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Dai Comuni

Amalfitano replica a Di Palma: «I disastri non appartengono alla Fondazione ma a populisti e mestatori»

«Dite la verità alle persone, fate proposte, operate a favore di un progetto e non contro qualcuno o qualcosa, dimostrate di essere Ravellesi veri e autentici come lo furono i nostri progenitori che ci hanno consegnato un grande paese»

Scritto da (Redazione), lunedì 5 novembre 2012 08:05:46

Ultimo aggiornamento giovedì 8 novembre 2012 15:16:20

Non tarda ad arrivare la replica di Secondo Amalfitano alle imputazioni di Ravello nel Cuore circa l'attività della Fondazione Ravello. Una risposta articolata, dove il Segretario Generale dell'ente che organizza il Ravello Festival si rivolge direttamente a Ulisse Di Palma, capogruppo del sodalizio consiliare, spiegando, punto per punto, quella che è l'organizzazione e l'impegno messo in campo dall'organismo creato nel 2002.

«Quale Segretario Generale della Fondazione Ravello mi corre l'obbligo di rispondere ad un recente manifesto apparso sui muri della città, un manifesto pieno zeppo di presupposti sbagliati e, quindi, di conclusioni altrettanto sbagliate - esordisce Amalfitano -. Per amore di verità e di trasparenza forse è il caso di ricordare all'estensore del manifesto alcuni passaggi dello statuto della Fondazione Ravello, statuto, peraltro, che ben dovrebbe conoscere, in quanto da consigliere comunale, in tempi non sospetti, ne ha condiviso la ratio, l'impostazione, lo spirito, lo scopo e gli obiettivi. Non è dato sapere il motivo del cambiamento di pensiero di alcune persone, ma in un paese libero e democratico è un percorso assolutamente legittimo entro i limiti della decenza e della onestà intellettuale. Orbene lo statuto della Fondazione individua e stabilisce i poteri e le competenze del Consiglio di indirizzo e, quindi, dei Consiglieri di Indirizzo; sulla composizione del CdI, l'articolo 8 così recita:

"1. Il Consiglio Generale di indirizzo è composto, oltre che dal Presidente della Fondazione, da un numero massimo di quindici membri, dei quali nove sono nominati dai fondatori,

come al successivo comma 2, tra personalità dotate di comprovata capacità ed esperienza in riferimento alle attività della Fondazione, due sono nominati per cooptazione, come al successivo comma 3, i rimanenti membri potranno essere nominati dai soci ordinari.

2. Salvo diversa disposizione statutaria o regolamentare, per il fondatore Regione Campania il Presidente della Giunta nomina quattro membri, per il fondatore Comune di

Ravello il Sindaco nomina tre membri, per il fondatore Provincia di Salerno il Presidente nomina due membri.

3. I due membri da cooptare sono nominati da parte dei membri designati dai fondatori. La scelta dei membri da cooptare deve avvenire tra eminenti personalità italiane o straniere, così da assicurare l'equilibrata presenza di specifiche professionalità in riferimento ai fini e

alle attività della Fondazione."

Sulle competenze del Consiglieri l'articolo 9 così recita:

Competenze e deliberazioni del Consiglio Generale di indirizzo

1. Spetta al Consiglio Generale di indirizzo:

a) determinare le priorità, le linee programmatiche e gli obiettivi della Fondazione, verificandone i risultati;

b) approvare le eventuali modificazioni dello Statuto, nonché i regolamenti che si rendessero necessari per l'uso dei beni e l'attività di gestione;

c) nominare e revocare il Presidente e i membri del Consiglio di amministrazione;

d) nominare e revocare i membri del Collegio dei revisori dei conti;

e) approvare, entro il 30 aprile di ogni anno, il bilancio consuntivo relativo all'anno precedente;

f) approvare entro il 31 dicembre di ogni anno il bilancio preventivo relativo all'anno successivo, inteso come il piano delle attività da svolgere nell'anno successivo e i relativi

stanziamenti;

g) approvare lo statuto dell'Associazione Amici della Fondazione Ravello che si riterrà ventualmente opportuno costituire.

