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L'Editoriale

E tu, Scala...

Scritto da (Redazione), giovedì 3 settembre 2020 07:11:39

Ultimo aggiornamento giovedì 3 settembre 2020 07:26:23

di Padre Enzo Fortunato

Parafrasando l'evangelista Matteo vorremmo iniziare dicendo: E tu Scala non sei il più piccolo comune dell'intera costiera amalfitana? Da te nascerà... Prendiamo in prestito una delle frasi bibliche più suggestive per dire come il Signore opera grandi cose partendo dai piccoli. Scala infatti è il paese più piccolo e più an-tico della costiera amalfitana, fondato dai Romani diventa ben presto capostipite di tutti gli altri. Ricco di tradizioni, chiamato anche "Balcone della costiera amalfitana" offre al visitatore e al pellegrino scenari che allargano il cuore. Qui nasce intorno al 1040 Gerardo Sasso - definito Beato nel 1984 da San Giovanni Paolo II in base alla continuità del culto divino - quando la città era parte del ducato marinaro di Amalfi. Il Beato apparteneva alla nobile stirpe scalese dei Sasso, fondatore del primo ordine monastico - cavalleresco della storia. Fu uno di quei tanti monaci-medici scalesi/amalfitani che nel corso dell'XI secolo già collaboravano con la Scuola Medica Salernitana, appartenne all'Ordine benedettino e si formò presso il monastero dedicato ai Santi Benedetto e Scolastica a Tavernata di Scala. Diventato prior dell'ospedale di San Giovanni l'Ele-mosiniere aveva ingrandito il nosocomio edificando uno xenodochium dalla parte del Santo Sepolcro e intitolandolo a San Giovanni Battista, per accogliere e proteggere i pellegrini, continuamente minacciati dall'insofferenza dei turchi. Nacque così il primo ordine monastico-cavalleresco della storia, i cui monaci-cavalieri, oltre ad accudire gli ammalati, s'impegnavano nella difesa armata degli ospiti del nosocomio e dell'ospizio. La prima prova dell'origine scalese di Gerardo è proprio il ruolo di priore da lui svolto in un'istituzione amalfitana a Gerusalemme, prerogativa degli amalfitani. La croce ottagona, simbolo dell'Ordine gerosolimitano, rievocante le Otto Beatitudini teologali secondo San Matteo, era presente sulle monete della repubblica di Amalfi, i tarì d'oro, sin dal 1080 (tareni cum capite et cruce).

 

Su Amalfi affaccia la Torre dello Ziro a difesa della Costa, insieme al più imponente monastero benedettino di cui oggi antichi ruderi e colonne romane ricordano salda e forte memoria. Gerardo e i suoi confratelli aiutavano e assistevano individui di ogni nazionalità e credo religioso, tanto da ricevere il riconoscimento da parte del Sultano dell'epoca.

 

La fondazione scalese-amalfitana dell'Ordine è dimostrata dalla lista dei monaci-cavalieri riportata nelle Petitiones di Santa Scolastica a Subiaco, risalente al tempo del gran maestro Raymond de Puy. Inoltre la Bolla pontificia di Pasquale II, emanata a Benevento il 15 febbraio 1113, riconosceva l'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e celebrava il suo institutor ac praepositus Gerardus.

 

Gli onomastici Gerardus e de Saxo erano diffusi nell'ambiente campano sin dal X secolo e designavano in genere militi sassoni al servizio dei principi longobardi di Salerno, di Capua e di Benevento. Alcuni di questi, come appunto i de Saxo (Sasso) e gli Alamagna, sono stati ingaggiati nella difesa del Castrum Scale Maioris, la principale fortificazione di Scala. I loro discendenti sono puntualmente ricordati nelle fonti documentarie. Il simbolo del sedile dei nobili di Scala, sin dall'età angioina, era uno scudo inquartato di rosso e di nero (colori dell'Ordine), caricato della croce ottagona e della corona regale d'argento, nonché del giglio d'oro, affiancato dalla figura del Beato Gerardo Sasso con la veste nera di benedettino e la spada in pugno con alla sua sinistra una grande croce rossa gerosolimitana e l'iscrizione Beatus Gerardus Civitatis Scalarum.

 

Gerardo Sasso morì ottuagenario a Gerusalemme il 3 settembre 1120. Oggi a Scala viene celebrato il nono centenario della morte del Beato e ci piace ricordare l'accostamento di un altro viaggio, di un altro frate: quello di Francesco d'Assisi che si era recato in Oriente, in piena crociata, per testimoniare e porta-re la pace. Insieme vogliamo ringraziare l'artista Mimmo Paladino e il compianto Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo per le due immagini che ci accompagneranno in questo nono centenario e non solo.

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