassi di cambio più flessibili;

3.Adottare politiche economiche espansive;

4.Garantire una sostenibilità a lungo termine.

Il primo punto nell'Agenda tracciata dal G20 sarà «ricostruire la fiducia e ridurre la volatilità nei mercati finanziari internazionali»

Bisognerà continuare nello sforzo di costruire regole globali per la finanza, a partire dalla normativa che regolamenterà i mercati dei derivati, ritenuti una delle cause della instabilità dei sistemi finanziari

Entro la fine del 2012 saranno identificati i conflitti normativi che nei vari Paesi sono di ostacolo alla definizione di regole globali

Si dovrà poi ridurre la volatilità dei prezzi delle materie prime, che genera significative ripercussioni sulle economie dei Paesi avanzati del G20, facendo aumentare l'incertezza nel futuro

Altro fattore fondamentale sarà quello di favorire tassi di cambio flessibili che riflettano i fondamentali economici sottostanti e fungano in tal modo da strumenti di riequilibrio negli scambi fra le economie dei vari Paesi

Messaggio che vale soprattutto per la Cina, accusata dagli Stati Uniti di tenere artificialmente basso il proprio tasso di cambio

La crescita economica mondiale negli ultimi mesi è stata modesta e i rischi di un ulteriore peggioramento restano elevati, ma soprattutto il processo di riduzione del debito, pubblico o privato, in atto in molte economie avanzate sta producendo pesanti effetti recessivi

Sarà fondamentale che i Paesi che ne hanno la possibilità adottino politiche espansive in modo da favorire un aumento della domanda mondiale

A tale proposito è stato anche sottolineato il potenziale di crescita offerto dalla green economy, ossia dallo sviluppo delle tecnologie mirate a ridurre i consumi energetici e la produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti

Particolare riferimento poi è stato dato allo sviluppo delle infrastrutture e ai correlati strumenti di finanziamento a lungo termine

Si è posto l'accento sulla sostenibilità nel lungo termine dei percorsi di crescita economica, concordando di fissare nel prossimo summit rapporti obiettivo tra debito pubblico e PIL, che le economie avanzate si impegneranno a rispettare dal 2016 in avanti

Durante l'incontro sono stati anche riconosciuti i progressi fatti dall'Unione Europea per mettere sotto controllo la crisi, tramite le riforme strutturali, fiscali e finanziarie, quali il Meccanismo Europeo di Stabilità, le Operazioni di Mercato Aperto approvate dalla BCE, il sistema di supervisione bancaria accentrata e il fiscal compact

Il G20 è stata anche l'occasione per ribadire la volontà delle economie emergenti di arrivare presto ad una riforma della governance del Fondo Monetario Internazionale

«La necessità di agire con urgenza è condivisa da tutti i paesi e questo mi fa ritenere che ora le politiche abbiamo una più alta probabilità di successo». È quanto sottolineato dal numero uno del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde in chiusura dei lavori del G 20.

«La congiuntura economica globale - ha ribadito Lagarde - resta difficile e la fragile ripresa è tuttora a rischio se le misure richieste non saranno attuate». Il direttore del Fmi ha quindi invitato gli Usa, alla vigilia della scadenza elettorale, ad «affrontare rapidamente il cosiddetto fiscal cliff», il precipizio fiscale, cioè gli aumenti di tasse e i tagli di spesa che scatterebbero automaticamente qualora il Congresso non trovasse un accordo sul bilancio.

«L'Europa - ha continuato Lagarde - deve invece rispettare i suoi impegni per assicurare un'Eurozona più stabile».

«L'economia globale in generale, sia negli Usa che nei Paesi emergenti, mostra una tendenza al miglioramento, e questo fa ben sperare», lo ha detto il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, commentando i risultati del G20.

«La crescita globale», sui legge nella nota finale, «resta modesta e i rischi di calo sono ancora elevati, dovuti anche ai possibili rinvii dell'attuazione delle misure annunciate in Europa» e per il temuto "fiscal cliff" negli Usa (i tagli e l'aumento delle tasse che entrerà in vigore automaticamente il primo gennaio 2013 se non verrà trovata un'intesa al Congresso) e i problemi del Giappone.

La risposta dei mercati alla vittoria di Barack Obama non è stata positiva.