E' chiaro, quindi, che i membri del Consiglio di Indirizzo non rappresentano gli Enti che li hanno nominati, ma solo se stessi, le loro competenze, la loro "comprovata capacità ed esperienza in riferimento alle attività della Fondazione". Essi non sono e non devono essere legati a parti o partiti, non devono dare conto ad una maggioranza o ad una opposizione, essi devono dare conto solo alla loro coscienza e ai destinatari delle loro scelte, vale a dire ai cittadini di Ravello in prima battuta, ed a quelli del mondo in seconda e non secondaria battuta, atteso che, come anche l'estensore del manifesto ha più volte sostenuto, Ravello è patrimonio mondiale dell'umanità. I Soci della Fondazione, e gli Organi ad essi collegati, possono e devono valutare l'operato della Fondazione sulla base dei risultati raggiunti e non altro. Questo non è il parere del Segretario Generale della Fondazione Ravello, ma è il pensiero e la filosofia che l'allora Maggioranza del Consiglio Comunale di Ravello, della quale faceva parte l'estensore del manifesto, ha sancito e ribadito innumerevoli volte, fin dal momento della costituzione della Fondazione stessa. Cambiare idea è legittimo, basta dirlo, ma se qualcuno pensa che è sufficiente cambiare la propria idea per pretendere di cambiare atti, documenti e impostazioni di un progetto, c'è quanto meno qualche cosa di strano ed anomalo.

Nel manifesto si paventano fantasiose posizioni di "controllore di se stesso" in capo al Segretario Generale; niente di più falso e/o stupido sia sul piano giuridico che su quello morale. Molto semplicemente il CdA ha deciso di mettere in capo al Segretario Generale anche le mansioni di Direttore della Villa, nell'ottica del risparmio, dell'economia e dell'efficienza della Fondazione. I controlli c'erano, ci sono e ci saranno in capo agli stessi Organi che già li svolgevano prima, vale a dire il Presidente, il CdA, il Collegio dei Revisori dei Conti. Far intendere altro è ignoranza delle norme, o è malafede; delle due una.

Ho lasciato per ultimo il punto più discutibile dell'intero manifesto: la famigerata lettera che ogni tanto qualcuno riesuma, ammantandola di tinte fosche. Intanto dico subito all'estensore del manifesto, che può, in qualsiasi momento, chiedere di incontrare il Segretario Generale della Fondazione Ravello il quale sarà felicissimo di mostrargli tutte le lettere, gli atti, i conti, le corrispondenze, i contratti, insomma sarà felicissimo di aprirgli tutti i cassetti che vorrà, per dargli la possibilità, non come consigliere comunale, ma come semplice cittadino di Ravello, di verificare, controllare, studiare, tutto quanto ritiene, e poter valutare "quanto sta accadendo nella Fondazione Ravello" (l'attuale Segretario Generale della Fondazione Ravello, continua a non avere nei suoi ambienti di lavoro alcun cassetto o armadio chiuso a chiave, esattamente come faceva da Sindaco di Ravello. Questo i collaboratori dell'allora Sindaco e dell'attuale Segretario lo sanno benissimo).

Detto questo devo precisare che il Presidente On.le Prof. Renato Brunetta non ha secretato alcun che, men che meno lettere e atti. Probabilmente, poiché viviamo in un paese democratico regolato da leggi ben precise che tutelano il buon nome, la moralità e l'onestà delle persone, qualcuno, correttamente, ha pensato bene di non rendersi protagonista del reato di diffamazione. Il Presidente della Fondazione Ravello sta solo producendo ogni sforzo per garantire a questa realtà, che tanti ci invidiano, il massimo sostegno economico, morale, e di idee, nel solo interesse di Ravello e dei Ravellesi.

Dispiace vedere e leggere apprezzamenti e giudizi su queste persone, alle quali andrebbe testimoniato solo gratitudine ed apprezzamento, che sviliscono una realtà così importante a inciucio di paese o, peggio ancora, a piccoli interessi di parte e a contrapposizioni sterili che nuocciono al paese.

Ho il dovere, in chiusura, di stigmatizzare il comportamento estremamente corretto ed equilibrato che i membri del CdA e del CdI hanno avuto rispetto agli episodi lamentati nel manifesto; il tutto senza minimamente voler esprimere giudizi di tipo politico sul loro operato, e senza voler entrare nel merito di un sano dibattito amministrativo.

