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Chiesa

Sant'Andrea di giugno, quando Amalfi fu salvata dagli attacchi turchi

Scritto da (Redazione), lunedì 26 giugno 2017 10:51:58

Ultimo aggiornamento giovedì 27 giugno 2019 07:43:57

di Sigismondo Nastri

La festa di domani, ad Amalfi, ci riporta al 1554, quando imperversava lungo le nostre coste il pirata turco Khair-ad-Din, detto Barbarossa. Egli, dopo aver saccheggiato Ischia e Procida, si stava trasferendo nel golfo di Salerno, "nutrendo eguale disegno di rapina e di distruzione. Ma mentre in quel solstizio estivo il mare era placido e tranquillo - scrive lo storico Matteo Camera -, questo cominciò verso sera a rubbolare, e gradatamente ingrossando, commutossi in sì fiera ed orribil tempesta da mandare a male la flotta ottomana". In un documento, redatto dal notaio Berardo Battimelli di Ravello, si racconta che, all'alba del 27 giugno, le navi di Barbarossa erano davanti alla costa, pronte ad attaccare. La gente, colta dal panico, invocò la protezione dell'apostolo Sant'Andrea. Amalfi sarebbe stata messa a ferro e fuoco se non si fosse scatenata una violenta tempesta, che portò scompiglio tra gli assalitori (la falca di uno di quei vascelli è esposta ora nel museo della cattedrale). Scampato il pericolo, si gridò al miracolo. E da allora, con l'approvazione della Santa Sede, iniziarono i festeggiamenti in corrispondenza con quella data.

La processione, come al solito, partirà dalla sommità del duomo al calare del tramonto: sfileranno le organizzazioni cattoliche, le rappresentanze delle antiche congregazioni, il clero. La statua argentea del santo, pregevole opera d'arte del ‘700, sarà seguita dal gonfalone municipale, dalle autorità, dalla banda musicale. La Schola cantorum ne accompagnerà le note col canto: "O di Amalfi protettore, Sant'Andrea nostro duce, / spicca un raggio di tua luce nostre menti ad illustrar. / Vibra un dardo del tuo amore pei tuoi figli in mezzo al seno / e del fuoco in un baleno bruci ognun di carità. / Dalla culla t'invocammo innocenti pargoletti / oggi i voti e i nostri affetti a te son rivolti ancor. / Vieni e siedi sulla prora dei navigli amalfitani / e dai lidi assai lontani giunga salvo ogni nocchier. / Pescator di Galilea, benedici ogni mattina / e le reti e la marina e la barca e il pescator. / Calma il mare procelloso, fuga i morbi, il nembo e il tuono / del tuo nome al dolce suono nostro insigne protettor".

Una bella descrizione dell'avvenimento la trovo nel libro di A. t'Serstevens "La fête à Amalfi": "La scalinata è ricca di colori come una voliera. Si vede ancora un immenso ombrellone, a forma di cono, con delle strisce verticali gialle e viola, retto da paggi in seta rossa gallonati d'oro; più alto, il baldacchino, a otto aste coronate di piume e tutto di raso bianco; e sotto l'atrio, gli stendardi nazionali sostenuti da signori in redingote".

Il lungo corteo, sicuramente, attraverserà le vie tra due ali di folla. I turisti si daranno da fare per catturarne, con le telecamere, le macchine fotografiche, i videofonini, le immagini più suggestive. Il rientro del prezioso simulacro avverrà ancora una volta di corsa: giunti ai piedi dell'imponente scalinata del duomo, i portantini, coadiuvati da decine di volontari, affronteranno in velocità la salita in un'atmosfera di suspense e di assoluto silenzio, che subito dopo sfocerà in un prolungato applauso. Si tratta di un momento spettacolare, emozionante, che certamente contrasta con la compostezza e il raccoglimento in preghiera che caratterizzano le altre fasi della processione. Per quanto mi riguarda, sono contrario alla corsa, che non ha niente a che vedere con la fede (rassomiglia piuttosto alle fasi conclusive di una corrida), e lo dichiaro a voce alta, anche a costo di farmi dei nemici.

Ad Amalfi il culto di Sant'Andrea risale al tardo Medio Evo, quando la città aveva una posizione preminente nei traffici commerciali sulle rotte del vicino Oriente. Il cardinale Pietro Capuano, patrizio amalfitano, inviato dal Papa Innocenzo III come suo rappresentante alla quarta crociata, riuscì ad impossessarsi delle sue venerate spoglie e l'8 maggio 1208 le consegnò alla chiesa cattedrale, dove furono collocate nella cripta.

Dal 29 novembre 1304 è documentato il miracolo della "Manna": un liquido - al quale si attribuiscono proprietà taumaturgiche (è una reliquia che porto sempre con me, nel portafoglio) -, che trasuda dal sepolcro e viene raccolto in apposite ampolline. "La fama di Amalfi come pia meta di pellegrinaggio - nota Dieter Richter - crebbe decisamente allorquando per tutta Europa si sparse la notizia che nella cripta del Duomo le reliquie del Santo secernevano un olio miracoloso chiamato manna. Amalfi, nella letteratura degli inizi dell'età moderna, diventa la città di Sant'Andrea e del suo olio miracoloso: Il Divo che di manna Amalfi instilla (Tasso, 1593)". La tradizione vuole che anche San Francesco d'Assisi sia venuto ad inginocchiarsi davanti alle reliquie dell'apostolo.

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