Gli investitori sembrano aver rapidamente accantonato il successo elettorale per concentrarsi sul "Fiscal Cliff": ossia precipizio fiscale; termine definito dalla stampa economica americana per indicare i tagli fiscali e le tasse che entreranno in vigore automaticamente dal 1 gennaio 2013 se Camera, Senato e Presidenza degli Stati Uniti non troveranno un accordo per ridurre il deficit monster del governo;

lo spettro di un declassamento del rating americano da parte delle agenzie di rating Fitch e Moody's, qualora Obama non riesca a raggiungere un accordo sul controllo dei conti pubblici, è alla porta.

Infatti un mancato accordo sulla riduzione del deficit americano avrebbe conseguenze dirompenti internamente ed esternamente al Paese: le ultime previsioni indicano possibile una riduzione del Pil americano di circa il 5% con un conseguente brusco aumento della disoccupazione americana e altrettanta forte riduzione dei consumi.

Tale vittoria rende però difficile al presidente Obama gestire il suo secondo mandato, soprattutto con un Congresso a maggioranza repubblicana.

I quattro anni di amministrazione che Obama si lascia alle spalle vedono un debito pubblico aumentato del 50%, e una disoccupazione intorno all'8%.

In risposta ai timori dei mercati Obama ha presentato un programma di politica economica non del tutto chiaro. Una delle poche proposte espresse con fermezza in campagna elettorale è un aumento delle imposte per chi ha un reddito familiare maggiore di 250mila dollari l'anno.

I punti salienti del programma di politica economica ("Proteggere la classe media, facendo sì che tutti, anche i milionari, paghino equamente la loro parte") presentato agli elettori da Obama:

Utilizzare la metà dei risparmi derivati dalla fine della guerra in Iraq per pagare il debito e l'altra metà investirla in infrastrutture nel Paese;

Investire in istruzione, ricerca e tecnologia per far crescere l'economia nel lungo periodo;

Eliminare le agevolazioni fiscali per le aziende che rivolgono i loro prodotti e profitti all'estero;

Tagliare le tasse di $ 3.600 per la classe media;

Assicurarsi che i milionari non stiano pagando aliquote fiscali inferiori alle famiglie della classe media, ma invece far pagare loro la stessa tariffa durante la presidenza Clinton.

Eliminare la cosiddetta "Buffet Rule". Tutti i contribuenti con un reddito superiore a 1 milione di $ saranno soggetti obbligatoriamente ad una aliquota federale minima del 30%. Infatti, nonostante l'aliquota sia del 35%, numerose sono le possibilità per ridurla al di sotto di quella soglia, al punto che molti milionari riescono (tramite dividendi, donazioni, deduzioni ecc.) a pagare tra il 10% e il 25% (Obama intorno al 23% e Romney al 15%). I maggiori introiti saranno destinati alla riduzione del debito pubblico.

Diminuzione delle aliquote a famiglie e imprese tramite l'estensione alle famiglie medie dei tagli del Presidente Bush del 2001 e 2003.

Riduzione del numero delle aliquote da sei a due e semplificazione della normativa.

Eliminazione delle agevolazioni (loopholes) «inefficienti e/o ingiuste». Tra i quali: agevolazioni estese a nuclei familiari con redditi elevati, incentivi a compagnie petrolifere, agevolazioni fiscali a investment funds e benefici per i proprietari di jet privati.

Non rinnovo di due benefici che scadono a fine anno: quello per i singoli con redditi oltre i 200 mila $ e per le coppie oltre i 250 mila $. Le maggiori entrate consentiranno di ridurre il deficit di ca. 1.5% nei prossimi dieci anni.

Credito fiscale pari al 20% del costo alle società che rimpatriano linee di produzione, creando posti di lavoro in USA. Il credito verrebbe finanziato con la riduzione dell'attuale deducibilità dei costi di trasferimento all'estero.

Aumento degli incentivi alle aziende con produzioni locali.

Allocazione di 15 miliardi di $ di crediti fiscali ad aziende basate in aree depresse, a quelle impegnate nel settore clean energy e per la sostituzione di impianti obsoleti e inquinanti.

Istituzione di una tassa su profitti e posti di lavoro esteri.

Sanzioni contro i paesi che non rispettano i trattati commerciali bilaterali.

Sussidi per l'università. Anche se non strettamente di carattere economico, il programma prevede 1 mld di $ per le università statali.

Semplificazione delle norme per la quotazione in borsa e allargamento della base ad aziende di minori dimensioni.

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