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Dai Comuni

Ravello, volontari ripuliscono i ruderi e scoprono nuovi ambienti /FOTO

Sul finire della prima delle tre giornate di lavoro la scoperta casuale, in seguito al cedimento del terreno, di un nuovo ambiente interrato, sepolto per duecento anni dai detriti e colmo di materiali di risulta

Scritto da (Redazione), venerdì 19 ottobre 2012 17:36:48

Ultimo aggiornamento lunedì 22 ottobre 2012 09:39:18

(ANTEPRIMA) Da questa mattina i volontari di Legambiente sono impegnati nelle operazioni di bonifica dell'area comunale dove sorgeva l'antico monastero della SS Trinità. L'iniziativa, che si svolge nell'ambito dell'edizione 2012 di "Puliamo il Mondo" ha visto in prima linea l'assessore all'Ambiente del Comune di Ravello Pasquale Palumbo e il consigliere Luigi Mansi che con altri volontari (come l'esperto in restauro Luigi Criscuolo) armati di falci e motofalci, hanno quasi ripulito per intero l'area da erbacce e rifiuti di ogni genere (foto a lato).

Sul posto, per gran parte della giornata, anche la topografa Maria Carla Sorrentino, presidente dell'Associazione "Ravello Nostra" che ha preso visione dei ruderi della struttura eretta nel 900 e soppressa nel 1810, su cui l'interesse si focalizzò circa dieci anni fa attraverso una campagna di scavo che riportò alla luce solo alcune strutture. Sul finire della prima delle tre giornate di lavoro la scoperta casuale, in seguito al cedimento del terreno, di un nuovo ambiente interrato, sepolto per duecento anni dai detriti e colmo di materiali di risulta. Di sicuro interesse, sostiene la Sorrentino che non esclude la possibilità che lì sotto ci possano essere ambienti di interesse architettonico.

LA STORIA - Il Monastero della SS Trinità di Ravello è una delle strutture più importanti del patrimonio monumentale di Ravello eppure meno conosciuta tra le tante testimonianze della nostra storia religiosa. Coperta in parte dalle case di edilizia popolare e in parte per lungo tempo dal campo di pallavolo, poco utilizzato per la posizione molto periferica, da alcuni anni la struttura è stata interessata da un ritrovato interesse, tanto che nei primi anni 2000 fu avviato anche uno scavo archeologico.

Il monastero femminile dell'ordine benedettino, dedicato alla SS. Trinità, fu fondato, secondo lo storico Marino Frezza, da Francone Rogadeo, nobile ravellese, nel 944, per accogliere le nobili fanciulle ravellesi che volevano consacrarsi a Dio. Il monastero ebbe, infatti, numerosissime proprietà su cui esercitava il diritto ed ancora nel 1700 i beni erano diffusi su tutto il circondario, con masseria a Scafati e rendite anche a Napoli, ad Angri, a S. Egidio del Monte Albino, a Lettere e a Gragnano.

La giurisdizione sul monastero fu affidata nel 1188 da Papa Clemente III al vescovo di Ravello e nelle numerose visite vescovili, di cui l'Archivio Vescovile ravellese conserva le relazioni finali, i vescovi sottolineavano l'importanza di osservare la clausura, tanto che nella visita fatta dal Vescovo Bennio nel 1604, il presule tiene a precisare che "sotto pena di scomunica alle portinaie, non debbano aprire la porta della clausura senza espressa licenza in scriptis a qualsiasi persona, quale licenza non mai daremo senza evidentissima necessità" . Ancora nel 1721 il Vescovo Guerriero prescrive che "nessuna monaca ardisca di salire sovra il lastrico per qualsiasi causa, anche necessaria, sotto pena di scomunica ipso facto".

Il monastero dopo quasi novecento anni di storia, nel 1811, a seguito del Real Decreto del 1810 in materia di soppressione degli istituti religiosi, subì la medesima sorte di altri monasteri e conventi con un numero di religiosi inferiore a 12.

Ma la reazione delle monache fu di vera e propria rivolta; non volevano essere aggregate al monastero di S. Giorgio a Salerno e in loro difesa si schierò anche il Vescovo Silvestro Miccù che chiedeva di attendere prima di effettuare un trasferimento forzoso. Le monache chiedevano di essere unite al vicino monastero delle clarisse ma neppure questa soluzione fu accettata dalle autorità preposte all'attuazione del decreto.

La sorte che interessò le strutture dovette risentire di questa resistenza delle monache, in quanto si decise di smantellarle quasi completamente. Una parte della copertura fu utilizzata per riparare quella del Duomo, mentre alcuni alzati furono abbattuti sì da creare un unico giardino.

La ricchezza di questo monastero, legata soprattutto all'origine nobile delle professe che qui venivano accolte, può essere simboleggiata da uno dei pezzi artistici che la decoravano: la lastra con l'Adorazione dei Magi, che salvata dalla dispersione dallo scozzese Francis Nevile Reid, è ora nell'Antiquarium di Villa Rufolo.