Questi i fatti e le verità che, ribadisco, potranno essere verificati da chiunque, il resto è esercizio che non ci appartiene».

Poi Amalfitano sveste i panni di Segretario Generale della Fondazione Ravello, parlando a Ulisse Di Palma da cittadino ravellese.

«Gli unici disastri li fanno i populisti e i mestatori - afferma -. Nella propria vita ciascuno dovrebbe distinguere i ruoli che gli appartengono ed evitare di confonderli e di confondersi. Scrivo questa nota quale semplice cittadino di Ravello proprio per non confondere i ruoli e per poter dire cose che il Segretario Generale della Fondazione non può e non deve dire, per rispetto a se stesso, alla carica, al ruolo, a quanti gli hanno dato fiducia, e, soprattutto per rispetto dell'etica e della deontologia che molti predicano ma non praticano. Solo per fare un esempio, senza alcun riferimento a fatti e persone reali, se una persona è medico e contemporaneamente è socio di un negozio di scarpe, non può e non deve intrattenere i suoi pazienti durante le visite mediche con sproloqui di ore sulla bontà delle sue scarpe e sulla scarsa qualità delle scarpe degli altri; non sarebbe morale e deontologico e svilirebbe contemporaneamente il medico ed il venditore di scarpe, con buona pace dell'ippocratico giuramento.

Il manifesto fatto affiggere dal gruppo consiliare "Ravello nel cuore" è un insieme di populismo e inesattezze che non giova a Ravello e ai Ravellesi. Non aiuta i cittadini a crescere culturalmente e, soprattutto, compromette il loro futuro perché attacca un'istituzione, la Fondazione Ravello, che serve al paese e che sta producendo benessere economico e sociale. I numeri della Fondazione Ravello lo dicono chiaramente e senza tema di smentita: oramai si può dire che la quasi totalità delle persone che vi operano è ravellese e tutto il mondo sta apprezzando questa Istituzione e le sue attività. Questi dati sembrano sfuggire solo a "Ravello nel cuore" che evidentemente non legge i giornali, non vede la tv, non naviga su internet, non partecipa agli eventi (non abbiamo mai visto l'estensore del manifesto partecipare ad un solo evento, sia che si trattasse di spettacoli, sia che si trattasse di conferenze stampa o di dibattiti culturali. Però, nonostante questo, non si esita a definire "disastrosa" l'attività della Fondazione e paventare gestioni occulte e poco trasparenti. Il tutto con una inversione di pensiero e di atteggiamento a 180° rispetto a qualche anno fa. Mi chiedo: a cosa dobbiamo questo mutamento di pensiero? L'estensore del manifesto nei suoi interventi usa toni e termini nei confronti di Amalfitano e Brunetta che definire offensivi è poco. Domanda: ma si riferisce a quelle stesse persone che pochi anni fa invocava come suoi sponsor, prima per la candidatura alle elezioni del Consiglio Provinciale e poi per la sua campagna elettorale? Si riferisce a quelle stesse persone che ha seguito per anni definendoli suoi riferimenti politici e di vita? Poiché una delle due la conosco benissimo e l'altra ancora meglio, posso affermare, senza ombra di dubbio, che nessuna di quelle due persone ha cambiato modo di agire e di operare, evidentemente altri hanno cambiato pensiero e atteggiamenti. Al di là di queste considerazioni mi permetto di ricordare a qualcuno dalla memoria troppo corta che per anni ho cercato di insegnare, con la testimonianza personale prima, e con l'esempio poi, che un buon amministratore deve imparare a dire NO ai suoi amministrati, deve imparare a parlare alla testa della gente e non alla pancia, deve imparare che non serve il populismo e la bugia: "o' miereco piatus face a chiaja fetente" dice il proverbio (per i non napoletani : il medico deve essere severo altrimenti uccide i pazienti). Ho cercato di far capire ai miei collaboratori che spesso i cittadini chiedono cose sbagliate o addirittura illegittime, in quel caso bisogna avere l'onestà e il buon senso di dire NO! e spiegarne i motivi; sicuramente nell'immediato un tale atteggiamento non paga, ma alla lunga è l'unico che genera consenso e apprezzamento. Altri atteggiamenti che fingono di accontentare sono dannosi per chi li attua e per chi li riceve. Ricordo a qualcuno, dalla memoria falsamente corta, che una sera in Piazza Lacco, gli dissi testualmente: da domani devi fare un esercizio che ti assegno, devi iniziare a dire almeno un NO a qualcuno, ed ogni giorno aumentare i NO. Ricordi? Io si e molto bene! E, con questo, ho tanti ricordi ancora che, quando vuoi, possiamo rinverdire, ma sempre in pubblico, in privato ho già dato.

