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Chiesa

Ravello, al via celebrazioni per 300 anni da morte del Beato Bonaventura /PROGRAMMA

Scritto da (Redazione), giovedì 22 settembre 2011 13:41:50

Ultimo aggiornamento venerdì 23 settembre 2011 19:51:41

Ravello si appresta a celebrare il terzo Centenario della morte del Beato Bonaventura da Potenza, avvenuta il 26 di ottobre del 1711 in una cella del Convento di San Francesco a Ravello. Sabato 24 settembre 2011, alle ore 19,30, presso l'antico convento di Ravello, il Padre Guardiano della religiosa comunità francescana ravellese, Fra Antonio M. Petrosino, darà pubblica lettura del programma celebrativo dell'Anno Giubilare indetto proprio per l'occasione.

«Carissimi - si legge nella lettera scritta per la circostanza -, dopo l'Ottavo Centenario della conversione del Serafico Padre san Francesco (1209-2009), un altro evento di grazia - assieme naturalmente all'Ottavo centenario della consacrazione a Dio da parte di santa Chiara di Assisi - si appresta a vivere l'intera Provincia Religiosa dei Frati Minori Conventuali di Napoli, ossia il 3° Centenario del dies natalis (1711 - 26 ottobre - 2011) di uno dei suoi figli più illustri per santità di vita: il Beato Bonaventura da Potenza.

Certo, sono passati trecento anni dalla sua morte eppure - sembra stano a chi non crede - sono tanti coloro (confratelli dei conventi in cui il Beato dimorò, gente semplice e dotta dei luoghi in cui egli visse, pellegrini e devoti tutti) che sentono ancora nostalgia di lui. Si tratta sicuramente di un santo del passato la cui fedeltà al Vangelo lo rende però ancora attuale tra noi. Riflettere sulla sua persona e sul suo messaggio non è quindi mai inutile. Anzi, c'è sempre qualcosa da imparare da chi ci ha preceduti nel tempo e nel cammino di fede.

In questo anno giubilare o bonaventuriano (2011-2012), come singoli e come comunità (religiose, parrocchiali e civili), vogliamo principalmente concentrare la nostra attenzione - avendo precedentemente preso in considerazione il suo essere uomo di Dio - su un aspetto importante della sua vita religiosa e sacerdotale: l'amore ai fratelli. Il desiderio di essere frate e poi sacerdote, maturato già in tenera età, ha portato il Beato Bonaventura da Potenza, giorno per giorno - sull'esempio di Gesù buon Pastore - a dare la vita per i fratelli. Egli aveva capito, attraverso le cose piccole e quotidiane della vita, che la vera misura dell'amore - come afferma sant'Agostino - è amare senza misura. Cioè, senza calcoli, senza interessi personali e senza pregiudizi. Chi veramente ama il Signore e osserva fedelmente la sua legge non può ignorare l'uomo. L'amore verso Dio esige come sua concretizzazione l'amore verso il prossimo.

Chi, consapevole dei propri limiti, si pone in ascolto attento delle parole di Cristo e segue docilmente il divino Maestro, è trasfigurato da un amore che tutto sopporta, tutto comprende e tutto vince (cfr. 2Cor 12). L'insegnamento che traiamo dall'esperienza dei santi, è che l'amore per il prossimo come la qualità stessa del servizio che hanno reso agli altri, nascono e dipendono dall'accostamento sincero e obbediente alla Parola divina. Quanto è importante anche per noi, cristiani del terzo millennio, ascoltare la Parola e incarnarla nella propria esistenza.

Il Beato Bonaventura, da questo punto di vista, non è un supereroe, ma un uomo semplice che ha dovuto faticare non poco nella lotta contro il proprio io, prima di intraprendere il cammino che conduce alla piena libertà. Egli, nonostante le umane fragilità, mediante un graduale discernimento, ha sempre avuto le idee chiare: amare Dio vivendo per gli altri. Le sue giornate non erano caratterizzate solo dalla preghiera - ci dicono sempre i biografi - ma anche da concreti gesti di amore verso tutti. Il suo altruismo non era pura filantropia, ma profonda carità. Un amore che trovava un solido fondamento in Cristo buon samaritano.

