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Cultura, Eventi & Spettacoli

Jan Garbarek e il suo jazz "scultoreo" al Belvedere di Villa Rufolo

Scritto da (Redazione), venerdì 20 luglio 2012 11:45:17

Ultimo aggiornamento domenica 22 luglio 2012 10:05:02

Approda al Ravello Festival uno dei pilastri del jazz europeo. Uno dei più grandi sassofonisti che da quarant'anni entusiasma il pubblico con la sua musica definita da alcuni critici "di impatto scultoreo".

Perché il suono inconfondibile di Jan Garbarek non solo va ben oltre la dimensione convenzionale del jazz ma, secondo alcuni, si erge come monumento sonoro davanti all'ascoltatore. Artista schivo, che ama vivere lontano dai riflettori, Garbarek, col suo stile suadente e celestiale che è stato il vero grimaldello per la nascita e lo sviluppo dell'ambient-jazz, sarà protagonista sul Belvedere di Villa Rufolo sabato 21 luglio (ore 21.45) per uno straordinario debutto nella rassegna ravellese.

Jan Garbarek suonerà al Ravello Festival insieme al tastierista che lo accompagna da anni, Rainer Brüninghaus, al bassista brasiliano Yuri Daniel, special guest della serata, un autentico maestro delle percussioni, Trilok Gurtu, musicista indiano già partner privilegiato di mostri sacri come Pat Metheny, Joe Zawinul, Bill Evans, John McLaughlin e David Gilmore. Nello scenario mozzafiato di Villa Rufolo, la sua musica punterà dritto all'anima grazie anche alla straordinaria facilità con la quale Jan Garbarek compone e improvvisa rendendola ora giocosa ora seria, ma sempre intensa più che sentimentale.

Folgorato dalla musica jazz ad appena 14 anni, Garbarek comprò subito un libro per imparare a suonare il sassofono: "Quando ho potuto permettermelo ero veramente preparato e molto ansioso di suonarlo".

La passione nacque ascoltando alla radio John Coltrane, una scelta fortuita di modello. Ma il seguire le sue orme aprì a Garbarek nuovi orizzonti. Perché l'interesse di Coltrane per Ravi Shankar, ad esempio, lo avvicinò alla musica indiana nel 1963 e quindi alla possibilità di musica non occidentale. Fu dal Coltrane Quartet che il giovane musicista scandinavo imparò la dinamica della band e le relazioni tra gli strumenti.

L'apertura di Coltrane verso gli spiriti più liberi della New Thing attirò l'attenzione di Garbarek che si concentrò in particolare su Pharoah Sanders, Archie Shepp e Albert Ayler. La Scandinavia, in quel periodo, era un vero paradiso per i musicisti americani e Garbarek ebbe molte opportunità di ascoltare e imparare da alcuni mostri sacri dell'epoca. Oggi, le sue scelte sonore irradiano un appagante senso di pace senza, per questo, sfiorare la noia. Garbarek, che nei suoi concerti trasmette tensione positiva, lasciando spazio fondamentale al respiro, sfugge ai tentativi di chi vuol creare etichette e categorie musicali definite.

I suoi lavori - pubblicati su etichetta ECM - scalano normalmente le classifiche di jazz, classica e pop. I moltissimi dischi prodotti, i concerti nelle sale più importanti del mondo, la lunga collaborazione con Keith Jarrett e quella del tutto inedita con l'Hilliard Ensemble hanno dato al musicista norvegese una popolarità senza confini di genere. Il concerto è realizzato in collaborazione con BNL Gruppo BNP Paribas e alla Reale Ambasciata di Norvegia in Italia.

www.ravellofestival.com

info e biglietteria 089 858 422

Sabato 21 luglio, Belvedere di Villa Rufolo, ore 21.45
Jan Garbarek Group
featuring Trilok Gurtu, special guest
Debutta a Ravello il sassofonista norvegese, musicista di culto dei nostri tempi
Jan Garbarek, sassofono
Rainer Brüninghaus, tastiere
Yuri Daniel, basso
Trilok Gurtu, percussioni
In collaborazione con BNL Gruppo BNP Paribas
Ravello Festival ringrazia la Reale Ambasciata di Norvegia in Italia
Posto unico € 40