Il Monastero della SS. Trinità sorgeva in una posizione fortemente simbolica nell'urbanistica medievale ravellese. Era, infatti, molto vicino al convento francescano maschile e non molto distante dall'altro complesso monastico destinato a partire al 1297 alle clarisse, nonché nella zona opposta, in linea d'aria, al complesso benedettino maschile, dedicato a S. Trifone, a S. Biagio e alla Vergine, fondato nel X secolo ai piedi di Monte Brusara. Si trovava, inoltre, a cavallo delle due strade che immettevano nel centro urbano e che provenivano dalla vallata del torrente Dragone e quindi dalla zona costiera.

In questo senso le fondazioni benedettine, sia quella maschile che quella femminile, rivelano la loro funzione complementare a quella di centri di irradiamento religioso e culturale. Essi erano punti di controllo per chiunque volesse accedere alla città collinare, sia se fosse provenuto da nord, dalla piana vesuviana o dalla zona stabiana (attraverso il territorio scalese), sia da sud, percorrendo la strada, che, passando a valle del complesso religioso di S. Barbara alle Grotte, arrivava in localià Ponticeto (lì dove oggi sorge Villa Cimbrone). La strada originaria sia ad est (Via S. Francesco) che ad ovest (Via Trinità) poteva avere un percorso non coincidente con l'andamento moderno; farebbe supporre ciò l'articolazione fortemente irregolare (con numerosi spostamenti di asse) che si riscontra soprattutto ad una visione dall'alto (in questo senso particolarmente irregolare appare l'andamento della strada ad ovest che sembra quasi essersi adattata ad una situazione nuova, posteriore alla soppressione del monastero stesso).

La descrizione delle strutture, nell'aspetto visibile quando accoglievano il cenobio monastico, viene fornita dallo storico e canonico locale Luigi Mansi. La descrizione è precisa: "Era un convento comodo e completo nel suo genere: nell'entrata della clausura ad Occidente stava un piccolo vestibolo con tutto l'occorrente per serbare la stessa clausura. Nel dormitorio erano molte stanze, tanto che nel 1577 conteneva 33 monache; e dalla parte orientale aveva un buon giardino, cinto da alte mura. La chiesa era ad una nave avente alcuni cancelli lungo il cornicione, poi seguiva l'orchestra contenete il coro e l'organo, che ora trovasi nella parrocchia del Lacco. Il tetto di tale Chiesa era in vario modo colorato e portava le armi dei Frezza , le quali trovavansi pure scolpito su di una croce di argento, tenuta nella stessa chiesa. Vi erano tre altari: il maggiore tutto di marmo aveva la custodia del SS. Sacramento con portellina di argento e di sopra eravi una grande icona … Nel secondo altare era un'icona di S. Tommaso Apostolo, donata dal patrizio Marino Frezza, e l'ultimo era dedicato alla SS. Trinità."

La descrizione fatta da Mansi è molto chiara e dimostrerebbe che l'ingresso è individuabile lungo l'attuale Via Trinità, lì dove uno smottamento all'inizio del 2000 mise in evidenza alcune strutture. Il giardino a cui allude lo storico sulla parte orientale dovrebbe trovarsi lì dove ancora oggi esiste un ampio spazio con alberi e che risulta ad una quota di circa 1,00 m più in alto rispetto alla strada di accesso ai resti architettonici.

L'Archivio Vescovile, conservato presso il Duomo di Ravello e attualmente in fase di riordino ad opera del Dott. Crescenzo Paolo Di Martino, contiene numerose carte che riguardano il monastero in riferimento non solo alle varie proprietà legate al monastero ma anche ai numerosi ingressi di educande che chiedevano di diventare monache.

Particolarmente interessante risulta, sicuramente, l'insieme di "Carte appartenenti per lo abbattimento del soppresso monastero della SS.ma Trinità a pro della parrocchiale di S. Angelo a Torello " (num provv. 94, 95, 96, 97, 100) e l'incartamento risalente agli anni 1811 e 1812 e che riguarda "Carteggio tra il Commissario di Polizia della Costa d'Amalfi, incaricato per la soppressione dei Monasteri, e il Provicario Capitolare della Diocesi di Ravello, per la soppressione del Monastero della SS. Trinità e il trasferimento delle religiose nel Monastero di S. Giorgio in Salerno"(num. provv. 261, 535) e ancora la visita del 1792 al monastero (num. provv. 1802), nonché l'intero blocco degli Acta monialia SS. Trinitatis.

Notizie sono, inoltre contenute nelle visite pastorali a partire da fine XVI secolo. I volumi, che sono stati anche restaurati, si prestano ad una facile lettura.

La situazione attuale del sito risente del completo abbandono seguito all'attività di scavo risalente ai primi anni del 2000.

Muri, spessi approssimativamente anche 1,50 m, testimoniano ancora la grandezza della struttura nel suo insieme.

La pulizia sarà sicuramente occasione per riscoprire quanto sopravvive di questo importante sito nella speranza che non solo i turisti ma anche i cittadini, attraverso le sopravvissute evidenze archeologiche del monastero della SS. Trinità, approfondiscano una nuova pagina importante della storia locale.

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