I Santi, con la loro vita e la loro testimonianza di fede, continuano ad essere un punto di riferimento per tanti battezzati. Il Romano Pontefice Benedetto XVI, per circa due anni, nella catechesi settimanale del mercoledì, ci ha parlato proprio di essi. Ci ha invitato prima di tutto a conoscerli e poi ad imitarli nella sequela Christi. I Santi, al di là del tempo e delle loro umane debolezze, sono stati e lo sono tuttora un dono di Dio alla Chiesa e al mondo. Attraverso di loro il Signore ha parlato al cuore del suo popolo per correggerlo, per consolarlo e per indicargli la via giusta che conduce alla vera felicità. Tra questi, con gioia, ricordiamo appunto il Beato Bonaventura da Potenza, umile figlio della terra lucana e apostolo itinerante di quella campana.

Dovunque egli si è recato in nome dell'obbedienza, è rifiorito il dono prezioso della fede nel cuore della gente. L'amore in cui il Beato Bonaventura ha creduto e per il quale si è messo gratuitamente al servizio degli altri, ha attirato poi su di sé l'attenzione di non pochi credenti e di quelli che generalmente consideriamo lontani dal Vangelo. L'amore da lui predicato e praticato fino al dono totale di sé, è non solo la via per una nuova evangelizzazione ma anche per un nuovo umanesimo.

L'anno giubilare che ci accingiamo a celebrare con gioia, se da una parte rappresenta per noi religiosi l'occasione buona per una ulteriore ed approfondita verifica personale e comunitaria della propria vita alla luce del Vangelo, dall'altra offre a tanti battezzati la possibilità di interrogarsi serenamente sulla propria identità cristiana e sulla propria testimonianza di fede e di carità, ripensando seriamente al contributo da offrire per il miglioramento e per il bene della società.

Solo l'amore cambia il mondo. Questa frase non è il titolo di una poesia o il ritornello di una canzone né tantomeno lo slogan di qualche manifestazione. È il sogno di Dio per l'umanità di ogni tempo e di ogni luogo, di cui era pienamente convinto anche il Beato Bonaventura. Spesso in certi ambienti o tra alcune persone si respira uno forte pessimismo sulla possibilità di cambiare la vita degli uomini, rinchiudendosi così nel proprio piccolo orizzonte. Ma non possiamo salvarci senza gli altri. Da soli non ci si salva. Significative al riguardo, sono alcune autorevoli parole di Benedetto XVI quando afferma: «Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità, indipendentemente da strategie e programmi di partito". È un invito rivolto a ciascuno di noi perché "facciamo il bene adesso e in prima persona». (BENEDETTO XVI, Deus caritas est. Lettera Enciclica sull'amore cristiano, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2006, n. 31, pag. 74).

Al di là delle belle parole e dei grandi discorsi, ai credenti in Gesù, il Beato Bonaventura da Potenza chiede anzitutto l'indispensabilità dell'ascolto di Dio per apprendere ad amare. Si tratta di una dinamica spirituale da cui non si può prescindere: il legame tra l'ascolto e l'amore è inscindibile per il cristiano. Ciascuno di noi nell'amare deve farsi prossimo ai poveri. E per quale motivo? Perché l'amore verso i fratelli è ritenuto il metro infallibile per verificare quello verso Dio. Dunque, ciò che conta non è sapere chi si deve amare, ma amare sempre e chiunque a partire dai più deboli. E' in questo orizzonte che l'apostolo Paolo può dire ai Romani: "Non abbiate alcun debito con nessuno se non quello di un amore vicendevole"(Rm 13,8). L'amore di cui abbiamo urgente bisogno, cioè quello evangelico, deve non solo aiutarci ad uscire da noi stessi ma deve essere riversato anche sui chi è nella miseria e nella necessità. Imitiamo Dio che per primo si è fatto prossimo all'uomo.

L'evento di grazia che tra non molto celebreremo, riguarda non solo i frati della Provincia religiosa di Napoli o l'Ordine dei Frati Conventuali in sé, ma l'intera Chiesa. Nello specifico si tratta di quella territorialmente rappresentata dalla Basilicata e dalla Campania. Infatti, per tale festosa ricorrenza, saranno qui a Ravello, proprio nel giorno in cui celebriamo il 3° Centenario della morte del Beato Bonaventura da Potenza, assieme a tanti sacerdoti, religiosi e laici, anche i Vescovi lucani e campani. Durante l'anno poi, ci saranno diverse e molteplici iniziative di carattere spirituale, pastorale e culturale, tutte tese a far comprendere che in un mondo che sta perdendo il cuore e la pietà, il Vangelo dell'amore continua a restare una grande garanzia e una grande difesa per i poveri.