BIOGRAFIE

JAN GARBAREK
La storia ha acquisito, ripetendosi, un cast quasi leggendario, quando Jan Garbarek, a 14 anni, ascoltando alla radio John Coltrane, ebbe una sorta di illuminazione. Comprò subito un libro per imparare a suonare il sassofono: "Quando ho potuto permettermi il mio primo sassofono ero veramente preparato e molto ansioso di suonarlo". Coltrane era stata una scelta fortuita di modello, ma il seguire le sue orme aprì a Garbarek nuovi orizzonti. L'interesse di Coltrane per Ravi Shankar, ad esempio, avvicinò Garbarek alla musica indiana nel 1963, e quindi alla possibilità di musica non occidentale. Dal Coltrane Quartet, il giovane musicista norvegese imparò la dinamica della band e le relazioni tra gli strumenti. L'apertura di Coltrane verso gli spiriti più liberi della New Thing focalizzarono l'attenzione di Garbarek su Pharoah Sanders, Archie Shepp e specialmente Albert Ayler. Ma c'erano altre influenze in corso... La Scandinavia, in quel periodo, era un vero paradiso per i musicisti americani. Garbarek ebbe molte opportunità di ascoltare Dexter Gordon, Ben Webster e Johnny Griffin e di conseguenza di imparare da loro. Nel 1964 ha la possibilità di suonare con Don Cherry, il quale univa le tradizioni folk di tutto il mondo in un'unica varietà di Free Jazz. Molto importante, in questo periodo di formazione, fu il pianista e compositore americano George Russel, che si esibì con il gruppo di Garbarek al Molde Festival del 1965, invitando anche il giovane sassofonista diciottenne a suonare con la propria band: "Mi ha insegnato davvero tante cose. Non sapevo nulla di musica, ma lui continuava ad aver fiducia in me", Garbarek si immerse nel trattato Lydian Chromatic Concept of Tonal Organization di Russel e suonò uno dietro l'altro i dischi del compositore, alcuni dei quali sono stati pubblicati solo recentemente. Nel 1969 Manfred Eicher fonda la ECM Records e invita Garbarek a registrare per il nuovo marchio. Afric Pepperbird viene registrato a Oslo nel 1970 e proietta il giovane sassofonista nel panorama internazionale assieme ai membri della sua Band; in Norvegia, la critica si riferisce a Jan Garbarek, Terje Rypdal, Arild Andersen e Jon Christensen come a "The Big Four", i musicisti che hanno definito il significato dell'improvvisazione norvegese. Nel 1970 Garbarek trascende l'influenza di Coltrane e trasferisce nella sua musica nuove idee. Dei primi dischi usciti sotto l'etichetta ECM Garbarek ricorda Triptikon (1972) come punto di svolta. Inoltre, il disco contiene una prima prova di adattamento della musica folk norvegese, adattamento che si dimostrerà fondamentale negli anni successivi. Nel 1974 inizia la fruttuosa collaborazione con Keith Jarrett. Belonging and Luminessence viene registrato in una sola settimana. L'anno successivo, Jarrett presenta un brano realizzato insieme a Garbarek, Charlie Haden e a un'orchestra di archi. Il pezzo viene presentato per la prima volta al Carnegie Hall di New York. Contemporaneamente ai progetti di Jarett, il sassofonista ha co-diretto lo Jan Garbarek - Bobo Stenson Quartet, che ha registrato due album: Witchi-Tai-To e Dansere con i quali il gruppo si è affermato come una delle band più popolari d'Europa. Successivamente, Garbarek si ritira per un breve periodo dai concerti dal vivo per lavorare ad un progetto più intimistico, l'album Dis, che esce nel 1976 come primo volume di una trilogia che comprende anche Eventyr (1980) e Legend Of The Seven Dreams (1988). Molti di questi brani sono riflessioni sulla Norvegia, le sue luci e i suoi paesaggi, la sua tradizione folk. Tra gli anni '70 e '80 la Manfred Eicher continuava a unire musicisti, provenienti da varie esperienze, in speciali progetti che miravano alla scoperta reciproca, tra gli stessi musicisti, delle proprie capacità. Nel 1979 escono Magico e Folk Songs, del trio Jan Garbarek, Egberto Gismonti e Charlie Haden. Oltre al lavoro con EMC Garbarek ha composto diverse colonne sonore di film norvegesi, di programmi radio e TV, nonché di produzioni teatrali. Nel 1986 registra l'album solista All those born with wings. Le musiche per film e per teatro includono influenze non solo jazz, ma anche della musica classica e contemporanea. In un'intervista Garbarek ha parlato della sua passione per compositori come Haydn, Chopin, Mahler, Sibelius, Lutoslawski e Takemitsu; molte di queste influenze possono riscontrarsi nelle sue opere. Twelve Moons, infatti, contiene un adattamento di Grieg. Il progetto Officium, ideato dal produttore Manfred Eicher pone provocatoriamente le improvvisazioni di Garbarek nel contesto dell'Officium defunctorum di Cristobal de Morales e di altri brani di musica antica. "Gran parte del mio lavoro coinvolge artisti che provengono da culture diverse, e considero questa collaborazione con la Hilliard Ensemble come proveniente da una cultura diversa. Se non geograficamente, certamente in relazione al tempo. Nei nostri migliori momenti ho pensato che fossimo riusciti a creare qualcosa di nuovo, qualcosa di mai sentito prima. Qualcosa che prima non c'era è venuto alla luce." Officium si afferma in numerose classifiche come miglior album dell'anno per la musica classica, jazz, "indipendente" e pop, dimostrando di avere al tempo stesso un fascino, inclassificabile e universale, che non mostra, tutt'ora, segni di voler diminuire. Attualmente, il piano di lavoro di Jan Garbarek si divide tra le esibizioni nelle più importanti chiese del mondo insieme all'Hilliard Ensamble e in un'intensa attività di concerti con il Jan Garbarek Group. I membri del gruppo Rainer Brüninghaus, Eberhard Weber e Marilyn Mazur suonano con lui anche negli album Visibile World e Rites. Rites, il primo doppio album uscito con il nome di Jan Garbarek è una magnum opus di cui il titolo suggerisce i rituali, le iniziazioni, l'arcaico, il magico, ma anche i "riti di passaggio" e, nella scelta del materiale, l'artista riflette sugli episodi che hanno influenzato la sua vita. Nell'album è presente un tributo a Don Cherry, il musicista che per primo lo ha spinto ad esplorare il potenziale della musica folk. C'è la musica folkloristica del Nord, ma molte influenze provengono da ogni parte del mondo e l'album stesso comincia con una musica registrata da Garbarek in un villaggio indiano. In Rites si esibiscono il cantante georgiano Jansug Kakhidze, che suona la sua The Moon over Mtatsminda insieme alla Tbilisi Simphony Orchestra. In We are the Stars il sassofono di Garbarek accompagna le voci del Coro di Sølvguttene. Tuttavia egli rivisita anche il suo passato artistico, con nuovi arrangiamenti a It's Ok to listen to the gray voice e So mild the wind, so meek the water. Cinque anni dopo Officium Jan Garbarek ritorna, insieme alla Hilliard Orchestra, al monastero di S. Gerold per rinnovare il suo incontro con l'ignoto. Per Mnemosyne i musicisti cercano di evitare la dizione formulare. Laddove Officium era basato sui principi della musica antica, questa volta viene agevolata l'improvvisazione e la musica abbraccia grandi distanze. Il repertorio dell'album copre 22 secoli, dall'antica Peana Deifica di Ateneo all'Estonian Lullaby di Veljo Tormis, passando per frammenti folk del Nord e del Sud America e