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Dai Comuni

Capre sapienti e corrispondenza interna

Scritto da (Redazione), venerdì 27 luglio 2012 11:24:52

Ultimo aggiornamento domenica 29 luglio 2012 09:25:16

di Pasquale Palumbo* - Chi immagina l'ufficio di un assessorato dei nostri piccoli comuni se non come una luminosa stanza con tanto di scrivania, telefono, immancabile monitor LCD e addetto dello staff intento a preparare relazioni, almeno come un sottoscala con un tavolino sgangherato su cui sonnecchia una grigia Olivetti 82 in attesa che arrivi Natale per scrivere gli indirizzi degli auguri e un paio di sedie traballanti per una chiacchierata con i cittadini davanti un bicchiere di vino, si sbaglia di parecchio. In effetti resterebbe molto deluso nello scoprire che in realtà, a causa della grave crisi, l'unico spazio operativo che i comuni riescono ad assegnarli è stato progressivamente ridotto ed ora è di circa 0,076 metri quadrati, ovvero la superficie occupata da una cartellina, rigorosamente rosa, poggiata su uno stipetto nell'ufficio protocollo, dove è rito inserire la corrispondenza attinente alla delega.

Anche se caduta in disuso con la completa informatizzazione del protocollo, che prevede la difficile e il più delle volte inutile caccia - nonostante estenuanti appostamenti - ad un raro computer per poter leggere la posta, lo scorso mese la cartellina è ritornata improvvisamente in funzione per farmi recapitare copia di una lettera, che mi indirizzava un funzionario poco prima di lasciare l'incarico, quale unico riscontro (con la precisazione che veniva scritta per sola "educazione e cortesia") a tutta una serie di segnalazioni e richieste di intervento che da vari mesi, quale assessore all'ambiente, avevo inviato.

Nella lettera mi si faceva, fra l'altro, rilevare che:

1. il "tenore delle note induce a lasciar supporre che le stesse vengano predisposte a cura di rappresentanti della minoranza, piuttosto che da esponenti del governo locale".

2. non sono titolato ad avere rapporti diretti con l'Ufficio, che quindi non è tenuto a dare a me conto del proprio operato e per il futuro sono invitato ad "interfacciare con chi di dovere".

3. l'ufficio si trova in una situazione di "insufficienza organica, strutturale e strumentale".

Non nascondo di aver subìto il primo appunto come un forte attacco alla mia autostima, ancora a livelli decenti, nonostante 14 mesi di attività amministrativa: avvicinandomi - purtroppo - all'età matura considero l'insinuazione che debba firmare cose scritte da altri un grave affronto.

Ma, quale sarebbe poi, il "tenore" proprio della scrittura di minoranza?

Nelle comunicazioni di quella attuale, nei cui banchi al Consiglio Comunale siedono 3 persone con caratteri estremamente diversi (anzi 4, considerando le dimissione e la surroga di uno di questi) i toni vanno dal cattedratico, al messianico con reminescenze greco-romane, a quello mal celatamente gaudente e condito da una spruzzatina di una più che comprensibile "cazzimma" (quest'ultima, per essere onesti, non prerogativa della sola minoranza) per arrivare a quello sostanzialmente equilibrato e, per questo, più incisivo e meno facilmente controvertibile del più giovane degli assisi.

Rileggo le note inviate in questi mesi per capire quali di queste abbiano toni associabili a quelli della minoranza.

