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Chiesa

10 anni dopo

La morte non è la fine di tutto… chi si ferma è perduto!

Scritto da Nicola Amato (Redazione), domenica 22 marzo 2015 09:28:04

Ultimo aggiornamento lunedì 23 marzo 2015 11:43:50

di Nicola Amato

Ricorrono oggi dieci anni dalla scomparsa di Mons. Pantaleone Amato avvenuta il 22 marzo del 2005, martedì santo.

Per l'occasione, quale nipote ed esecutore di alcune sue volontà testamentarie, mi piace ricordare alcuni aspetti della vita di Don Pantaleone per rappresentare il nostro impegno sulla strada che egli stesso aveva tracciato.

Pochi giorni prima della risurrezione di Cristo, Don Pantaleone, già presagendo l'avvicinarsi al Padre celeste, aveva scritto il suo testamento spirituale nel messaggio pasquale che di li a qualche giorno sarebbe stato distribuito ai suoi parrocchiani.

"La vita di tutti noi dovrebbe essere una corsa verso l'Assoluto... Sulla strada che ci porta a Dio è necessario correre, così potremo scoprire quanto sia vuota la vita senza Dio...... Chi si ferma è perduto; chi dispera di trovare Dio nella propria vita, oggi, domani o sempre, forse non lo troverà mai".

Aveva anche scritto che " ...la morte non è la fine di tutto" perché chi crede in Gesù è meritevole della vita eterna.

La missione affidata a tutti noi è quella di cercare Dio non nelle cose materiali di questa terra, che non fanno altro che allontanarci dal messaggio evangelico, ma correre sulla via del bene ed essere testimoni, perché Gesù è veramente risorto ed è il primo di una immensa folla di figli di Dio, per cui la morte non è la fine di tutto.

Ecco gli insegnamenti indelebili che ci ha lasciato: correre sulla via del bene e alla ricerca di Dio, senza tener conto se si è giovani o vecchi, se è giorno o notte, se è mattino o sera, se da soli o in compagnia.

Ho voluto riportare questi passaggi e insegnamenti significativi della vita terrena di Don Pantaleone in cui egli parla della vita di ognuno di noi: una vita che si regge sul movimento, sul correre continuo e guai a fermarsi, perché chi si ferma è perduto!

"L'importante è che tutti ci sforziamo a rendere questo mondo sempre più bello e accogliente con la nostra fede, col nostro amore e con la nostra umiltà".

SEMPRE PRESENTE

Ma la corsa di Don Pantaleone non era solo spirituale. Se ripercorriamo col pensiero "La strada di Don Pantaleone" , ci accorgiamo che tutto ciò che circonda quanti vivono nella periferia di Ravello, dagli abitanti di San Cosma a quelli di Torello, alla comunità di San Pietro alla Costa, agli abitanti di Sambuco, parla di Don Pantaleone: le sue intraprendenti iniziative sono diventati dei monumenti pieni di vita, come la chiesa e la Casa Diocesana di Sambuco, la Casa del Pellegrino di San Cosma, le case per i cittadini sempre a San Cosma, la ristrutturazione delle chiese di Torello e San Pietro, e, su tutti, il nuovo Santuario, un monumento ricco di vita e di fede, nonchè la strada, quella rotabile, per alleviare il pellegrino che, ammalato, chiedeva il conforto dei Santi medici.

Don Pantaleone sia in vita che dopo la morte ha avuto sempre a cuore la sua Parrocchia di San Pietro alla Costa e San Michele Arcangelo di Torello, ma soprattutto il Santuario dei Santi Cosma e Damiano, suoi "compagni" in vita.

Nel testamento olografo, ha lasciato ogni suo avere alla Parrocchia, ai sacerdoti bisognosi e ai poveri, preoccupandosi di assicurare una dote per le necessità e il fabbisogno della Chiesa-Santuario di San Cosma e Damiano, lasciando allo stesso ogni suo avere, al fine di assicurare un sostegno economico ai suoi successori per continuare la sua opera.

Ne la "Voce del Santuario" del 1972, don Pantaleone scriveva: Un proverbio dice: chi si ferma è perduto. La vita è nel movimento. Quanti lavori sono stati intrapresi, eppure il traguardo non è ancora raggiunto. Per tutto quanto c'è la Provvidenza che tutto vede e a tutto provvede.

IL NUOVO CORSO

In questi anni, con il consenso dei sacerdoti che gli sono succeduti e dell'Arcidiocesi, abbiamo cercato di essere esecutori fedeli del mandato del nostro compianto parroco continuando la sua opera.

