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L'Editoriale

Per una volta sono d’accordo col prof. De Masi

“Alle 5, il suono festoso delle campane e lo sparo di mortaretti annuncia il giorno festivo ...”

Scritto da (Redazione), giovedì 16 agosto 2012 14:55:25

Ultimo aggiornamento giovedì 20 settembre 2012 15:08:44

di Salvatore Sorrentino - Questo ho letto, all'inizio dell'articolo del Vescovado sulla festa patronale di Maiori. E tutto è avvenuto puntualmente; tutto, tranne un particolare: altro che mortaretti, erano bombe.

MI SEMBRA DI VIVERE NEL MEDIOEVO!
Sì, nel Medio Evo, soprattutto non c'era l'elettricità; di conseguenza, quando calava la sera, come le galline che vanno a "dormire sulla mazza", tranne poche eccezioni che accadevano nelle dimore dei Signori, si andava a dormire. E, al mattino, ci si levava presto e si andava a lavorare, soprattutto la terra, che doveva dare da vivere ai lavoratori, e ai Signori.

E, sempre nel Medio Evo, non c'erano telefonini con l'allarme, né orologi con le suonerie, né sveglie, a corda o a batteria, che ci battevano le ore e ... ci svegliavano.
A tutto, ci pensavano le chiese, sparse sul territorio, numerose, le quali, con il suono di campane, non elettrificate, non fatte funzionare con aggeggi elettronici che programmano anche per anni, per decenni, ... per secoli, ma col batacchio battuto dalla mano dell'uomo, ordinavano la vita degli esseri umani, almeno di quelli comuni, dal "mattutino" all' "ora 'e notte".

Veniamo a oggi; per regolare la nostra vita, il nostro lavoro, le nostre partenze, anche i nostri svaghi, esistono mille aggeggi infernali, che ci fanno svegliare, far colazione, uscire da casa, pranzare, cenare, ... andare a dormire.

Non basta!
Ci sono le feste paesane che, ... almeno a me, ci tormentano e fanno sì che MI SEMBRA DI VIVERE NEL MEDIO EVO.

Vivo a Ravello, quindi escludo Cetara e la Costiera di ponente: le campane e i botti di questi centri non li sento, anche se so che non differiscono dai nostri.
27 giugno: festa patronale ad Amalfi; poco più di due settimane dopo, 13 luglio: Minori; esattamente due settimane dopo, 27 luglio: la mia Ravello; ancora esattamente due settimane dopo, 10 agosto: Scala; nemmeno una settimana dopo, 15 agosto: Maiori.

Non voglio analizzare i giorni precedenti, di preparazione alle feste, le novene, i tridui, le vigilie, le esposizioni delle statue dei santi; mi limito al singolo giorno della festa.
Ore sette, precise (ci pensa il programma dei campanili, elettrificati): campane a distesa che svegliano i fedeli per farli andare a messa o, comunque per farli alzare. Simultaneamente, quasi con la precisione di un orologio svizzero, un fuochista (autorizzato?) spara il primo botto, più fragoroso di una bomba di una tonnellata che si schianta al suolo, seguito da altri non meno rumorosi del primo. Le campane, tutte quante quelle che si trovano nel campanile, mosse da quegli artifici elettronici infernali, suonano, a distesa e a lungo, "a festa". Almeno così si dice.

Poi, per tutta la giornata, a messa cantata, a mezzogiorno, a messa pomeridiana, alla processione; sì, processione: per tutta la sua durata, "Le campane, tutte quante quelle che si trovano nel campanile, mosse da quegli artifici elettronici infernali, suonano, a distesa e a lungo, "a festa". Almeno così si dice". Poi, alla benedizione e ... verso l'una di notte, ultimi segnali: possiamo andare a dormire!

Ebbene, in tutte queste occasioni della giornata, botti fragorosi, assordanti, che fanno saltare dal letto, pure dalla sedia e "Le campane, tutte quante quelle che si trovano nel campanile, mosse da quegli artifici elettronici infernali, suonano, a distesa e a lungo, "a festa". Almeno così si dice".

Ci sono pure le bande musicali: almeno queste, per fortuna, non fanno fracasso, non spaventano, non danno fastidio; anzi suonano piacevoli marcette, lungo le vie e sulla piazza del paese, creando veramente "aria di festa".
Fine.

Sì, fine e ... considerazioni.

Ritengo assurdo che nel 21° secolo succeda ancora, in una zona come la Costiera Amalfitana, un baccano dell'inferno, per, badate bene, annunciare un giorno di grande festa, per chiudere questo giorno di grande festa.

Caro lettore, non so se sei un ravellese, un abitante della Costiera, un turista, un viaggiatore, un passante occasionale. Non lo so. So, però, che se, per un momento, rifletti su queste situazioni, non puoi accettarle, puoi solo condannarle.