della Spagna e pezzi di Tallis, Dufay, Brumel, Hildegard Von Bingen, un salmo russo e una ballata scozzese del Sedicesimo secolo. Il potenziale di questa combinazione musicale è, a quanto pare, inesauribile. Nel 2001 la ECM ha chiesto ad alcuni tra i suoi artisti di comporre un'antologia di brani scelti all'interno della propria discografia, per creare una nuova collana chiamata rarum. A quel tempo la discografia di Garbarek era già così vasta che per lui questo progetto si poteva realizzare solo con un doppio CD. Jan ha dedicato uno dei suoi Selected Recordings a progetti propri, mentre il secondo raccoglie alcune delle sue ispirate collaborazioni con altri artisti, primo tra tutti Keith Jarrett. Altre collaborazioni importanti erano all'orizzonte. Dieci anni dopo Atmos, il bassista Miroslav Vitous bussa ancora alla sua porta. Insieme al produttore Manfred Eicher, Vitous aveva delineato un progetto per portare a compimento le basi gettate con l'album d'esordio Infinite Search, portando in un contesto contemporaneo gli elementi d'improvvisazione che lo caratterizzavano. In Universal Syncopations, Garbarek viene posto a capo di un cast stellare, che include Chick Corea, Jack DeJohnette, John McLaughlin e lo stesso Vitous. L'album vince diversi premi e viene citato tra i migliori dell'anno. Molti critici concordano nel dire che è un gran piacere sentire Garbarek suonare una musica che potrebbe essere definita senza ambiguità jazz, pur trattandosi di un blues magistralmente interpretato. Un'altra importante collaborazione è stata quella con la violista armeno-americana Kim Kashkashian, una delle musiciste chiave della New Series di ECM. Per anni Garbarek e la Kashkashian avevano incrociato le proprie strade, suonando, per esempio, con Eleni Karaindrou e Giya Kancheli. Poi un nuovo festival norvegese li unisce nell'omaggio a Tigran Mansurian, il più importante compositore contemporaneo dell'Armenia. Questo porta anche alla collaborazione di Garbarek a Monodia di Mansurian, in cui duetta con la Kashkashian in Lachrymae, un brano espressamente scritto dal compositore armeno per i due grandi musicisti. Mansurian aveva subito capito che le inflessioni "vocali" della viola della Kashkashian trovano una perfetta corrispondenza nel "grido" del sassofono di Garbarek. Questa idea è centrale anche nel penultimo album di Garbarek, In Praise of Dreams, (uscito nel settembre del 2004), che unisce un trio senza precedenti, ma abbastanza logico nell'odissea musicale del sassofonista. C'è qualcosa di assolutamente "sognante" nel suono di Garbarek, che gioca a rincorrersi con la viola di Kim Kashkashian; nei loro dialoghi gioiosi, puntellati dalle incalzanti percussioni tribali di Manu Katché, che fanno confluire rock, jazz e African beat. E nel 2009 l'etichetta tedesca ECM, ha pubblicato Dresden primo disco registrato dal vivo, con una band ricca di interessanti sfumature. Al pianoforte c'è infatti Rainer Bruninghaus, al suo fianco sin dal 1988; al contrabbasso Yuri Daniel un musicista brasiliano che risiede da tempo in Portogallo e che ha collaborato a lungo con la cantante Maria Joao; alla batteria il franco magrebino Manu Katche, un artista che può vantare le collaborazioni stilisticamente più varie dai Pink Floyd a Joni Mitchell e persino Pino Daniele; infine, alle percussioni, l'indiano Trilok Gurtu, una aggiunta di pregio in questa tournée per un artista che ha portato nel jazz i ritmi e le sonorità del suo grande Paese. Insieme, i cinque musicisti ripercorrono una parte del repertorio storico di Garbarek, rileggendolo in versioni sempre nuove ed avvincenti.