Il Beato Bonaventura da Potenza, con il quale avremo modo di confrontarci a livello personale e comunitario durante l'anno giubilare, ci indichi lui stesso la strada giusta da percorrere per vivere da veri figli di Dio, da autentici discepoli di Cristo e da ferventi devoti di Maria. Con semplicità puramente francescana chiediamo al Signore di amare ciò che Egli ci comanda e di desiderare ciò che ci promette, perché fra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia».

Primi Appuntamenti di Ottobre

Tra i primi appuntamenti previsti nel mese di ottobre, in attesa di ricevere per intero tutto il programma celebrativo, mettiamo in evidenza questi eventi:

Mercoledì 12: Assemblea CIMP dei Parroci a Ravello in occasione del 3° Centenario della morte del Beato Bonaventura da Potenza.

Domenica 16: Pellegrinaggio dei Potentini per l'annuale accensione della lampada votiva al caro concittadino e beato Bonaventura da Potenza. + Esposizione della mostra vocazionale sulla storia e sulla figura del Beato.

dal 18 al 25: Ottavario di preghiera animato dalle foranie dell'Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni in preparazione alla solennità liturgica del Beato Bonaventura da Potenza.

Domenica 23: Giornata di ritiro spirituale a Ravello, in occasione del 3° Centenario della morte del Beato Bonaventura da Potenza, per gli Istituti femminili di Vita Consacrata presenti nell'Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni. Relatore: Fra Agnello Stoia, Vicario Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Napoli. Nel pomeriggio solenne celebrazione eucaristica presieduta da Dom Giordano Rota, Abate ed Amministratore apostolico della Santissima Trinità della Badia di Cava de' Tirreni

Mercoledì 26: Solennità liturgica del Beato Bonaventura da Potenza ed inizio dell'anno celebrativo del 3° Centenario della sua morte. La Santa Messa serale (ore 18,30) è presieduta dall'Arcivescovo di Napoli, Sua Em.za Rev.ma Crescenzio Sepe, ed è concelebrata dai Vescovi della Basilicata e della Campania insieme a numerosi sacerdoti e fedeli.

Cenni biografici

Antonio Carlo Gerardo Lavanga - che diventerà poi fra Bonaventura - nacque a Potenza, attuale capoluogo della Regione Basilicata, il 4 gennaio 1651, da una famiglia povera di beni materiali ma ricca di valori. A quindici anni lasciò i suoi cari e si recò nel convento di Nocera Inferiore (SA) dove il 4 ottobre 1666 vestì l'abito francescano tra i Frati Minori Conventuali. Sin dall'inizio del cammino religioso si distinse per l'austerità di vita, per l'obbedienza e per la totale abnegazione di sé. Compì gli studi nei conventi di Aversa, Maddaloni ed Amalfi. Prima di giungere nella divina Costiera fece tre anni di esperienza eremitica a Lapio (AV). Poi sotto la guida saggia e prudente, amorevole e paterna del Venerabile Domenico Girardelli, crebbe in lui il desiderio di essere santo, conformando la propria vita a Cristo Gesù, sommo ed eterno Sacerdote. Per questo motivo accolse con fede, su invito dei superiori del tempo, il dono del sacerdozio ministeriale, il 23 marzo 1672 nel Duomo di Amalfi. Fu assiduo nella predicazione della Parola di Dio ed instancabile nel ministero delle confessioni; si segnalò soprattutto per la sua carità nel confortare i carcerati ed i condannati a morte. Pur non essendo dotto, colpiva per la semplicità e per la profondità teologica della sua parola. Per la sua santità di vita, in nome dell'obbedienza, fu richiesto in diversi conventi della Provincia religiosa. Nonostante la sua riluttanza, nel 1703 fu nominato Maestro dei novizi a Nocera Inferiore. Dopo essere stato nei conventi di Giuliano, Capri, Ischia, fu destinato a Ravello, dove diede a tutti esempi di umiltà, di eroica obbedienza e di carità fraterna verso i poveri e i malati. Il 26 ottobre 1711, col nome di Maria sulle labbra, spirò serenamente. Il 26 novembre 1775 il Pontefice Pio VI lo proclamò Beato. A lui sono attribuiti numerosi prodigi. Vide l'anima della sorella salire in cielo, guarì un lebbroso. A Napoli, nel convento di Sant'Antonio a Porta Medina, il suo misticismo si manifestò con numerose elevazioni da terra. Si prodigò anche per gli appestati del Vomero (Napoli). Il suo corpo si venera nella chiesa di San Francesco di Assisi in Ravello.

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