Dispiace vedere quali risultati ha prodotto il mio operato da educatore e formatore di alcuni miei ex collaboratori. Dispiace davvero, e doverosamente faccio anche il mea culpa per non aver saputo trasferire loro principi fondamentali e basilari per un pubblico amministratore. Dispiace vedere persone, che hanno alzato la mano in Consiglio Comunale più e più volte per approvare e sostenere un progetto, sparare ad alzo zero sulla creatura che loro stessi hanno contribuito a concepire e a far nascere. Ripeto : è legittimo, e finanche giusto a volte, cambiare idea, ma lo è solo nei limiti della decenza e dell'onestà intellettuale.

Per alcuni anni ho deciso di tacere difronte ad attacchi gratuiti e violenti che da più parti mi venivano. L'ho fatto per contribuire alla distensione e sperando che, esaurita la sua carica aggressiva e schizofrenica, ciascuno dei denigratori di turno rinsavisse e si avviasse sulla strada del confronto civile e democratico; orbene, atteso che questo mio silenzio nella testa di qualcuno è stato visto e letto come atteggiamento di debolezza e acquiescenza, e che nessun risultato concreto ha prodotto, ho deciso di non tacere più e di rispondere colpo su colpo a questi signori che, con il loro fare, dire e scrivere, stanno danneggiando, prima ancora che me, il paese. Smettetela di raccontare fandonie alla gente, smettetela di agitare tempeste in un bicchiere d'acqua, smettetela di parlare attraverso i manifesti e siti telematici. Io per anni vi ho insegnato che i cittadini vogliono conoscere la verità, i fatti, vogliono il confronto. Quanti incontri, quante assemblee abbiamo fatto? Quante volte abbiamo mandato dossier a casa dei cittadini? Quante occasioni di crescita abbiamo provocato per i nostri studenti e ragazzi? Avete dimenticato proprio tutto? Pensate davvero che con la vostra "presenza virtuale" a Ravello aiutate il paese e portate avanti il dialogo con la gente? L'inverno è arrivato e c'è il tempo per dedicarsi a organizzare incontri e dibattiti, fateli, discutete dei problemi veri del paese, dite la verità alle persone, fate proposte, operate a favore di un progetto e non contro qualcuno o qualcosa, dimostrate di essere Ravellesi veri e autentici come lo furono i nostri progenitori che ci hanno consegnato un grande paese, il populismo lasciatelo agli altri che non hanno ruoli pubblici e che non hanno chiesto ai ravellesi il voto. Io ho cercato sempre di operare in modo tale che, chiunque mi avesse prescelto con il suo voto, potesse essere orgoglioso di me senza mai doversi vergognare. Forse non ci sono riuscito al 100% e me ne dispiaccio, ma al 99% si. Interrogatevi in coscienza e rispondete a voi stessi: Potete dire altrettanto?

Poiché non ho mai avuto scheletri nell'armadio - conclude Amalfitano - e poiché posso permettermi il lusso di affrontare chicchessia sul piano del confronto e del dibattito politico-amministrativo sulle mie azioni, anche all'estensore del manifesto, dottor Salvatore Ulisse Di Palma, dico:

Fai tutte le indagini che vuoi, accerta tutti i fatti, organizza un pubblico dibattito, invitami, e sarò felice di dimostrare a te e a tutti che nel mio operato ed in quello delle Istituzioni che mi vedono coinvolto non solo non ci sono disastri, ma c'è solo e soltanto gestione corretta, oculata, saggia, trasparente, onesta, nel solo interesse di Ravello e dei Ravellesi e giammai di quelli miei personali».

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