TRILOK GURTU
Un percussionista ai vertici del mondo, alle soglie dei 60 anni. Le tradizioni musicali del mondo occidentale e orientale sono sempre state strettamente collegate fra di loro, attraverso l'improvvisazione del percussionista Trilok Gurtu. Sin dall'avvento della scena musicale post-bop jazz, la padronanza dello strumento di Gurtu non è mai passata inosservata. Negli States, i critici musicali della rivista Downbeat lo hanno nominato "miglior percussionista" per ben tre volte, proclamando che "il mondo è il suo palcoscenico". In Europa, Jazz Magazine e Straight No Chaser hanno valutato una prospettiva molto simile, affermando che "la sua musica ha una qualità trascendentale e rimuove gli ostacoli che si trovano tra musica occidentale e orientale". Questo approccio eclettico è la chiave di volta per capire le sue innumerevoli collaborazioni con alcuni dei più grandi musicisti del mondo. Membro della band del trombettista Don Cherry's dal '76 al '78, Gurtu ha collaborato con musicisti influenti come chitarristi di area jazz come Philip Catherine, John McLaughlin, Ralph Towner, Pat Metheny e Larry Coryell, di area rock come David Gilmore, sassofonisti come Jan Garbarek e Bill Evans, il percussionista Nana Vasconcelos, il leggendario pianista Joe Zawinul e le celebri sorelle pianiste di musica classica Katia e Marielle Labeque. Trilok Gurtu è stato inoltre una delle colonne portanti della band jazz-fusion Oregon, dall '84 all '88. Trilok Gurtu nasce a Bombay nel '51 in una famiglia molto vicina alle arti musicali. Il nonno era un musicista di sitar molto rispettato e sua madre Shoba Gurtu (morta nel 2004) è stata tra le più celebri cantanti che l'India abbia mai avuto. In un ambiente così Trilok non poteva non avere una carriera musicale di tutto rispetto, e la strada verso il successo era comunque già da tempo indirizzata verso l'uso degli strumenti a percussione. Oggi, Gurtu ricorda come "la mia intera famiglia suonava strumenti armonici, praticava la danza ed il canto. Io e mio fratello Ravi eravamo gli unici percussionisti, anche se non eravamo molto sicuri di quello che stavamo facendo. Mia madre mi raccontava che, quando avevo tre o quattro anni, aveva un percussionista che era sempre in ritardo, o che non veniva del tutto. Mio padre un giorno mi dice: Trilok batti il tamburo sul tavolo per tutto il tempo. E così dovevo accompagnare mia madre, con quel modo ovviamente così infantile di suonare. Avevo già scelto il mio strumento - o lo strumento aveva scelto me. Ho imparato così molte canzoni di mia madre, con l'uso delle sole percussioni." Si stava già formando un talento artistico, espresso al massimo solo più avanti nel tempo. Decide quindi di estendere il suo armamentario di tabla, congas, bongos e tamburi e forma quindi una band di sole percussioni con il fratello. Nel frattempo incontra il sound di John Coltrane e Jimi Hendrix e rimane folgorato. Nei '70, dopo aver girato in lungo e largo Europa ed America con la cantante indiana Asha Bhosle, dopo aver suonato anche con Charlie Mariano e Embryo, si unisce alla band di Don Cherry in Svezia, incontro che ancora oggi resta per lui fondamentale, riconoscendo in Don Cherry la sua più forte ispirazione musicale. A partire dal '77, si unisce alla Family of Percussion con i quali registra tre dischi, l'ultimo dei quali, "Here Comes The Family" insieme ad Archie Shepp, ed inizia a lavorare con innumerevoli musicisti jazz. Nella metà degli '80, entra a far parte degli Oregon, pionieri dell'Etno-Jazz, seguendo le orme di Collin Walcott, che aveva avuto un incidente mortale. Nell'88 Trilok si presenta con la sua band, da leader, e pubblica il suo debutto discografico: "Usfret". Alcuni giovani musicisti asiatici, come Talvin Singh, Asian Dub Foundation e Nitin Sawhney, celebrano ancora quel lavoro come principale influenza musicale e vedono in Trilok il principale mentore artistico. Insieme a Ralph Towner, Don Cherry, Shankar e sua madre Shoba scardina la definizione di world music, come era intesa sino ad allora, grazie ad un intreccio armonico e ritmico molto complesso. E profondamente innovativo. Nello stesso anno incontra la Mahavishnu Orchestra ed il suo leader, JohnMcLaughlin, diventando, per quattro anni, parte integrante del John McLaughlin Trio. Nel '93, Trilok porta in tour una formazione in trio, con Joe Zawinul e Pat Metheny, per supportare l'uscita di "The Crazy Saints", disco bellissimo con una line up già allora leggendaria: oltre