Questo spirito ha animato la realizzazione di diverse opere che tanto hanno giovato al Santuario (Ascensore, Casa di accoglienza, Piazzetta, adeguamento Santuario) e della Parrocchia (Cripta di San Pietro, chiesa di Torello).

Tuttavia, per rivendicare ciò che spettava al Santuario abbiamo anche osato... alzare la voce. Una voce che giammai ha voluto offendere chicchessia ma che era alimentata dalla passione e dall'amore verso i Santi Medici.

Una voce che alimentava la speranza. Una speranza che, sembra, stia trovando terreno fertile. Un miracolo, che, pian piano, ci porterà i doni sperati e la cenere cospargerà il nostro capo.

Parole per molti senza significato ma che danno, agli addetti ai lavori, il senso di un impegno a servizio della Chiesa di Cristo, e del Santuario, animati dall'amore che Don Pantaleone ci ha trasmesso affinchè il culto dei Santi fratelli continuasse ad essere alimentato e diffuso.

Il tempo e la Provvidenza ci saranno compagni nelle sfide future conseguenti alla definizione degli aspetti canonico - giuridici del Santuario.

Momento importante per le celebrazioni in suo ricordo, sarà la Giornata della Memoria attraverso la quale, il Comune di Ravello, nel maggio di quest'anno, ricorderà ai posteri il nostro amato parroco, scrivendo, in quella Piazza, a perenne ricordo, il nome di Mons. Pantaleone Amato e, attraverso le scuole, ricordarne la presenza terrena.

IL MUSEO PARROCCHIALE

A conclusione di questo ricordo su Don Pantaleone vorrei trasmettere un appello alle Associazioni e alle persone di cultura di Ravello a realizzare quel desiderio che tanto ha tenuto in apprensione la nostra Parrocchia.

Ne ‘La Voce del Santuario' del 2004 Don Pantaleone ci ha appassionati con la querelle epistolare intrapresa con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Salerno per la restituzione di due dipinti del XVI secolo appartenenti alla chiesa di San Michele Arcangelo di Torello: una tavola raffigurante la Madonna con Bambino e Santi e una predella con le immagini di Santi Agostiniani.

Solo verso la fine di novembre 2004 la Soprintendenza, dopo copiosa corrispondenza, comunicò il proprio nulla osta al trasferimento delle opere, al momento conservate nel Duomo di Ravello, a condizione che venissero adottate adeguate misure di sicurezza e fossero sistemate nella chiesa di provenienza che era quella di San Michele Arcangelo di Torello.

La morte improvvisa e i tanti rinvii delle autorità culturali non hanno permesso che tale ultimo desiderio di Don Pantaleone si realizzasse.

Negli ultimi giorni ripeteva continuamente che bisognava fare ogni sforzo per creare un museo parrocchiale, ma in caso contrario assicurare comunque che i dipinti ritornassero alla Parrocchia.

Gli interventi prescritti dall'ente statale sono stati realizzati e negli ultimi anni, a cura dei membri del Comitato, si è provveduto a ristrutturare la chiesa, dotandola anche di impianti di allarme e di porte speciali.

La chiesa di San Michele Arcangelo, come era già stato ipotizzato qualche anno fa, potrebbe diventare sicuramente la sede ideale per la creazione di un Museo parrocchiale, deputato alla conservazione permanente delle opere che già contiene, di quelle che gli appartengono, ma che attualmente si conservano nel Duomo (nn.4), dei diversi reliquiari e oggetti liturgici custoditi anche nelle altre chiese parrocchiali.

Una chiesa-museo, memoria della fede, da tenere sempre aperta al pubblico, sensibilizzando all'amore per l'arte e per la conoscenza della storia i giovani e le tante persone sensibili alle tematiche culturali. Si creerebbero così occasioni di impegno, attraverso la fruizione e la valorizzazione di uno dei luoghi di culto più antichi di Ravello.

Noi ci siamo impegnati a continuare l'opera di Don Pantaleone, lo facciamo volontariamente perché ci crediamo, con spirito di servizio e di fede, non senza sacrificio, senza mai fermarci, nella certezza che le future generazioni sapranno cogliere quest'impegno e saranno motivati nel continuare l'infaticabile testimonianza di vita dell'antico parroco di San Cosma, a servizio della Chiesa, di Ravello e degli uomini.

Ad oggi vorremmo che Don Pantaleone ci sorridesse da lassù per trasmetterci la certezza che la morte non sia la fine di tutto!

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