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Chiesa

Ravello, liquefazione Sangue San Pantaleone c'è ma non è limpida /FOTO

Scritto da (Redazione), mercoledì 27 luglio 2016 13:22:48

Ultimo aggiornamento mercoledì 27 luglio 2016 13:24:38

Anche quest'anno l'atteso fenomeno del miracolo della liquefazione del sangue di San Pantaleone, patrono di Ravello si è manifestato, ma in una forma ben visibile, ma non limpidissima come in altre occasioni. Oggi, nel giorno che ne ricorda il martirio avvenuto nel 305 d.C. a Nicomedia, la reliquia si presenta con lo strato superficiale biancastro, tendente al giallognolo, mentre quello intermedio schiarito, rosso rubino, a partire dalla parte laterale destra. Un fenomeno quasi sempre costante che in altre occasioni si è manifestato anche in maniera più tenue.

Il Sangue di San Pantaleone è custodito in un'ampolla in vetro dalla forma tonda e schiacciata, cinta da una doppia fasciatura in argento dorato, decorata con volute fogliacee e trafori esalobati, che si innesta su una piramide esagonale, probabilmente eseguita in una oreficeria napoletana durante il periodo aragonese. Nella parte superiore, invece, il lungo collo è sormontato da una statuina barocca raffigurante il santo medico con il Vangelo ed un ramo di palma unito alla corona imperiale, simbolo del martirio e della gloria. Dal 1661 è posta sull'altare della cappella della navata destra del Duomo e da più di tre secoli non può essere toccata o sfiorata perché protetta da due grate di ferro.

Il plasma occupa circa la metà dell'ampolla sulla superficie esterna del reliquiario: scuro e ben demarcato risulta essere lo strato inferiore dov'è depositato sangue commisto a terriccio e/o sabbia (la leggenda vuole che dopo il martirio alcuni fedeli presenti raccolsero il sangue del Santo da terra e lo riposero in un'ampolla).

In superficie il Sangue si presenta con alcune crepe e la comparsa di epifenomeni che anticipano e continuano con la liquefazione, l'ebollizione e la fluttuazione. Non è da escludere che entro stasera il plasma possa assumere un colore rosso rubino e liquefarsi totalmente. E dire che il Sangue di San Pantaleone per la maggior parte dell'anno permane ad uno stato denso scuro ed opaco, quasi solidificato.

Un fenomeno, quello della liquefazione, in contraddizione con dati fisici chimici e biologici e che per secoli ha messo a confronto religiosi e scienziati. Secondo la scienza medica è impossibile conservare la fluidità del sangue al di fuori dell'organismo umano: ciò in contrasto con quanto sappiamo scientificamente (coagulazione, putrefazione, essiccamento). E per alcuni studiosi, tra i quali il cardiologo ravellese Salvatore Ulisse Di Palma, non vi sono relazioni tra il "miracolo" e la temperatura esterna. Ma il processo di mutamento dello stato del Sangue di San Pantaleone pare si verificasse già a Costantinopoli, dove è documentato dal 1057.

La mancanza di altri documenti, però, non ci consente di stabilire con esattezza come la reliquia sia pervenuta a Ravello. La leggenda vuole che l'ampolla contenente il Sangue di San Pantaleone giunse nella città della musica tra l' XI ed il XIII secolo, quando i Ravellesi, con Amalfitani e Scalesi, intrattenevano relazioni commerciali straordinariamente intense con l'Oriente e particolarmente con Costantinopoli, capitale dell'Impero e, con Antiochia, capitale della Siria.

Ma a Ravello, del processo della liquefazione questo processo, si apprende solo nel 1577."Il sangue miracolosamente si scioglie dai primi vespri della festa che si celebra solennemente ogni anno (27 luglio ndr) e rimane così per tutta l'ottava fino al tramonto di alcuni giorni dopo".

Così scriveva il Vescovo Paolo Fusco in una visita pastorale nel settembre di quello stesso anno. La costruzione della nuova cappella cominciò sotto l'episcopato di mons. Michele Bonsi (1617-1623), mentre la definitiva traslazione della reliquia, che in origine era custodita a sinistra dell'altare maggiore, avvenne il 16 maggio 1661 con una solenne cerimonia presiduta dal Visitatore Apostolico Onofrio De Ponte, vescovo di Lettere. Nel 1695, monsignor Luigi Capuano, patrizio napoletano di origini amalfitane, ordinò che fosse celebrata nella terza domenica di maggio la festa della traslazione con rito doppio. Il sangue, dopo essere stato esposto alla venerazione con le altre reliquie, fu portato in processione per la Città, col suono continuo delle campane, per poi essere riposto nel nuovo reliquiario, costruito appositamente ed ornato.

Il miracolo della liquefazione è avvenuto eccezionalmente anche in occasione della festa della traslazione nel 1718.

Nel 1759 il canonico Lorenzo Risi, tesoriere della cattedrale, avvicinò incautamente la verga con il cero provocando la frattura dell'ampolla. Allora, temendo che il sangue potesse fuoriuscire, il sacerdote fece voto della realizzazione a sue spese di una statua a devozione del santo, eseguita in quello stesso anno da Nicola Schisano, proveniente da una celebre famiglia napoletana di argentieri e intagliatori. Simulacro che ancora oggi viene portato in processione per le vie del centro storico.

Nelle ore pomeridiane del 21 maggio 1922 si verificò la liquefazione "a metà" del prezioso sangue, e il popolo colse in quel segno straordinario, una visibile approvazione data dal patrono, all'arrivo della luce elettrica presso la Basilica, inaugurata proprio in quel giorno.

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