i già citati musicisti, troviamo Louis Sclavis, Daniel Goyone e Shobha Gurtu. Il risultato è soprendente, una delle fusioni più riuscite tra i ritmi ed i canti indiani da una parte con elementi di modern jazz rock dall'altra. L'accoglienza del pubblico è così grande che la musica di Trilok Gurtu solista sbarca negli States per un lungo tour coast-to-coast e per più di quaranta date in Europa. Le esibizioni live continuano di anno in anno, confermando la presenza di Trilok Gurtu nelle più importanti città europee ed americane. La sua band, The Glimpse, costituita nel '96 e cresciuta all'interno della tradizione musicale indiana, è ormai arrivata ad una musica atemporale e cosmopolita. Globale. Si accorge del suo talento anche il nostro Ivano Fossati, che lo coinvolge nelle registrazioni di "Lindbergh: Lettere da sopra la pioggia" (nel '92) e successivamente in "Macramè" (nel '96), dando il suo originalissimo contributo a due tra le più belle pagine musicali della nostra canzone d'autore. Alla fine dei '90 Trilok Gurtu calca i palcoscenici più prestigiosi, i festival dove si esibiscono le grandi rockstar, come Bob Dylan, Eric Clapton e REM, così come i suoi "colleghi" della world music come Youssou N'Dour, Baaba Maal, Cesaria Evora e Salif Keita. "Kathak" ed "African Fantasy" arrivano tra il '98 ed il 2000, come summa artistica di tutte le esperienze live. A poco a poco la sua world music muta forma, si modella in un nuovo sound, forgia sempre più un'arte musicale all'interno della quale la percussione rimane la guida fondamentale, ma pone il fianco alla forma canzone, perdendo sempre di più il valore di musica tradizionale legata ad un particolare paese, di world music in senso classico. Per questi lavori coinvolge cantanti come Neneh Cherry, Salif Keita, Angelique Kidjo e Oumou Sangaré. Nel 2001 arriva "The Beat Of Love", prodotto tra New York e Londra da Wally Badarou. Anche qui impressionante è la schiera di musicisti che prendono parte alle registrazioni: John McLaughlin, Pharoah Sanders, Nitin Sawhney, Lalo Schifrin, Gilberto Gil, Bill Laswell ed Annie Lennox. L'uscita di "Remembrance" del 2002 segna una tappa fondamentale per Trilok. Gli ospiti Shankar Mahadevan, Zakir Hussain, Ronu Majumdar e Shobha Gurtu esprimono al massimo il loro rispettivo talento. Recensioni entusiasmanti a Londra per il Times, Daily Express, Guardian, Q, Songlines e FRoots. "Remembrance" segna con il fuoco il suo marchio di fabbrica. E' il punto di non ritorno. I numerosi concerti in tutta Europa e in particolare in Scandinavia, portano questo disco alla nomination per il BBC World Music Awards e per un Emma Award. Tra gli spettacoli più importanti di quell'anno spiccano quelli dell'Hyde Park di Londra per la Regina e a Bombay nel concerto con Youssou N'Dour e Baaba Maal per i 70 anni dei Bbc World Services. Il 2003 vede Trilok Gurtu esibirsi in quartetto, trio e come solo-artist. Ma si spinge ancora più in là, verso l'orchestra. La sua prima collaborazione in questa nuova veste arriva nell'ottobre di quell'anno, a Colonia, con la prima mondiale di "Chalan" scritta in in esclusiva per lui da Maurizio Sotelo. Altre presenze di Trilok Gurtu degne di nota sono quelle con Dave Holland, in Sardegna, e Shankar Mahadevan alla Citè de la Musique a Parigi. Ma l'evento più spettacolare di quell'anno è di scena a Copenaghen per "The Images of Asia Festival", dove orchestra un concerto della propria band con Samul Nori (percussionista coreano) e Huun Huur Tu (cantanti della Mongolia). Tutto questo su un palco galleggiante nel porto di Copenaghen, e al tramonto. Il 2004 è l'anno di "Broken Rhythms", seguito da un tour di dieci date in Norvegia e più del doppio in Francia. Come in tutti i dischi di Trilok , l'accento è sul senso del ritmo e sul drumming. Spiccano qui le collaborazioni con Huun Huur Tu, il leggendario Gary Moore e gli italiani dell'Arkè String Quartet, guidati da Carlo Cantini, che produrrà anche il nuovo album "Massical", pubblicato nel maggio 2009 con tanti ospiti di rilievo come Jan Garbarek e Sabine Kabongo delle Zap Mama. Durante gli ultimi anni ha avuto numerose collaborazioni di progetti live con Paolo Fresu e Omar Sosa nonché con il gruppo di Jan Garbarek e ha registrato album con diversi artisti di calibro internazionale. Trilok Gurtu - Intensità ritmica, improvvisazione e virtuosismo ai massimi livelli, per una musica senza confini e senza etichette.

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