Tra le tante osservazioni e richieste ritrovo (cito a memoria, solo parzialmente e non nell'ordine):
Organizzare fra autunno e inverno una caccia al tesoro alla ricerca del posto dove si sono rifugiate per sfuggire alla raccolta differenziata le lattine che le mie figlie e le loro amiche lasciano la sera del mercoledì; verificare la possibilità di aumentare l'accumulo nei serbatoi dell'acquedotto in vista dell'estate senza creare un nuovo Vajont; scoprire chi è il Copperfield locale tanto abile da trasformare, sotto gli occhi di un nutrito condominio ed in pieno centro storico, uno scavo per saggi alle fondamenta di un antico edificio in una discarica di rifiuti; piazzare una solida putrella di acciaio per impedire ad un folle di sperperare tempo e danaro nel tentativo di comparire nel Guinness dei Primati dimostrando che nell'arco della sua vita sarà capace di colmare l'alveo di un torrente; eliminare il percorso ginnico serale in Via Trinità/San Francesco (ovvero salto ad ostacoli su cumuli di rifiuti) perché troppo impegnativo considerati gli acciacchi dei residenti e il passo vacillante dei tanti chiassosi sbronzi reduci dai matrimoni; devota preghiera di attivare la differenziazione anche nel luogo più vicino all'aldilà (cimitero e, chiaramente, mi riferisco ai semplici rifiuti); premiare, per aver vinto la secolare raccolta a punti "Più tosti di Giobbe" che metteva in palio la promozione da categoria "B" a categoria "A" degli abitanti nelle zone periferiche, innalzando la qualità del servizio di raccolta dei rifiuti; preoccuparsi per l'incolumità di un parcometro sotto una vetusta macera e di quella dei gatti che si arrampicano sulle pietre malferme di un muretto vicino ai negozi del centro; affrontare finalmente la SFL ovvero "Sindrome Fulminante del Lampione" (una brutta patologia locale che a differenza della SARS falcidia i più giovani fra questi - facendoli crollare per terra - ma lascia indenni i più vecchi); trovare il modo di portare un po' d'acqua in un bosco per far rinascere i giardini incantati che erano lì solo qualche decennio fa; porre fine al barbaro gioco del "T'alliscio o Netturbino", una specie di nostrana caccia alla volpe dove gli operatori commerciali attendono al varco un povero ragazzo che cerca di muoversi velocemente per non farsi notare e lo rincorrono per attaccargli addosso buste colme di immondizia; attuare una energica azione diplomatica per convincere le capre a non avvicinarsi alla sacra erba della conoscenza che cresce nei pressi delle nostre sorgenti (eruca sapiens) e, restando nel tema, ribadire ad una spumeggiante "Mademoiselle l'Eau" che sono finiti i tempi delle raccomandazioni e che è il caso che gli esami di promozione li faccia con una commissione esterna e non con i soliti membri interni.

È vero, nelle note non compaiono formule come "con osservanza", "i più reverenti e ossequiosi saluti" e spesso sono contagiate dall'esasperazione di chi si lamenta dei disservizi ma, non riuscendo a riconoscermi in nessuno degli stili di scrittura "minori", sembrerebbe che basta evidenziare la necessità di interventi migliorativi o correttivi per passare come esponente dell'opposizione.

Probabilmente è proprio per evitare un tale marchio che negli ultimi anni, quando i vari imbonitori ci rassicuravano sostenevano che "il peggio è passato" o che "stiamo lentamente ma finalmente uscendo dalla crisi", nessuno dei commensali - nonostante la competenza a riguardo se non altro per l'impressionante curriculum di studi e interminabili elenchi di pubblicazioni - sollevava pubblicamente il dubbio sul fatto che la nostra Nazione fosse più vicina allo spirare per debiti che al sospirare di sollievo.
Non avendo avuto indicazioni contrarie, ho liquidato rapidamente il secondo appunto che mi era stato mosso (ovvero titolarità ad avere rapporti con l'Ufficio) riponendo, con buona pace per molti, la penna appena ricevuta la lettera pur trovando ingiusto il fatto che un assessore, in quanto tale, debba essere privato del diritto/dovere che hanno invece tutti i cittadini di inviare segnalazioni e comunicazioni agli uffici comunali.