Innanzitutto i bambini: ormai, durante questa stagione dell'anno, vanno a letto piuttosto tardi; nelle vie e nelle piazze, grazie al cielo, nonostante le crisi, si vive almeno fino a mezzanotte. Pure i ragazzini si trattengono, più o meno, fra vie, piazze e casa, fino a quest'ora. Vi pare che essi possano sopportare, senza danno alla salute e, comunque, senza spavento, senza risentimenti, questi rumori e fragori? Non dico che bestemmiano, ma di certo non recitano una preghiera; come minimo qualche imprecazione ci scappa. Ed è grave.

Ma altrettanto, se non ancor più grave, è il danno che si procura al turismo. Noi viviamo soprattutto, se non del tutto, di turismo. Qui la gente viene per la tranquillità che si offre, viene per riposare soprattutto, e per ritemprarsi dei logoramenti che le attività dell'uomo, quali che esse siano, procurano. D'accordo pienamente col prof. De Masi; una volta tanto.

La maggior parte dei turisti, direi quasi la loro totalità, a quelle ore riposa, dorme, e profondamente. NON È GIUSTO, È INUMANO, È DA SCONSIDERATI FAR SUCCEDERE QUESTE COSE.

Ci sono turisti che provengono da paesi in guerra; vengono da noi per dimenticare i fragori delle bombe.
Ci sono turisti che vivono nel terrore che, d'improvviso, ci possano essere altri 11 settembre.

Mettiamoci nei panni di costoro; pensiamo a come possono reagire: di certo non si svegliano allegramente; tutt'altro, saltano dal letto pensando a qualche bomba, a qualche attacco di terroristi.

E allora; possibile che, per lo sfizio di qualcuno, al massimo di pochissimi, si debbano svegliare di soprassalto i bambini, si debbano spaventare tantissimo i turisti, si debba, in breve, danneggiare il paese?

Ricordo, a me stesso, ma soprattutto al Sindaco di Ravello, a Don Peppino Imperato, agli altri parroci di Ravello, a tutti i membri dei comitati festa, che, nei primi anni ottanta, il Consiglio Comunale di Ravello, ad unanimità di voti, dopo aver ottenuto il preventivo assenso di Don Peppino Imperato Senior (che non era "dolce di sale") e di Don Pantaleone Amato, responsabilmente deliberò quanto segue:

REGOLAMENTO COMUNALE DI POLIZIA URBANA
Art. 43
SUONO DELLE CAMPANE

Il suono delle campane a distesa è vietato dalle ore 23,00 alle ore 8,00.
Per particolari funzioni e ricorrenze occorrerà l'autorizzazione dell'Autorità comunale.
Con alternanza, questa norma è stata rispettata, a seconda delle amministrazioni.

Le feste si sono svolte normalmente, senza protesta o lamentela da parte di alcuno.
Da un bel po' di tempo, direi da troppo tempo, essa viene ignorata.

Non mi risulta che la norma sia mai stata revocata.

Perché, chiedo a Sindaco, Vigili, Carabinieri, Parroci, Comitati festa, perché infrangete e permettete che s'infranga una così saggia norma, tuttora vigente?
Essa fu presa con tanta sofferenza, con tanto coraggio, ma pure con tanta consapevolezza del vantaggio che si procurava al paese, dalla totalità dei Consiglieri Comunali dell'epoca.

Essa fu presa in un'epoca in cui, a Ravello, si era già passati dal cosiddetto "turismo di massa" al "turismo d'élite".

Oggi i nostri alberghi si sono ulteriormente sviluppati, aggiornati, organizzati; essi offrono ben altro che nei lontani anni settanta e ottanta; e tutto ciò, quasi sempre con grandi sacrifici dei loro proprietari o direttori o gestori che siano.

Oggi Ravello, grazie ai sacrifici del suo popolo, è entrata a far parte del novero dei migliori centri turistici del mondo. Tutti noi Ravellesi abbiamo contribuito e contribuiamo al raggiungimento di queste alte mete. Noi Ravellesi dobbiamo essere fieri e orgogliosi della nostra città.

Dobbiamo, però, pure renderci degni del livello che abbiamo raggiunto; dobbiamo offrire ai nostri ospiti la tranquillità, la pace, il silenzio che si aspettano, che ci chiedono. E che pagano molto profumatamente!

Smettiamola con questi rumori fragorosi nelle ore si riposo; lasciamo riposare in tranquillità i nostri ospiti, ... e anche i nostri bimbi.
Quei soldi, spendiamoli diversamente, offrendo, magari, come si faceva allora, apprezzati e applauditi intrattenimenti di mezzogiorno in Piazza del Duomo, con le locali bande musicali.

E, attenzione, tutto questo non basta. Perché, se, poi, si aggiunge il rombo e il frastuono delle feste, numerose e rumorose, delle parrocchie, e dei borghi e borghetti, allora, e ancor più, MI SEMBRA DI VIVERE NEL MEDIO EVO.

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