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Cronaca

Scurati su La Stampa: «Fiamme a Positano, un crimine contro l’umanità» /FOTO

Scritto da (Redazione), mercoledì 29 agosto 2012 13:39:39

Ultimo aggiornamento sabato 1 settembre 2012 09:43:58

di Antonio Scurati, La Stampa - Positano, assediata dalle fiamme, appartiene alla Costiera Amalfitana. La Costiera Amalfitana è, secondo l'Unesco, patrimonio dell'umanità (appartiene, cioè, all'umanità).

Chi ha appiccato l'incendio ai boschi soprastanti Positano ha, dunque, commesso un crimine contro l'umanità.

Il sillogismo è perfetto. Il delitto è bestiale. La misura è colma.

Sto, dunque, con questo sillogismo perfetto proponendo di riformare il codice penale in modo da classificare l'incendio doloso di pregiati patrimoni naturalistici e paesaggistici come crimine contro l'umanità? Sì, lo sto proponendo e, mentre lo propongo, mi costerno e mi vergogno. Sono, infatti, perfettamente consapevole di quali delitti immensi e atroci, immensi e atroci nella loro specificità incomparabile, siano quelli inclusi nella delicatissima fattispecie giuridica dei «crimini contro l'umanità» e so anche quale lungo, tortuoso, terribile itinerario storico e giuridico sia stato percorso per giungere alla definizione di tale reato.

Eppure in me, in tanti di noi, c'è qualcosa che urla vendetta contro questo radioso cielo di un azzurro nitore settembrino, contro questa icona dell'antica, civilissima, ineguagliabile bellezza mediterranea, contro questo splendore solcato dai rotori degli elicotteri antincendio.

Quella civiltà nata proprio in questa culla prescrive che al crimine si opponga la giustizia non la vendetta, impone che le pene siano giuste non esemplari - lo so, tutto questo io lo so - eppure sento che è nostro preciso dovere, di noi uomini e donne che in questo preciso istante calcano questa terra in fiamme sotto questo cielo scosso, dare ascolto e, soprattutto, dare seguito a quella voce che in noi urla vendetta per ottenere giustizia.

Mi perdoneranno i lettori de «La Stampa» questi toni accorati, mi perdoneranno, se possono, forse anche certi spropositi ma il fatto è che io in questo momento sono qui. Mentre scrivo sono qui. Sono nella foto, la foto che ritrae l'antico borgo marinaro di Positano circondato dalle fiamme in cui incenerisce la sua bellezza che già diede luce (ben altra luce) al mondo. Sono qui e ho nelle narici l'odore che mandano i boschi di castagni, di ontani e i coltivi di limoni, vite e ulivi arsi dalle fiamme. Sono stato qui tutto agosto e quel puzzo di bruciato l'ho avuto nelle narici per settimane.

E, più ancora, sono qui da tutta una vita, una vita baciata dalla fortuna di aver avuto in questa terra il paradiso della mia infanzia. Quel puzzo di roghi in tempo di pace l'ho avuto nelle narici fin da bambino, estate dopo estate, anno dopo anno, scandito sul calendario della mia esistenza di uomo con la cadenza infallibile del fatalismo sacrilego: prima viene la festa del Santo e poi, immancabilmente, l'incendio dei boschi. E non ci sono più parole per dire il dolore non perché il dolore sia muto ma perché le abbiamo già spese tutte (io stesso su questo stesso giornale provai in un'altra estate a raccontare il dolore causato dagli incendi sopra Ravello, l'altra perla della «Divina Costiera»).

E non c'è nemmeno più bisogno di analizzare le cause, indagare le dinamiche alla ricerca dei colpevoli (le conosciamo già tutte, spesso le persone del luogo conoscono perfino le identità dei piromani e sanno anche che in molti casi sono interessi economici miserevoli a mandare letteralmente in fumo beni inestimabili). Ora è tempo di agire. Dobbiamo riscuoterci da questo incubo di atavismo feroce e sottosviluppo.

Qualcuno ha scritto che l'unico delitto imperdonabile è quello contro la speranza. Verissimo. Mi permetterei di aggiungere alla lista degli imperdonabili anche il delitto contro la bellezza. Non è sempre vero, ma in casi come questo le due cose vanno insieme. Siamo italiani, siamo meridionali (d'Italia o d'Europa), siamo mediterranei (giù nel Golfo di Salerno come su in Langa). Una certa idea di bellezza, scolpita nel tempo e coltivata dalle generazioni, è quasi tutto ciò che abbiamo.

Proprio per questo motivo sta a noi, noi creatori di quell'idea di bellezza che coincide con un'idea di civiltà, noi spregiatori e traditori di quella stessa bellezza, creare ora una forma giuridica e civica che combatta il crimine contro la bellezza. Alziamoci in piedi, per Dio, e inventiamoci qualcosa.

Lo dobbiamo a noi stessi e ai nostri figli. L'umanità cui la Costiera Amalfitana appartiene è la comunità composta da tutti gli uomini di ogni epoca: dai morti, dai vivi e perfino dai non ancora nati. Quest'ultimo gruppo, non dimentichiamolo, è quello di gran lunga più numeroso (lo affermo senza tema di smentita non perché sia necessariamente vero ma perché se smettiamo di crederlo ci poniamo, a mio modo di vedere, fuori dall'umanità).

Ieri ero a Ravello. Ho portato mia figlia a conoscere Villa Cimbrone, uno dei posti più belli del mondo (e affermo anche questo senza tema di smentita). Perfino a tre anni la bambina sembrava cogliere tutto il sottile fascino di quel capolavoro di civilizzazione che è Villa Cimbrone. Ne era rapita. Poi, d'un tratto, è corsa verso di me in lacrime. «Babbo, ho paura». Sopra di noi volava, basso come una maledizione, un elicottero della Protezione civile.
Uno scenario di guerra. E che gente siamo noi che, nati, cresciuti e riprodotti in tempo di pace, ci rassegniamo a crescere i nostri figli in scenari di guerra!?

«Ho ancora nel naso l'odore che mandava il grasso bruciato sulla canna della mitragliatrice arroventata». Più o meno con queste parole - cito a memoria - iniziava «Il sergente nella neve», il memorabile racconto che Rigoni Stern ci diede di uno dei più terribili inverni vissuti in divisa da alpino nel secolo scorso dalla nostra gente in tempo di guerra. Non posso tollerare l'idea che in futuro mia figlia, rievocando le estati della sua infanzia vissute in tempo di pace, debba dire di avere ancora nel naso l'odore che mandano i castagni e i limoni bruciati da piromani in costume da bagno sulle falesie a picco sul mare sopra Positano.

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