Per il terzo punto, ben consapevole della "insufficienza organica, strutturale e strumentale" dell'Ufficio ho pensato di risolvere direttamente almeno un paio delle carenze evidenziate così, dopo aver cercato di spiegare (con dubbio successo) a un ragazzone che mi ascoltava chiaramente perplesso che anche se nelle scuole ci sono bambini che sono/sembrano dei piccoli angioletti, questo non significa che lì non si producano rifiuti e quindi era il caso che si decidesse ad andarli a recuperare, sono andato personalmente a trattare con le capre.

Ora, l'atletica Capra hircus potrà sembrare a prima vista un animale ottuso, ma dopo tanti anni di frequentazione e di lunghe discussioni su chi abbia la precedenza sui sentieri, mi sono convinto che, per ostinazione e livello di intelligenza, nulla ha da invidiare a parecchi esemplari di noi umani. Ovviamente, ad evitare inutili quanto umilianti tentativi di emulazione, tengo a precisare che per riuscire ad intendersi bisogna avere la fortuna di aver raggiunto la sua stessa pienezza mentale.
Incontro la giovane capretta proprio in "flagranza di reato"...

"Scusami, ti sembra educato?!" la rimprovero d'istinto.

Mi guarda e scappa, pudica, gridando: "Nonno!"

Un vecchio ed imponente capro si fa strada fra la cortina di felci: la barbetta ben curata e il taglio del naso danno l'impressione del già visto ma, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare quando e dove: le consistenti appendici sul capo incutono un timore più che reverenziale, soprattutto se paragonate al mio esile bastoncino da passeggio.
Cerco di ingraziarmelo toccando argomenti di comune interesse: "Buondì Signor Nonno, immagino che se Lei è arrivato a tale veneranda età, sopravvivendo a Pasque e feste varie - compresa quella di oggi del Santo Patrono - , è perché se la cava bene!"

"Beehh, ho fatto solo il mio dovere e, detto fra noi, anche di necessità virtù. "E poi" - aggiunge ammiccando - "il piccante, alla nostra età, aiuta..."
Lo vedo tranquillo e vengo al dunque.

"Mi scusi, come stavo cercando di dire poco prima alla figliola, sono qui per rappresentarvi che non è molto carino andare a pascolare e farvi scappare i bisognini proprio da queste parti. A parte la buona educazione, queste le chiamano "zone sensibili" e ci sono anche delle norme che dovreste rispettare, non trova?"

"Chiariamo una cosa", risponde, "è vero, ci saranno pure le vostre leggi, ma dalla nostra abbiamo gli usi locali, che valgono più di ogni regolamento.

"Perché", lo guardo stupito, "Lei vorrebbe sostenere di averlo sempre fatto?"

"Certo! Anzi ti dirò di più: mi ricordi un tizio che più di venti anni fa venne qui a fare le stesse questioni: spostatevi di qua, non andate di là, tenete pulito di lì ma ... , come vedi, non l'ha spuntata".

"Ohh, davvero? Come si chiamava?
"Il nome non lo ricordo, fammici pensare... Comunque sia, non ci formalizziamo su queste poche palline che lasciamo da queste parti. La vedi quella montagnola là vicino, sai di cosa si tratta?

"L'oggetto del contendere, ovvero una montagna di palline, che non dovrebbe essere lì, troppo vicina!"
"Troppo vicina, troppo lontana, quella non è una montagna di palline, o meglio lo era, ora sta maturando".
"Si - rispondo - come i meloni d'inverno!"

"Sarcasmo inutile, caro il mio assessore, le ex palline stanno maturando per diventare la tua insalata. Forse non ti sei accorto che appena un attimo fa ne hanno portato via due grossi sacchi per il giardino"

"Insalata?" - mi domando perplesso - "... Non mangio palline di capra ..."
"Con il nostro "oggetto del contendere" da queste parti ci concimano la terra (da altre parti, più dritti, la chiamano coltivazione biologica e ci fanno "beehsiness" ) e con il vostro oggetto?"
"Di certo non lo lasciamo nel lavello"
"E' vero, ma vi ci fate il bagno."

"Lei è pazzo! Uso solo sapone allo zolfo e acqua pulita, sempre che non ci abbiate pensato voi, maleducate bestiole, a sporcarla andandoci troppo vicine."
"E tua figlia questo pomeriggio a mare? Dove pensi si sia tuffata? Non riconosci niente di intimamente tuo in quella patina grigio-marrone che cercate inutilmente di mantenere lontano dalla spiaggia?"

La discussione sta prendendo una brutta piega, e cerco di parare il colpo.
"Guardi che se fosse così ci sarebbero le ordinanza esposte, i cartelli con i divieti di balneazione, noi abbiamo un efficiente servizio ...."
"Calma! Ti appicci troppo facilmente" - mi interrompe - "posso suggerirti di cambiare sapone? Ora però ricordo chi era quel signore che venne qui tanti anni fa a fare le tue stesse questioni"
"Allora, chi era, dove posso trovarlo? Mi piacerebbe incontrarlo per fare il punto della situazione, scambiare qualche idea."

"E vallo, vallo a trovare! Che tu lo incontrassi farebbe felice anche me, credimi! Ricordo solo che diceva di essere un ispettore non so di cosa, ma se cerchi fra le carte troverai qualche sua nota, senz'altro scritta meglio delle tue - anche perché, non te la prendere, non è che ci voglia poi tanto. Comunque, visto che qui non riusciva a cambiare niente, da un bel po' si sta occupando, so con grande entusiasmo, dei miei cugini che pascolano su prati più verdi".

"Quali, quelli del Trentino?" - gli chiedo con tono sicuro.
"No, quelli celesti..."
La mia mano schizza istintivamente in basso, a sinistra.

"Parassiti?" Mi chiede.

Arrossisco. "No, no, no, ma come si permette! E' la più antica e consolidata delle nostre tradizioni tribali".
"Ahhh!! Se davvero pensi che funzioni ... ma non preoccuparti, non sarà necessario che qualcun altro venga qui fra vent'anni.
"Farete le brave, vero!?", - chiedo speranzoso.

"No, no, e a noi chi ci ferma! E' solo che da qui ad allora non è che resteremo in molte su questi prati: noi Capre Napoletane siamo animali di altri tempi. Il progresso avanza, addirittura nei pascoli più alti pensano di farci campi da golf".

"Possibile?" - gli chiedo - "Ma l'acqua per innaffiarli dove la prendono visto che adesso lassù non ce ne è nemmeno per farvi bere, e siete solo quattro gatti? Pardon, quattro capre."

"E di che, figurati, di micetti da queste parti non se ne vedono mai. Non lo so caro assessore, qualche cosa come al solito si inventeranno ma, se ci riusciranno, avrai comunque di che preoccuparti: anche senza di noi, palline a cui pensare non ti mancheranno."

Torna serio: "Ora però devo lasciarti per andare a vedere la mia nipotina che fine ha fatto. Non vorrei che trovasse qualche pianta di marijuana e incominciasse già a masticare. Se no', poi chi li sente.. Ti ringrazio per la visita, torna pure per parlare di maturazione di formaggi ma per tutto il resto ti pregherei di interfacciarti con chi di dovere perché, a pensarci bene, non sei titolato ad avere rapporti con noi".
Cavoli, mi dico, ci risiamo: "Perché?"

"Noi rispondiamo solo al nostro padrone"

Mazziato e pure caprosecciato, imbocco la strada per il ritorno. Mi volto per un attimo a guardare il vecchio caprone mentre, come se nulla ci fossimo detti, continua a perpetuare in modo generoso il ciclo indispensabile di alimentazione/concimazione. La sua ultima frase mi ricorda qualcuno: interfacciarsi... interfacciarsi... Così lo studio meglio: in effetti...., forse....., senza quella barbetta...

*Assessore all'Ambiente del Comune di Ravello

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